ALITALIA COME PARMALAT

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

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Rumors molto insistenti. Rocco Sabelli, amministratore delegato della compagnia aerea italiana, starebbe per lasciare la cloche di comando. Un annuncio eclatante per il manager che ha traghettato l’azienda nei primi due anni di privatizzazione.

Era il 13 gennaio 2009 quando dalle ceneri della vecchia Alitalia, ricominciava a volare il nuovo vettore. Il periodo era uno dei più difficili, vista la recessione globale e le difficoltà presenti nel settore del trasporto aereo.

Gli azionisti della nuova compagnia non avevano una grande esperienza nel settore aereo e l’unico socio, nonché partner industriale, era Air France-KLM, la stessa azienda che era stata rifiutata nell’aprile 2008 come acquirente di Alitalia. A distanza di due anni l’azionariato non è cambiato e i francesi continuano ad essere i primi azionisti.

ad-alitalia-rocco-sabelli.jpgRocco Sabelli ha modificato la mentalità aziendale, anche se i risultati sono stati molto complicati.
Nel corso dei primi due anni l’azienda ha perso oltre mezzo miliardo di euro.

Queste perdite sono arrivate nonostante il Governo abbia fatto di tutto per favorire la nuova compagnia. Addirittura si modificò la normativa Antitrust per permettere il monopolio su molte rotte domestiche in modo da aumentare i profitti della compagnia..

La debolezza di Alitalia tuttavia risiedeva nel ‘Piano Fenice’, che aveva una visione troppo da compagnia regionale e tagliava le rotte intercontinentali, quelle più profittevoli. Questa strategia è cambiata solo in parte, anche perché gli aerei a lungo raggio sono anche i più costosi.

Nel 2011 era previsto il pareggio operativo, ma tale risultato non sarà facile da raggiungere, visto l’alto prezzo del petrolio e l’aggressività dei concorrenti nel mercato italiano.

Alitalia infatti rischia proprio nel 2011 di perdere la leadership sul nostro mercato a favore della low cost Ryanair. La compagnia irlandese ha superato il 20 per cento della market share lo scorso anno e continua a crescere.

Rocco Sabelli ha dunque cambiato la mentalità dell’azienda, ma si è reso conto che l’alleanza con i francesi è necessaria. L’entrata nella joint-venture con AirFrance-KLM e Delta nelle rotte transatlantiche si muove proprio in questa direzione.

La compagnia ha trasportato poco più di 23 milioni di passeggeri nel 2010, contro gli oltre i 70 milioni di Ryanair o del partner AirFrance o i 90 milioni del gruppo Lufthansa.

Alla politica può non piacere far ‘cadere’ Alitalia nelle mani dei francesi, visti anche i problemi negli ultimi tempi con i cugini transalpini (Edison o Lactalis solo per fare due esempi), ma sembra inevitabile il confluire di Alitalia in AirFrance. Un’Alitalia stand-alone è tuttavia impossibile da immaginare anche nel medio periodo.

Roberto Colaninno, presidente della compagnia, nonché uno deiAlitalia_Colaninno.jpg principali azionisti continua a ripetere che AirFrance non salirà oltre il 25 per cento delle azioni che già possiede.
La tensione è quindi forte, con le esigenze di mercato da una parte e le esigenze politiche dall’altra parte.

E proprio questa tensione potrebbe essere risolta nei peggiori dei modi. Le difficoltà odierne di Meridiana-Eurofly fanno temere un intervento di Cassa Depositi e Prestiti in una possibile fusione tra quest’ultima compagnia e Alitalia.

Una ri-nazionalizzazione della compagnia aerea non sembra più impossibile, visto il ‘decreto Parmalat‘. Cassa Depositi e Prestiti potrebbe far evitare il ‘mercato’ ad Alitalia e salvare la politica dell’imbarazzo di una scalata francese anche nel trasporto aereo.

Basta dichiarare d’interesse nazionale il trasporto aereo, così come è successo per il latte.

E se i latticini sono d’interesse nazionale, perché non lo può essere il settore aereo?

fonte: Andrea Giuricin

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