ANONYMUS MESSICO DENUNCIA LA COLLUSIONE TRA POLITICI, POLIZIA E CRIMINALI - SEQUESTRATO UN AKTIVISTA
Che cosa accomuna un’agenzia d’intelligence privata che si occupa di analisi del rischio nei Paesi violenti, un cartello della droga messicano e un gruppo internazionale di hacker anarchici?
No, non è un indovinello, ma la domanda che si cela dietro all’ultima campagna di Anonymous, un collettivo di hacker autodefinitosi “hacktivisti” diventato famoso per gli attacchi a Paypal, Mastercard e Amazon in seguito al blocco dei conti di Wikileaks avvenuto dopo l’arresto del suo leader, Julian Assange. Ma questa è un’altra storia. Noi dobbiamo fare un passo indietro.
Siamo nelle strade polverose di Veracruz, città portuale affacciata sul Golfo del Messico ed importante snodo commerciale. Qui le rotte marittime si intersecano con quelle terrestri, collegando il mare con il nord e gli
Stati Uniti. La città, un tempo famosa per essere il porto dal quale partivano le gemme e l’oro del Nuovo Mondo alla volta della Spagna, negli ultimi mesi è stata teatro di aspri scontri tra i due maggiori gruppi criminali operanti in Messico: Los Zetas e il cartello di Sinaloa. E alle gemme e all’oro, nei traffici da Veracruz, si è sostituita una merce altrettanto preziosa: la cocaina.
L’organizzazione criminale predominante in città, Los Zetas, è stata posta sotto scacco dall’offensiva del cartello rivale di Sinaloa, con l’obiettivo di prendere il controllo del porto e dei traffici che passano sulle sue banchine. Negli ultimi 6 mesi gli scontri hanno causato un’impennata delle violenze in città, talmente elevata da costringere il governo federale messicano ad inviare la marina e l’esercito per cercare di riportare la
situazione alla normalità.
In un contesto già di per sé surriscaldato, ad alimentare lo sdegno della popolazione civile ci ha pensato la notizia della collusione della polizia statale con gli Zetas.
Quest’ultimo elemento ha indotto Anonymous Messico ad intervenire direttamente con l’operazione denominata Paperstorm, ovvero la distribuzione tra le strade di Veracruz di volantini e pamphlet di denuncia
della collusione tra politici, polizia e criminali. Marciando sul sentimento anti-statale serpeggiante tra la popolazione, Anonymous ha raccolto parecchi consensi e attenzioni, comprese quelle non troppo raccomandabili dei narcos. Tanto che un hacktivista di Anonymous è stato sequestrato i primi giorni di ottobre dello scorso anno: la rivendicazione del rapimento è arrivata proprio dai Los Zetas.
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La risposta degli hacker non si è fatta attendere. In un video caricato su youtube, il collettivo di hacktivisti ha preteso “la liberazione del sequestrato”, minacciando come ritorsione la pubblicazione dei nomi di
“giornalisti, poliziotti ed autisti” al soldo del cartello della droga. La data scelta come termine ultimo per il rilascio è altamente simbolica: il 5 novembre, lo stesso giorno del 1655 in cui venne scoperta e sventata la
congiura di Guy Fawkes, divenuto simbolo di Anonymous dopo il successo del film V per Vendetta. Aveva inizio la #OpCartel.
Nonostante il carattere sensazionalista dell’inedito scontro tra un gruppo di hacker ed un’organizzazione criminale, la notizia non riceve una degna copertura mediatica, almeno fino a quando Stratfor, think tank strategico americano per antonomasia, non pubblica un articolo in cui evidenzia l’avventatezza della scelta di Anonymous. L’autore dell’articolo adduce almeno due motivazioni per le quali il gruppo di hacker dovrebbe essere perlomeno preoccupato.
In primo luogo per la capacità degli Zetas di uccidere persone innocenti, indiscriminatamente, facendole passare per attivisti di Anonymous. Morti innocenti sulle coscienze del gruppo di hacker.
Il secondo motivo ha un potere di convincimento più elevato. Partendo dal
presupposto che un gruppo criminale organizzato moderno – come sono i Los Zetas – non può prescindere dalla conoscenza informatica (basti pensare al lavaggio e alla gestione di milioni di dollari nelle banche d’investimento americane), è ragionevole pensare che gli esperti informatici collegati al gruppo criminale siano in grado di rintracciare gli
hacktivisti. Quindi, perlomeno gli hacker messicani, sono esposti ad un rischio concreto di visita dei narcos.
D’altronde gli Zetas hanno dimostrato di essere in grado di rintracciare coloro che forniscono informazioni sensibili sulle attività criminali, pensandosi al sicuro tra le maglie della rete. A Nuevo Laredo, nel settembre del 2011, sono stati ben due i ritrovamenti di attivisti informatici fatti scomparire dal gruppo criminale.
Il 13 dello stesso mese, una coppia di blogger è stata ritrovata impiccata sotto un cavalcavia dell’autostrada che conduce all’aeroporto cittadino. Il 24 è stata la volta di una giornalista ritrovata decapitata sotto la statua di Colombo, nel centro cittadino. In entrambi i casi, accanto ai corpi sono stati ritrovati dei messaggi con espliciti riferimenti all’attività su internet delle vittime, recanti la Z come firma.
Dopo la pubblicazione dell’articolo di Stratfor, la notizia si è sparsa in rete e sui mezzi d’informazione, aprendo un pubblico dibattito anche all’interno della comunità di Anonymous. Gli Zetas, dal canto loro, hanno fatto sapere che avrebbero scovato ed ucciso tutti coloro che avessero preso parte all’operazione, rilanciando qualche giorno dopo: per ogni nome rivelato avrebbero ammazzato dieci persone.
Anche all’interno di Anonymous, e specialmente nella comunità messicana di hacker, è sorta più di una perplessità riguardante l’opportunità di continuare una lotta con il cartello degli Zetas. Ad alcune azioni, come l’oscuramento del sito dell’ex ministro della giustizia dello Stato di Veracruz – Gustavo Rosario – accusato di essere uno Zeta, hanno fatto seguito alcuni allontanamenti dalla #OpCartel, che è stata ufficialmente sospesa verso la fine di ottobre 2011. A questa decisione vi hanno aderito la maggior parte degli hacker, convinti anche dalla notizia della liberazione dell’attivista sequestrato a Veracruz.
Fine della storia? Un gruppo di hacker-anarchici, moderni cyber-idealisti salvati da un articolo di un think tank di realisti vecchio stampo e collusi con i governi di mezzo mondo? Non proprio.
La notte del 24 dicembre scorso, Anonymous ha deciso di fare un bel regalo natalizio a Stratfor. Ha violato il suo sito internet ed è entrata in possesso dei dati dei suoi iscritti e, forse, anche di studi strategici elaborati dallo stesso think tank. Il collettivo di hacker ha dichiarato di aver usato i dati delle carte di credito degli iscritti di Stratfor per fare donazioni – di milioni di dollari – ad enti benefici sparsi per il globo.
Il sito del think tank non è ancora stato ripristinato e non è ancora stata data la notizia ufficiale dell’entità dei dati sottratti dai server di Stratfor. La gratitudine non è di questo mondo.
di Alfonso Fasano
Photo Credit: alancleaver_2000