BANCHE. - TORNANO I TEMPI BUI DELLA CRISI?

Pubblicato il da tommasoliguori50

Wall Street, ripartono i maxi-licenziamenti

                                                                                                      ragazzo con scatolone GRANDE
Repubblica.it
dal blog di Federico Rampini
In 6.000 hanno perso il posto alla Bank of America e altri 10.000 dovranno seguirli entro fine anno.

L’ecatombe è perfino più pesante alla Hsbc che ha licenziato 5.000 dipendenti ma porterà a 25.000 le partenze l’anno prossimo.

Wells Fargo solo nel settore mutui-casa ha dato il benservito a 2.000 impiegati.

Le sedi americane delle grandi banche svizzere non sono da meno: 3.500 licenziamenti alla Ubs, 2.000 al Credit Suisse.

E’ un bolletino di guerra quello che si abbatte su Wall Street in questi giorni.

Sembra quasi di essere tornati ai tempi più bui della crisi, il periodo 2008-2009 in cui la City finanziaria di Manhattan divenne un simbolico Ground Zero anche per il disastro occupazionale.

Altre banche finora hanno mantenuto più discrezione sul numero dei licenziamenti in arrivo (Goldman Sachs, Barclays, Lloyds, Bank of New York Mellon, Abn Amro, State Street) ma le perdite di posti di lavoro raggiungeranno molte decine di migliaia.

La ricaduta non era stata prevista.

Anzi, nel 2010 era soffiato un venticello di euforìa, che aveva portato le banche Usa a -buy-sell.jpgriaprire le assunzioni.

E’ durato poco.

Dietro l’ondata di massicci licenziamenti in corso ci sono diverse cause. L’effetto-droga degli aiuti di Stato (i fondi Tarp) è svanito definitivamente proprio quando sull’economia americana incombe la minaccia di una seconda recessione.

La debolezza dell’economia reale si riflette sulla domanda di credito.

I consumatori stanno stringendo la cinghia, il tasso di risparmio delle famiglie è in salita, una quota crescente del reddito disponibile viene destinata a estinguere i debiti per correggere gli eccessi del passato.

La propensione al risparmio degli americani, precipitata a zero nel 2007, è già risalita oltre il 5%.

Pessima notizia per le banche, perché non tira la domanda di mutui-immobiliari, prestiti personali, credito al consumo, nonché l’uso dello scoperto sulle carte di credito, tutte fonti determinanti nel rimpinguare i bilanci bancari.

E se i consumatori tirano i remi in barca, di riflesso le imprese industriali e di servizi restano caute nei loro progetti di investimento: un’altra fonte di domanda di credito grafici-e-banconote.jpgche langue.

La politica monetaria della Federal Reserve non aiuta.

Per tentare di rilanciare la crescita, la banca centrale ha prolungato a dismisura (fino al 2013) la politica del tasso zero, ma così facendo riduce ai minimi termini anche i tassi sui mutui e altri fidi bancari.

Le aziende di credito fanno il possibile per rivalersi sui consumatori: insieme coi licenziamenti, è partita una raffica di aumenti nelle commissioni e balzelli di ogni tipo. Non solo i depositi non rendono niente, ma ormai costano sempre di più: fino a 30 dollari al mese da Wells Fargo, mentre altre banche ora impongono 5 dollari al mese solo per l’uso della carta bancomat.

Wall Street non esita ad attribuire al governo le sue disgrazie: fra le lamentele ricorrenti, i banchieri sostengono che la caduta dei loro profitti (tornati ai livelli del 2004) è accentuata dalle nuove regole finanziarie imposte dall’Amministrazione Obama con la legge Dodd-Frank.

In realtà quelle regole – che hanno imposto accantonamenti prudenziali nelle riserve – le stanno proteggendo da guai peggiori.

ragazza-con-scaatolone.jpgLe loro consorelle europee infatti finiscono di nuovo nella bufera proprio perché non hanno ricapitalizzato altrettanto.

E’ questo l’allarme lanciato da Christine Lagarde, la direttrice del Fondo monetario internazionale.

Le ha dato ragione l’authority europea per la vigilanza bancaria, Eba, denunciando un’insufficiente trasparenza dei bilanci bancari nel calcolare le perdite sul debito pubblico greco.

E ora l’Eba chiede che il fondo salva-Stati possa salvare direttamente anche le banche più deboli, diventandone l’azionista.

 

FEDERICO RAMPINI

http://rampini.blogautore.repubblica.it/2011/09/01/wall-street-ripartono-i-maxi-licenziamenti/


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