DEBITO USA. - L'ACCORDO NON SI TROVA!!!
Conto alla rovescia per il debito Usa: lunedì l’Armageddon sui mercati?
La repubblica.it
dal Blog di Federico Rampini
“L’incertezza è ai massimi, il rischio di downgrading degli Usa è aumentato, preparativi frenetici per fronteggiare lo scenario di un fallimento del negoziato”.
Così il Wall Street Journal riassume la situazione dopo la rottura del dialogo Obama-repubblicani sul debito pubblico, aggiungendo che “la minaccia di una rivolta interna ai due partiti ha fatto deragliare l’accordo.
E’ in questo quadro che oggi alle 11 locali (17 italiane) Obama tenta l’ultima carta.
Ma la convocazione alla Casa Bianca dei quattro leader parlamentari democratici e
repubblicani è un gesto ambivalente: in parte rappresenta l’estremo tentativo di rilanciare un dialogo bipartisan per tagli al deficit, in parte è teatro politico per dire alla nazione “io, presidente, metto il Congresso davanti alle sue responsabilità”.
I repubblicani intanto continuano a spingere Obama verso un’altra opzione: che alzi il tetto del debito lui, per evitare il default, e loro non glielo impediranno.
Un modo per preservare la “purezza” del partito anti-tasse che non vuole sporcarsi le mani firmando qualsiasi accordo, ma Obama sostiene che questa opzione è anticostituzionale. E il Wall Street Journal rivela: ormai assicurarsi per il default degli Usa costa più caro che sui junk-bond dell’Indonesia.
Il Washington Post mette sul suo sito l’orologio del conto alla rovescia, con i secondo i minuti e le ore che scivolano verso la data del 2 agosto.
Ma la Fed e il Tesoro sostengono che la vera data limite è lunedì: una soluzione in extremis il 2 agosto arriverebbe troppo tardi, non ci sarebbe più spazio tecnicamente per riavviare le emissioni di titoli pubblici per garantire la continuità dei pagamenti federali a debitori esteri, pensionati, soldati.
“Il partito che non sa dire sì” è il duro commento del New York Times sui repubblicani, e in effetti questa vicenda è stata anche un test della disunione, il presidente della Camera John Boehner (nella foto) ha dovuto ritirarsi dal negoziato perché la sua ala destra non lo avrebbe mai seguito.
Si fermano tutti i cantieri negli aeroporti americani.
E’ un pezzo di economia che già vive i primi effetti di una cessazione dei pagamenti statali.
La Federal Aviation Authority ha smesso per prima di pagare fornitori e ditte in appalto.
Per ora riesce a garantire l’attività dei controllori di volo e quindi i passeggeri non dovrebbero accorgersene subito, ma 4.000 dipendenti sono stati mandati a casa.
Neanche l’Eurozona deve illudersi di avere superato l’emergenza-default: la crisi è stata solo rinviata.
Lo sostiene uno studio del Peterson International Institute: anche con le ultime misure il debito greco resta insostenibile, il sollievo iniziale non durerà, presto i mercati
torneranno a sfiduciare Grecia e altri. Stesso tono scettico sul Wall Street Journal che si chiede: davvero l’Eurozona ha gli strumenti per arrestare il contagio prima che arrivi nel suo “nocciolo duro” (cioè l’talia) ?
In 28 Stati Usa su 50 la disoccupazione risale implacabile.
E’ l’altra faccia di questa crisi, quella che Paul Krugman ha battezzato Lesser Depression (la
Depressione Minore, per distinguerla dalla Grande degli anni Trenta): l’ossessione per i tagli al deficit fa sì che la politica economica sia diventata iper-restrittiva, contribuisce a deprimere la crescita.
E se per effetto di questo stallo sul debito i tassi dovessero crescere anche solo di mezzo punto, se ne andrebbero altri 600.000 posti di lavoro.
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debito-usa-lunedi-larmageddon-sui-mercati/
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