DONNE : LA COSCIENZA CIVILE DELLA NAZIONE.
«Saremo una rete nel Paese»
TAGLIO BASSO di Daniela Preziosi
da Il Manifesto
Nelle intenzioni l'idea era di organizzare un momento «per confrontarci, per capire come
andare avanti, e anche dove vogliamo andare», spiega Francesca Caferri.
«Ma è bastato far girare l'appello e le adesioni sono state subito moltissime.
Significa che non è vero che siamo sparite, il bisogno di parlare e farsi sentire non si è affatto assopito.
Qui a Siena saremo in tante, non sarà facile ascoltarsi. Ma ce la faremo».
Francesca fa la giornalista, ha il pancione e un gran buon umore.
È una delle volontarie dell'ufficio stampa di 'Se non ora quando'.
Le chiami e sono affogate nell'organizzazione, ma lo stile di tutte, le donne di 'Snoq', è attento, curato ovvero femminile, un'aria commovente anni 70 ma con gli agi di internet.
Gli alberghi sono strapieni, e allora sul sito fioccano le offerte di divani e posti letto.
Fra le indicazioni logistiche c'è «portarsi un cappellino, la piazza è all'ombra dalle 3 del pomeriggio».
Il secondo incontro delle donne del 13 febbraio, che fu una delle prime insorgenze della primavera italiana, si sta trasformando per forza di cose in una nuova manifestazione.
Male non farà.
Intanto l'appuntamento dal complesso di Santa Maria della Scala è spostato alla piazza del Duomo.
Al momento i comitati dalle città sono più di centoventi, altrettante le associazioni, ma le singole, la vera anima di questo movimento, non si possono contare.
Tantissime soprattutto le giovani, e le precarie, fra le più determinate sin dall'inizio ad evitare di trasformare le ragazze dell'Olgettina (eravamo in quella fase dell'infinito sex-gate del presidente del consiglio) in un bersaglio, e la rivendicazione della «dignità delle donne» di quella piazza in moralismo di ritorno.
«Ci confronteremo, questo movimento non è un monolite, noi in quei giorni abbiamo manifestato sulla base di un appello diverso», racconta Carla Fronteddu, 26 anni, un dottorato in filosofia politica a Siena sugli «effetti del discorso medico sulla soggettività femminile». Tant'è che «qui abbiamo preferito chiamarci 'le donne del 13 febbraio'».
Una mailing list di 200 nomi, una ventina di instancabili attiviste.
Nella loro città si votava e quindi hanno subito sperimentato il rapporto con la politica. «Positivo, alla fine.
Abbiamo incontrato tutti i candidati,quelli erano un po' distratti.
Ma le donne, di tutti i partiti, ci hanno ascoltato.
Sembrano intenzionate a costruire un'alleanza trasversale».
Torneremo più avanti a chiedere come cammina questa relazione con la politica.
Che resta uno dei nodi del discorso. La costruzione «in autonomia e trasparenza», dice l'appello, di «un paese per donne».
Di una «rete», ripetono in molte, capace di farsi ascoltare, capace di riscrivere l'agenda delle priorità del paese.
Certo all'orizzonte non c'è un partito.
Le donne di partito ci sono (attese Perina, Buongiorno, Turco, Bindi), e anche gli appetiti della politica, non necessariamente loro tramite.
Berlusconi sta ancora al suo posto, ma la campagna elettorale è iniziata e da mesi il comitato ci fa i conti.
C'è anche una donna di sindacato, Susanna Camusso, reduce da un duro scontro interno alla Cgil per la firma dell'accordo sulle regole contrattuali.
I diritti e il lavoro saranno il centro del confronto, quindi l'accoglienza del suo discorso sarà una delle cifre per leggere il futuro cammino di questo movimento.
I lavori si aprono sabato con la proiezione di un video e l'intervento del comitato nazionale, poi l'economista Tindara Addabbo, Linda Sabbadini dell'Istat e Sabina Castelfranco della Stampa estera.
Nel pomeriggio riattaccano i comitati.
Le decisioni si prenderanno domenica: il busillis è come andare avanti, come strutturare la «rete».
Conclude la regista Cristina Comencini, da sempre front-woman del movimento.
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