E SE AVESSE RAGIONE WEININGER? di Alberto Ravizzoli.
E SE AVESSE RAGIONE WEININGER?
La cronaca di questi ultimi tempi, quasi totalmente assorbita dagli scandali sessuali che coinvolgono il Presidente del Consiglio, ripropongono l´attualitá dell´opera prima (e peraltro unica) di colui che é stato una delle figure intellettuali (controverse) piú influenti dei primi decenni del novecento, addirittura (si dice) menzionato da Hitler come “l´unico ebreo decente, ma anche lui si é ammazzato”.
Parliamo di Otto Weininger, morto suicida a soli 23 anni, nel 1905,
due anni dopo la pubblicazione della sua opera “ Sesso e Carattere”, presentato come uno studio filosofico sulla sessualitá.
Molto poco si parla di lui, a causa delle sue tendenze sessiste, antisemite e razziali (Weininger era ebreo!), eppure anche i suoi piú feroci oppositori (ivi compreso Freud), ammettono in lui un talento straordinario.
Weininger inspiró Robert Musil e Herman Broch, James Joyce attinse a lui nella stesura di “Ulysse”, si puó rintracciare il suo pensiero nelle opere di Lacan e Heidegger.
Piú di ogni altro ha influenzato la cultura italiana (eccezion fatta per Freud e Nietzsche), segnando profondamente le opere di Saba e Svevo, dei Fratelli De Chirico, di Giacomo Debenedetti (solo per citarne alcuni).
Siamo nella Vienna a cavallo tra due secoli: Von Sacher-Masoch elabora le sue teorie su piacere e sofferenza, Klimt ritrae e fissa nel tempo delle sue tele l´erotismo, Frank Wederkind crea il personaggio di Lulú.
E Otto Weininger pubblica il suo ”sesso e carattere”, dividendo il tutto in
un principo maschile razionale e positivo, in opposizione ad un principio femminile incapace di attenersi a principi etici e giuridici.
Sono anni di grande fermento, dove il sesso, in tutte le sue forme ed espressioni, invade ogni ambito: giornali, salotti, letteratura e scienze.
Weininger odia le donne, odia gli ebrei, odia tutto cio che viene meno alla mascolinitá; molte delle sue affermazioni non possono essere prese sul serio, ma questo straordinario pensatore (non dimentichiamo che ha scritto la sua opera a soli 21 anni!), offre una chiave di lettura completamente diversa dell´essere umano e della realtá che lo circonda.
Che forse ci puó “aiutare” a capire il perché degli accadimenti di questi giorni.
Per Weininger l´amore é in contraddizione col desiderio sessuale.
Se amo non desidero, e se desidero non amo.
Aggiunge che l´amore si accende quando l´amata é lontana, viceversa
il desiderio sessuale si accende solo con la vicinanza física.
La contraddizione di Bataille: “o bruceremo del desiderio o ci spegneremo una volta soddisfatto il desiderio”.
L´uomo come pura forma e soggetto, la donna come materia ed oggetto. La vera unione sessuale puó avvenire solo tra un maschio assoluto ed una femmina assoluta.
Ma questa forte attrazione sessuale é collegata ad una scarsa comprensione incrociata dei due generi:
piú femminilitá possiederá una donna e meno capirá un uomo, cosi come piú un uomo sará mascolino e meno capirá le donne.
Questo acume weiningeriano spiegherebbe perché gli uomini vogliono le mogli a letto in pigiama e le amanti a letto con calze e giarrettiere.
Questo assoluto concetto di conoscenza approfondita delle differenti caratterizzazioni psicologiche é esplorato da Weininger per definire il genio (ma nel far questo in realtá allude alle qualitá positive della schizofrenia!), che non é solo un essere dotato ma é un uomo che scopre molti “altri” in se stesso.
Il genio ha dentro di sé non solo la personalitá che sta stringendo, ma anche il suo opposto.
Dualitá necessária per l´osservazione e la comprensione.
Il dinamismo dialettico del genio gli permette di esplorare differenti punti
di vista mentre simultaneamente esamina prospettive diverse e i loro antagonismi.
Per questo Weininger sostiene che il genio é esposto alle “passioni piú strane” e agli istinti piú “ripugnanti”.
Sí insomma il genio desidera la donna “porca”!
Nella visione weiningeriana la donna risulta assolutamente plasmabile ai voleri dell´uomo, in quanto manca di una propria forma definita, di un io cosciente e coerente, di un rispetto di sé che la rendano soggetto attivo di pensiero.
Le donne si possono liberare, e quindi emancipare, solo se ricondotte alla propria natura di indistinta sessualitá.
Quindi donna senza anima, ma solo corpo!
Se rileggiamo le centinaia di conversazioni telefoniche riportate sui giornali, tra il Presidente del Consiglio e i suoi “fornitori”, le dichiarazioni a difesa degli atteggiamenti e gusti sessuali del Capo del Governo, non tornano di incredibile attualitá le tesi di Otto Weininger?
Le sue teorie furono sbandierate dai sostenitori del divieto di estensione del diritto di voto alle donne, da coloro che celebravano il rito di iniziazione sessuale nelle case di tolleranza.
Il misógino, reazionario, antisemita (i suoi “tipi” verranno riutilizzati negli anni 30 per delineare i protocolli dell´antropobiologia per identificare la “razza psicologica” ebraica!) Weininger fu l´indiretto ispiratore di una pubblicistica creata 100 anni fa per far collassare i governi borghesi nella
confusione política, nell´acutizzarsi degli scontri di classe e negli odi razziali.
Se cosi fosse, cioé se i paradigmi ideologici di Weininger, si possono ritrovare nell´attuale situazione che vede coinvolto il governo (e non solo la sua massima espressione), allora significa che siamo tornati indietro nel tempo di 100 anni.
Che ci ritroviamo, proprio per questa considerazione della donna come “materia ed oggetto” non in un paese per cittadini, ma per sudditi.
Il problema non é solo e squisitamente morale, ma anche e soprattutto político.
Di tutta la classe política.
Ai tempi della prima Repubblica lo scandalo sessuale era usato come
deterrente: in potenza, mai in atto.
Il consociativismo fra maggioranza democristiana ed opposizione comunista, dettava le regole per una condotta cavalleresca della lotta política.
Nessuno dei due fronti voleva effettivamente rompere con l´altro, e si manteneva una decenza formale che risparmiava le istituzioni dalle conseguenze che una campagna scandalistica incrociata avrebbe potuto causare.
Altri tempi, altro senso di responsabilitá di una classe dirigente e giornalistica che non trascinava nel fango l´intero sistema istituzionale per abbattere l´avversario político.
Alla fine nessun problema sessuale ha mai fatto cadere un governo.
Il potere cade perché debole, non perché vizioso, corrotto o iníquo.
Tutt´al piú lo scandalo sessuale fa parte delle armi da usare nello scontro.
Il problema quindi é un problema di debolezza, del capo del governo, che non ha mai voluto veramente governare, ma ha sovvertito il famoso detto siciliano: ”meglio comandare che fottere”.
Chi comanda deve dare prova di auto-controllo, ed il sesso é il símbolo delle passioni sfrenate.
Chi non lo sa controllare, chi non da prova di auto-controllo, non puó meritare la fiducia dei cittadini.
La política rimane lo spazio del sacro; la liberazione sessuale vale per
l´uomo comune.
Colui che ha la pretesa di comandare, deve simbolicamente rinunciare al sesso.
I simboli contano, ed in una societá dove la pornografia é sempre piú libera, dove assistiamo ad una sessualizzazione delle immagini pubblicitarie e cinematografiche, il sesso sará al tempo stsso sempre piú libero e sempre piú controllato.
Ed il político é sempre piú controllato e meno libero.
Il capo del governo non é caduto sui fatti, ma sui modi e le parole.
Ed in questo senso anche tutti noi dobbiamo stare attenti, perché alla fine le conversazioni cosí sboccate e aperte di Berlusconi fanno parte del corredo culturale di tutti noi e noi tutti dobbiamo liberarcene.
Alberto Ravizzoli
Rif.Bibliografici
Sesso e carattere, Otto Weninger, Ed.Mediterranee, 1992.
The wandering who?, Gilad Atzmon, Ed.Zero Book, 2011
Il porno di massa, P. Adamo, Raffaello Cortina, 2004
L'amore è un dio. Il sesso e la polis, di E. Cantarella - Feltrinelli, Milano, 2007
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