FILM -TV : "ANGEL HEART" IRIS, 2° febbraio ore 21,00 - Un film di Alan Parker. Con Mickey Rourke, Charlotte Rampling, Robert De Niro, Pruitt Taylor Vince, Lisa Bonet. 1987 - Drammatico -

Pubblicato il da tommasoliguori50


Angel Heart - Ascensore per l'infernoverticale-locandina-copia-9.jpg

Un’inesorabile e spietata discesa agli inferi

Manuel Paolino    
 
Un film di Alan Parker. Con Mickey Rourke, Charlotte Rampling, Robert De Niro, Pruitt Taylor Vince, Lisa Bonet. 1987 - Drammatico -
New York, 1955. Harold Angel è uno scalcinato investigatore privato. Un inquietante personaggio gli commissiona un’indagine molto particolare: scoprire se Johnny Favourite, cantante ricoverato anni prima in ospedale e sofferente di una grave amnesia, sia vivo o morto.
La pellicola, scritta e diretta da Alan Parker, si basa su un racconto di William Hjortsberg. Le sfumature cupe e le dinamiche classiche del noir sono i toni scelti dal regista per questa detection-story al limite fra thriller e horror. Mickey Rourke, con le sue cicatrici, l’aria trascurata, la sigaretta sempre accesa, lascia di sé una traccia splendente e maledetta, sorniona e sfatta. Impossibile da dimenticare nel film, e nell’immaginario del cinema. Come memorabile è Lisa Bonet nel ruolo di Epiphany Proudfoot.
Da Brooklin ad Harlem, fino a New Orleans, mentre la storia si intasa di mistero, ci si imbatte in inquadrature capaci di evocare grandi suggestioni: il campo lungo dove Angel si intrattiene a parlare sulla spiaggia ne è un esempio. Una boccata d’ossigeno, in un percorso filmico e narrativo in cui anche il sesso è intriso di sangue. E il montaggio, in alcune sue parti, come durante la ritmata sequenza del sacrificio voodoo, assume la natura di una 1-copia-31.jpgfrenetica danza. Per diventare addirittura traumatico nella scena della stanza d’albergo dove, il tempo, appare fermarsi. E consumarsi in maniera selvaggia e surreale.
Una discesa ripida quindi, in cui si cammina, al buio, accompagnati da visioni di morte, reminescenze frammentarie, attenti a dove mettere i piedi, concentrati sulla direzione giusta da seguire. E qua e là si vedono le impronte ossessive di Alan Parker. I suoi ventilatori, il sangue che sporca le pareti, che si sostituisce alla pioggia, che fluisce da e con le immagini. E poi, quei dieci minuti di finale in cui tutto accade così in fretta da sembrare fin troppo precipitoso, perché si vorrebbe capire e fare chiarezza. Ma succede invece che si precipita e basta. Dritti all’inferno.

Manuel Paolino

fonte : mymovies.it
http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=1583

 

 

 


 

 

braccio di ferro


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