FIRENZE: "LA SPECOLA" E' IL PIU' ANTICO MUSEO SCIENTIFICO D'EUROPA - I CRISTALLI IN MOSTRA

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

 200px-Museo_della_Specola.JPGVarie generazioni della famiglia Medici avevano raccolto con passione oltre a grandi tesori artistici, anche un ingente patrimonio di tesori naturali come fossili, animali, minerali e piante esotiche.

Sulla base di tale materiale nonché con l`acquisizione di nuovi reperti d'ogni tipo, compresa un`ingente collezione di libri fatti pervenire da tutta Europa, l`illuminato Pietro Leopoldo di Lorena, con l`aiuto dell`abate Felice Fontana (1730-1805), volle creare un Museo di Storia Naturale di pubblica destinazione.

A tale scopo acquistò nel 1771 il blocco di edifici vicino a Palazzo Pitti nel quale ancora oggi, pur con notevoli modificazioni ha sede "La Specola", che venne ufficialmente inaugurata nel 1775 e fino ai primi del XIX secolo restò l`unico museo scientifico al mondo creato per il pubblico, con orari, guide e custodi, così come ancora oggi un Museo è concepito.
Ancora oggi si trova nella sede originaria del Museo di Fisica e Storia Naturale di Firenze da cui ha tratto origine e con il quale ha condiviso quasi un secolo di storia.

L’istituzione si configurava anche come un moderno centro di ricerca: disponeva di un giardino botanico, di un osservatorio astronomico, di una biblioteca e, dal 1807, di un liceo per l’insegnamento delle scienze oltre a laboratori sperimentali specializzati, ad esempio, nella lavorazione della cera e in uno di questi Clemente Susini, coadiuvato da abilissimi artigiani, realizzò oltre 600 modelli anatomici, a tutt’oggi esposti nelle sale del Museo.

Il Liceo era composto da sei cattedre scientifiche: astronomia, fisica, chimica, anatomia comparata, mineralogia e zoologia, botanica. Dopo lafirenze-specola.jpg fine del Granducato di Toscana, l’esperienza scientifica del Liceo fu recuperata dalla sezione di Scienze Naturali dell’Istituto di Studi Superiori di Firenze. Nel 1841 nel palazzo fu costruita, dall’architetto Giuseppe Martelli, una Tribuna dedicata a Galileo Galilei oltre a un vestibolo e una sala a emiciclo dedicate al grande scienziato. Al primo piano, infatti, sono custoditi gli strumenti di Galileo.

Gli affreschi e i mosaici che decorano la Tribuna sono di Giuseppe Strongezzuoli, Nicola Cianfanelli e Luigi Sabatelli, e la statua di Galileo, tutt’ora nell’emiciclo, è di Aristodemo Costoli.

A partire dal 1878, le collezioni del Museo furono ripartite tra le varie sezioni del nuovo Istituto di Studi Superiori: a "La Specola" rimasero le cere anatomiche, le collezioni zoologiche e gli strumenti scientifici; questi ultimi furono assegnati, successivamente, all’Istituto e Museo di Storia della Scienza.

L’attuale Museo è noto con il nome "Specola", derivante dal medesimo termine latino, a indicare l’osservatorio astronomico che aveva sede nella sua parte più alta.
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La ricca e spettacolare esposizione è organizzata in 33 sale (22 per la zoologia, 10 per le cere, 1 per le mostre temporanee) situate al secondo piano dell’edificio; al piano terra, invece, si trova il Salone degli Scheletri, con teche originali del secolo XIX.

800px-Zoologia_La_Specola_-_wax_anatomical_models.JPGLa collezione di cere anatomiche comprende opere realizzate tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento riguardanti l’Anatomia, oltre a calchi in gesso e disegni. La collezione dei Vertebrati comprende esemplari dei secoli XVIII, XIX e XX, appartenenti alle 5 classi dei Vertebrati: si tratta di preparati in alcool, naturalizzati, in pelle e scheletri. La collezione di Invertebrati dei secoli XIX e XX mostra esemplari a secco e in alcool.

La biblioteca conserva pregevoli volumi antichi e opere moderne. L’archivio della sezione comprende l’archivio Giglioli (soprattutto epistolare), l’archivio generale del Museo dalla fine dell’Ottocento in poi e parte dell’archivio della Società Entomologica Italiana.

A tutto questo si aggiunge la collezione Giazotto, la più bella collezione di minerali al mondo, a cui il Museo ha affidato uno spazio ad hoc nel primo piano.

1376.pngLa storia della collezione, composta da oltre 500 esemplari, coincide con la storia del suo fondatore: Alberto Giazotto. Fisico particellare, a capo di importanti progetti scientifici e giramondo, Giazotto viene incantato dalla magia dei cristalli fin da piccolo e come tanti inizia una piccola collezione che con il tempo diventerà una "meravigliosa" ossessione.

"Tutto nasce negli anni della guerra, precisamente nel 1943" quando inizia ad appassionarsi, bambino, ai cristalli attraverso l’osservazione di rocce e minerali lungo il greto del fiume Dora. Prosegue poi, e si alimenta, grazie alla passione della madre per gli oggetti antichi e la conseguente frequentazione di bottega d’antiquari "... ai quali - scrive Giazotto - chiedevo immancabilmente se per caso avessero trovato nelle soffitte dei 1355.pngpalazzi romani minerali e cristalli. La fortuna aiuta gli audaci: un antiquario aveva trovato una grossa scatola piena di minerali cristallizzati che mi donò generosamente".

Nella ricerca del bello e unico investe molte delle sue energie, viaggiando da un capo all’altro della terra pur di impossessarsi di un raro esemplare. Acquista campioni singoli da anonimi minatori pachistani, brasiliani, cinesi o collezioni intere o parti di esse quali, ad esempio, nel 1984 quella di Titta Ruffo (figlio del grande cantante) 1050.pngcomposta inizialmente da oltre 1.500 pezzi - fosfofilliti, argenti di Kongsberg, il crisoberillo geminato a stella, molte tormaline, le berilli - che oggi si trovano per la maggior parte nel Museo Regionale di Storia Naturale a Torino.

Del 2001 è un’altra importante acquisizione, si tratta della collezione di Gerlando Bennardo, amico personale di Giazotto, che per diversi anni aveva lavorato presso la miniera di Giumentario. Oltre agli zolfi, ne facevano parte, ora confluiti nella collezione Giazotto, eccezionali associazioni di celestite blu su zolfo arancione della miniera La Grasta, incredibili cristalli di gesso su zolfo e0420.png aragoniti di Cianciana simili ad acquemarine per forma e colore.

A partire dal 2003, Giazotto ha dedicato sempre maggior attenzione e tempo ai minerali, da allora un certo numero di esemplari eccezionali è entrato a far parte della collezione: minerali della Russia, della Cina, del Pakistan, del Brasile, dell’Afghanistan.

1236.pngIn mostra confluisce una grandissima parte della collezione compresi cristalli e aggregati cristallini, tra questi si possono citare: il campione di cuprite di Onganja, Namibi); la grande elbaite fascicolata di Paprok, Afghanistan; l’elbaite di Coronel Murta, Brasile; il cristallo di gesso di Niccioleta, Toscana.

 

 

 

La Mostra dei Cristalli e' aperta fino al 30 giugno 2012                           olivia



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