FOTOGRAFIA: SHIRIN NESHAT, regista e fotografa.
SHIRIN NESHAT
Nata in una famiglia borghese che vive all'occidentale, nel 1974 va a Los Angeles per studiare arte all'università di Berkeley. Nel 1979 in Iran scoppia la rivoluzione islamica degli Ayatollah, che le impedisce di tornare in patria fino al 1990: "Quando tornai ogni cosa sembrava cambiata. Sembrava che ci fossero pochi colori. Tutto era bianco o nero. Tutte le donne indossavano il nero chador. Fu uno choc immediato".
La nascita artistic
a di Shirin avviene attraverso la fotografia con Donne di Allah, ciclo realizzato tra il 1993 e il 1997. L'artista ritrae se stessa e altre donne avvolte nello chador, le parti del corpo visibili (volto, mani e piedi) sono coperte da versi di poetesse iraniane, scritti a mano in elegante grafia Farsi. A volte, nelle immagini compaiono armi, simboli dell'idea islamica del martirio e immagine stereotipata che il mondo occidentale ha dell'Iran.
"L'arte è l'unica maniera che ho di esprimermi".
Nel 1996 espone Donne di Allah alla galleria Lucio Amelio di Napoli: "Tutti mi chiedevano autografi, mi sentii come Sofia Loren".
Pur non considerandosi un'attivista sostiene l'Onda Verde, movimento che avversa il governo di Mahmoud Ahmadinejad.
"Credo di aver trovato il punto di incontro tra oriente e occidente. Ed è un riflesso della mia personalità, del mio stile di vita. I contenuti, e il linguaggio, sono quelli della poesia classica persiana. Però
espressi per immagini. Il mio lavoro rappresenta la mia identità ibrida, con tutte le contraddizioni".
Vince il Leone d'Argento alla 66° Mostra del Cinema di Venezia con Donne senza uomini. Il progetto inizia nel 2003, a partire dall'omonimo romanzo della scrittrice iraniana Shahrnush Parsipur. Neshat realizza cinque cortometraggi, quindi il film: un suggestivo affresco della vita di quattro donne iraniane nel 1953, durante il colpo di stato che depose il primo ministro Mohammad Mossadeq e riportò in patria lo scià Mohammad Reza Pahlavi.
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