FOTOGRAFIA. LE MANIFESTAZIONI viste da Tano d'Amico.
I disordini di Tano D’Amico
Una antologica di Tano D’Amico, dal titolo che che ci sembra di stretta attualità: “Disordini“, viene proposta fino al 20 novembre nella Galleria “Senza Titolo” (nell’ambito del Festival Internazionale di Fotografia in corso a Roma)
Il formato classico delle stampe, 18x24cm, offre riferimenti utili per una lettura generale spesso troppo contraddistinta dalle tendenze moderne di ampliare a dismisura le stampe stile “scuola Düssendolf” (coniugi Becher quali capostipiti, Andreas Gursky, Thomas Ruff, Thomas Struth, Candida Höfer, Axel Hütte, Simone Nieweg, Jörg Sasse, Laurenz Berges, Elger Esser e Petra Wunderlich) proponendo purtroppo gigantografie che in ogni caso richiedono un’attenzione quasi innaturale da parte del pubblico ; lo spettatore infatti in questo caso si ritrova nell’immagine senza poterla apprezzare nel suo valore caratterizzato dal dialogo tra le parti (Gestalt-Forma).
Il senso di alienazione e allontanamento è una naturale conseguenza. Forse già da qui si può intuire l’orientamento culturale contemporaneo.
Nel mondo fotografico, tale aspetto fa riferimento alle dimensioni dei vari strumenti : più sono grandi e meglio è.
Sensori, numero pixel, dimensioni plotter, stampanti e schermi sono solo alcuni elementi presi in considerazione… Avete mai visto gli hamburger americani e le dimensioni dei caffé che vengono consumati ?
E i grattacieli e i centri commerciali?
Il mito del gigantesco fa riferimento a quelle culture giovani (Stati Uniti) o alla poca densità popolare di civiltà lontane (egiziane, pre-colombiane, etc) cosa a cui quindi Italia ed Europa contemporanee non possono i
dentificarsi così materialisticamente.
Tornando al lavoro fotografico in mostra, le immagini allestite da uno spiccato senso geometrico e in uno spazio gradevole, propone spunti interessanti nell’avvicinarci a un collezionismo “vivo” e contemporaneo.
Lo storico foglio chimico baritato per le impressioni in b/n ha in sé quella profondità e densità dei toni di grigio e sali d’argento che fa capire alla lontana l’arte dell’esposizione analogica e il lavoro in camera oscura cui maggior storico esponente non può non essere che l’americano Ansel Adams (lettura consigliata : Il Negativo, Zanichelli, I ediz. Ottob. 1987). Dal lavoro ontologico di D’Amico, si assapora amarcord in quei movimenti giovanili studenteschi densi di aspetti idealisti che hanno spesso caratterizzato un’unione di gruppo e d’appartenenza fondamentale per la partecipazione alla vita di piazza.
Nel contemporaneo contesto storico-sociale italiano, i riferimenti visivi riguardanti le tematiche dell’Autore di origini siciliane, assumono forme futuriste cui sviluppo (?) comunicativo e cognitivo della tecnologia, caratterizza la superficialità di contenuti.
In relazione alla fotografia, lo scatto analogico comportava e comporta la presa in considerazione di molti più aspetti, prima su tutti quello economico.
E questo, le nuove generazioni difficilmente lo hanno provato così da
abbassare di molto il processo di distinzione di ciò che si fa.
Le generazioni future e specialmente contemporanee non hanno le capacità nella vita quotidiana di mettere insieme idee condivise e di portarle avanti.
In questo scenario purtroppo la politica si è orientata massivamente al campo dell’economia cui tema centrale, la produzione e il suo costo, crea un circolo vizioso di cui l’intera società, stato italiano e continente europeo, non hanno possibilità di integrazione, visto il potente processo di americanizzazione dei nostri stili di vita italiani ed europei.
In questo purtroppo, è comprensibile una politica apparente cui importanza principale fa riferimento al mondo dello show.
Così facendo è evidente come poi tutto questo porti alla mancanza di idealismo da parte dei giovani.
Pensare ai disordini della manifestazione di sabato degli indignados può risultare uno specchio di queste riflessioni ;
vivendo a Roma nel quartiere San Giovanni, ho voluto vedere un po’ cosa succedeva visto che la comunicazione mass-mediatica non informa ragionevolmente gli accadimenti per quel focus informativo generalizzato e tendente alla violenza facendo così “abboccare” tutti coloro i quali fanno della logica un processo d’astrazione della realtà perché non comprensiva del collettivo.
La cosa più impattante è stata quella di assistere a una ricerca comunicativa molto attrezzata.
Bracci meccanici a sostegno di telecamere e fotocamere ; vere e proprie divise anti-contatto…forse un approccio conoscitivo più ampio, avrebbe proposto a questi informatori il fatto di individuare una zona da cui riprendere o fotografare con un 800 mm per esempio…evitando quindi la mercificazione di una cronaca dei fatti risparmiabile visto che se fosse autentica ne basterebbe una solamente.
Purtroppo il testimone super-partes è ormai un mito non più affascinante
da inseguire anche perché spesso la realtà viene raccontata da quella parte così tanto strumentale ; forse è da questo punto che nasce e regna tanta disillusione!
Il simbolismo della camionetta bruciata o assaltata si ripete dopo dieci anni dal fatidico G8 di Genova ; possibile che il “loop” sia sempre lo stesso?
è possibile non trovare formule alternative per la globalità della realtà partendo evidentemente dal valore dell’immagine e dal come crearla?.. Sarebbe interessante chiedere a Tano D’Amico di raccogliere ed esprimere i suoi punti di vista che evidentemente nascerebbero da una condizione temporale personale così poi da confrontare i punti di vicinanza e lontananza rispetto a queste riflessioni ;
forse nel suo nuovo libro “di cosa sono fatti i ricordi” (pubblicato da Postcart) si possono trovare alcune di queste riposte… Per concludere l’ultima riflessione fa riferimento alla fotografia e alla sua potenzialità di rappresentazione degli accadimenti storici cui realismo è molto più concreto rispetto alle altre arti figurative ; sempre se non si è poi così dall’una o l’altra parte…
di Rodolfo M. Rocca
fonte: fratellitartaglione.org
http://goo.gl/jT8SX
vedi anche:
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