GRAZIE ALLA LEGA LEGGIAMO ANCORA LE FAVOLE SULL' "UOMO NERO"

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

corte-giustizia-europeaLa Corte dell’Unione Europea ha bocciato la famigerata legge 94 che prevede il reato di clandestinità, suscitando il malcontento del Ministro dell’Interno Roberto Maroni. La norma, al centro di lunghi dibattiti, è passata anche sotto la lente d’ingrandimento dell’Enar (European Network Against Racism) ed ha contribuito a far guadagnare all’Italia il secondo posto nella graduatoria dei Paesi europei a più alto tasso di comportamenti razzisti.
Nei giorni scorsi, infatti, l’Enar ha presentato al Parlamento Europeo il dossier “Shadow Report” che raccoglie i dati relativi al biennio 2009/2010, forniti da associazioni e Ong impegnate nella lotta alla discriminazione razziale.

Il dossier presenta una lunga e approfondita indagine che considera diversi ambiti in cui è palese l’attitudine razzista del nostro Paese, dai dati raccolti dalle Ong e dall’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) ai casi di cronaca riportati dai media e alle misure prese a livello nazionale e locale. Sotto accusa è soprattutto la politica “anti-immigrazione” promossa dall’attuale Governo, caratterizzata, secondo l’Enar, da una “retorica xenofoba” ed esemplificata dal cosiddetto “Pacchetto Sicurezza”, entrato in vigore nel 2009, e dagli accordi speciali stretti con la Libia di Gheddafi.

Il ritratto del nostro Paese che emerge dal dossier dell’Enar è poco edificante: a macchiarsi di azioni razziste non sono tanto i singoli shadow-report.PNGindividui quanto le istituzioni. I servizi pubblici si distinguono per un atteggiamento discriminatorio che contraddice il principio secondo cui l’educazione e la salute costituiscono diritti fondamentali di tutti e i diritti fondamentali degli immigrati vengono puntualmente messi in discussione da norme, regionali e municipali, che mettono alla berlina i cittadini non italiani e non europei.

Dall’inizio dell’attuale legislatura, il Governo Berlusconi è andato assumendo una linea sempre più dura nei confronti dei clandestini e di coloro i quali chiedano asilo politico, palesando la propria opposizione all’idea di un’Italia multiculturale. Non c’è traccia di contributi alla lotta al razzismo o all’integrazione degli immigrati nella società nella politica del Governo di centro-destra.

L’Alto Commissario per i Diritti Umani, Navanethem Pillay, ha riferito al Parlamento Europeo che l’indice di discriminazione riguardante gli immigrati nord-africani in Italia è il più alto in Europa, mentre Medici Senza Frontiere ha messo in luce, in un rapporto, la drammatica situazione all’interno dei centri di accoglienza, dove vengono       ammassati immigrati dalle vicende legali e personali più disparate e all’interno vengono violati in vari modi diritti umani fondamentali, quali l’accesso ai servizi sanitari e legali di base. Gli navanethem-pillay-standard minimi garantiti dai centri, infatti, non sono monitorati dal governo centrale e le informazioni fornite alla società civile riguardo alla vita nei centri sono scarse, così come insufficienti e, per lo più non attendibili, sono i dati ufficiali forniti dal Ministero della Giustizia a proposito della discriminazione razziale.

La mancanza di dati sulle violenze e sui reati ai danni delle minoranze etniche è anche dovuto al fatto che le Ong non hanno abbastanza risorse per effettuare monitoraggi su base annua, sebbene alcune associazioni abbiano iniziato la raccolta di dati a livello locale, per premere sulle autorità affinché si adoperino per combattere i comportamenti razzisti.

L’INFLUENZA DELLA LEGA NORD

L’Enar cita diversi esempi di comportamenti e iniziative razziste, per lo più aventi come protagonisti municipalità governate dalla Lega Nord: uno tra tutti, forse il più sconcertante, l’operazione “Bianco Natale” condotta a Coccaglio (BS) nel novembre 2009 per “ripulire” la città dagli immigrati irregolari.

Dal dossier Eu-Midis sulla discriminazione, citato dall’Enar, emerge il triste primato del Bel Paese nel tasso di reati a sfondo razziale e nella condotta discriminatoria delle forze dell’ordine. Il dossier mette in luce come, conseguentemente al 11 settembre 2001, il comportamento discriminatorio di polizia e carabinieri fosse soprattutto diretto ai cittadini musulmani, nel contesto delle operazioni anti-terrorismo, mentre successivamente l’identificazione etnica è sembrata presentarsi soprattutto come un pretesto per rafforzare le politiche anti-immigratorie. Alimentati da una retorica politica violenta e borghezio.gifxenofoba, ossessionata dalla sicurezza e dalla difesa della religione cattolica, i controlli identificativi sono spesso condotti con metodi che violano la legge e i diritti umani, in particolare nel nord del Paese, dove è più influente la Lega Nord.

Un ampio sostegno alla diffusione del messaggio razzista promosso dal Governo viene dai media nazionali, che tendono a dipingere gli immigrati come criminali: tre volte su quattro i cittadini non italiani di cui si parla nei giornali e in tv sono responsabili o vittime di reati. I canali di informazione presentano per lo più un’immagine negativa degli immigrati, accentuandone gli aspetti più oscuri e violenti. Il linguaggio e la terminologia usati sono scorretti e la voce degli immigrati è generalmente assente dai giornali e dalla televisione. Per non parlare del web: solo su Facebook Italia sono presenti più di mille gruppi apertamente anti-immigrati, 350 dei quali contano tra i 5mila e i 7mila iscritti.

NON TUTTO È PERDUTO

Il più significativo sviluppo positivo a livello nazionale, nell’ambito della lotta alla discriminazione viene dall’Unar, che ha incrementato le proprie attività, sviluppando una rete di centri anti-discriminazione sul territorio e stringendo accordi formali con autorità sociali e locali, quali le regioni Puglia, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte e Sicilia. Secondo quanto riportato dall’Unar, solo poche regioni (ad esempio Toscana, Emilia Romagna e Puglia) hanno affrontato la piaga della discriminazione nei loro provvedimenti regionali e adottato misure a sostegno delle vittime delle discriminazione.

Associazioni ed enti civili non nascondono, però, la loro preoccupazione per la mancanza di indipendenza dell’Unar dal Governo: l’Ufficio, infatti, risponde ancora al Ministero delle Pari Opportunità e, quindi, non assume posizioni forti a difesa dei diritti degli immigrati, specialmente qualora le azioni discriminatorie siano perpetrate da altri corpi politici.

Il dossier Shadow Report si chiude con un elenco di misure che l’Enar suggerisce al Governo italiano per invertire la sua politica prettamente Nessun-essere-umano-e-illegale-copia-1.jpgdiscriminatoria. L’Enar auspica, in primis, che venga abbracciata una politica immigratoria basata sul pieno riconoscimento dei diritti sociali, politici e culturali degli immigrati, piuttosto che focalizzata solo su misure di sicurezza e criminalizzatrici. In secondo luogo dovrebbe essere approvata una legge sulla protezione dei richiedenti asilo e dei rifugiati, che ponga l’accento sul principio di non-refoulment (il divieto al respingimento di chi chieda asilo) e sul diritto a una procedura di asilo corretta e soddisfacente.  

L’Enar invita, inoltre, a investire in politiche tese a sollecitare l’integrazione delle minoranze etniche, all’aumento della consapevolezza riguardo il crimine razziale e allo sviluppo di standard di assistenza sociale in collaborazione con le istituzioni locali e la società civile. Misure più che mai necessarie dopo i terremoti politici che hanno scosso il Nord-Africa e messo in crisi le politiche immigratorie europee.

fonte: Valentina Severin

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