IO STO BENE....E TU COME STAI?.......(paola)

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

Bacio.jpgSiete felici? Avete una vita soddisfatta? Quali sono gli elementi che concorrono alla vostra felicità?

Queste sono le domande che più e più governi e strutture paraparlamentari, dal Bhutan alla Francia, dall’Onu all’Ocse, rivolgono ai loro cittadini.

Che i soldi non fanno felici non è più solo un detto popolare, ma anche una comprovata verità scientifica. Basta osservare le statistiche: alcune delle nazioni con un altissimo Pil (prodotto interno lordo) hanno anche le quote più alte di suicidi o soffrono di un aumento delle malattie mentali, chiari sintomi di un diffuso malessere nella popolazione.

Ecco la conclusione che una vasta offerta di prodotti e un alta capacità di consumarli non sono alla base della felicità delle nazioni. Ecco anche la deduzione che il buon vecchio Pil, onnipresente indicatore del benessere di una nazione, potrebbe avere bisogno di una correzione, se non di essere sostituito.

Prendiamo per esempio un terremoto come quello dell’Aquila o di poche settimane fa in Giappone. Paradossalmente la distruzione provocata e la disperazione causata provocano un aumento dell’indice nazionale del benessere: le case da ristrutturare, le città da ricostruire, sì, persino i soccorsi da prestare hanno tutti un'impatto positivo sul Pil.

Pertanto il mondo è alla ricerca di indicatori più corrispondenti ai reali bisognii-soldi-non-danno-la-felicita.jpg degli uomini e donne, bambini e anziani che compongono le nostre società. Vivere in armonia con l’ambiente, per esempio, è un fattore che contribuisce all’effettivo benessere. Speranza per il futuro, una famiglia felice, un avvenire in sicurezza sono valori che le persone rilevano come fondamentali, e che le insistenti incitazioni al consumo non possono soddisfare.

La ripresa della crescita del Pil in alcune nazioni del vecchio continente crea forti preoccupazioni, in quanto l’indice dell’aumentato consumo, rivela anche una ripresa dello sfruttamento delle risorse finite: il petrolio davanti a tutte, ma anche l’uranio, molte delle terre rare, per non menzionare l’ultima trovata dell’impresa privata a profitto soltanto, l’acqua, contro la cui commercializzazione siamo chiamati a votare nel referendum del 12/13 giugno.

Dato l’intreccio dannoso tra il bisogno della crescita del consumo per riavviare l’economia e la brutale sua conseguenza di un sicuro e vicino sfruttamento delle risorse fino a esaurimento, anche le chiese si stanno chiedendo come uscire dalla trappola della crescita forzata.

A questo proposito alcuni loro rappresentanti si sono incontrati con rappresentanti del mondo dell’economia e della politica.

La Rete cristiana europea dell’azione delle chiese su vita e lavoro, si occupa delle problematiche accresciute dalla globalizzazione, ed ha dato appuntamento per una tre giorni nell’Accademia evangelica di Bad Boll in Germania.

Il primo provvedimento che le chiese presenti hanno adottato è di non parlare più della ‘ricerca della felicità’. Il termine, particolarmente nella sua traduzione inglese ‘happiness’, è stato ritenuto fuorviante, escludendo elementi come crisi o sofferenza.


Meglio parlare dello ‘stare bene’ o dell’ ‘essere bene’. Per il gruppo di lavoro che si occupa della giustizia economica, questa ‘vita in abbondanza’ si compone da elementi come istruzione, cura della salute, partecipazione e cooperazione, protezione dal crimine, sicurezza sociale, possibilità di sviluppo, giustizia, lavoro, armonia con la natura, speranza,Integrazione.jpg amore e famiglia, comunicazione, pace, diritti umani, dignità, integrazione, spiritualità. Indicatori per lo star bene provenienti dal mondo della fede che si aggiungono alla ricca discussione tra gli economisti.

Nuovi parametri che dalla prossima assemblea della rete a Bucarest (10-12 maggio 2011) dovranno essere segnalati alle istituzioni europee che già a Bad Boll si sono dimostrate interessate al confronto.

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olivia 


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