- I CAMIONISTI DI SHANGHAI -
Autotrasportatori di Shanghai liberano il porto.
L'autotrasporto della città cinese ha terminato il fermo iniziato la mattina del 20 aprile al terminal di Baoshan per protestare contro l'aumento delle tariffe attuato dai magazzini e contro l'aumento del prezzo del gasolio.
Dopo un primo giorno relativamente tranquillo, il 21 aprile sono iniziati scontri tra camionisti in sciopero e quelli che volevano lavorare. Il conflitto si è inasprito, al punto che alcune fonti parlano di due persone morte nel tentativo di forzare i blocchi.
Le notizie del fermo sono trapelate in ritardo, perché nei primi giorni i giornali cinesi hanno ignorato l'evento.
Dopo il fallimento delle prime trattative, però, le conseguenze del fermo dei piccoli autotrasportatori di Shanghai ha varcato le frontiere del Paese, perché il terminal di Baoshan ha iniziato ad operare in modo discontinuo.
Durante il fermo, le autorità cinesi continuavano a dichiarare che il porto di Shanghai proseguiva regolarmente le attività, ma alcune compagnie logistiche ammettevano che la protesta stava riducendo le loro attività: per esempio, la Shanghai Li Wan International Freight aveva il 60% dei container bloccati.
Il fermo rivela un profondo disagio degli autotrasportatori cinesi, anche perché può avere gravi conseguenze per chi lo attua se le autorità decidono d'intervenire con la forza.
In questo caso, però, è stato raggiunto un accordo: secondo l'agenzia Nuova Cina, le autorità di Shanghai ridurranno l'imposizione fiscale sull'autotrasporto, togliendo dall'imbarazzo il Governo centrale, che altrimenti avrebbe dovuto intervenire in modo violento.
L'offerta di mediazione è giunta dalla Shanghai Municipal Transport Authority, che però non ha precisato quali misure concrete prenderà.
Secondo informazioni non ufficiali, dovrebbe essere eliminato un supplemento per il carburante stabilito per l'autotrasporto, mentre saranno ridotte le tariffe per la movimentazione dei container vuoti, i pedaggi autostradali (che rappresentano il 20% dei costi del trasporto stradale) ed alcuni supplementi per le operazioni notturne.
Al centro della protesta di Shanghai ci sono i piccoli autotrasportatori autonomi che operano nel trasporto di container e che sono strangolati dall'aumento dell'inflazione - che a marzo ha raggiunto il 5,4% - ed, in particolare, dall'incremento del prezzo del gasolio, che ha ridotto i margini di guadagni, già esigui per questa categoria.
Nonostante l'enorme crescita del traffico di container, gli autotrasportatori cinesi guadagnano, infatti, molto poco e basta un lieve aumento dei costi per mandare in rosso i loro conti.
Le tariffe sono rimaste identiche da anni, mentre il presso del gasolio è raddoppiato. Inoltre, la maggior parte dei padroncini lavora con intermediari, che prelevano una parte cospicua dei loro introiti (che variano da 70mila e 80mila Rmb l'anno, ossia da 7300 a 8300 euro).
Tale situazione deriva dall'eccesso di offerta e dalla frammentazione dell'autotrasporto cinese, che comprime i livelli tariffari e rende gli autotrasportatori una delle categorie più povere del Paese.
http://www.trasportoeuropa.it
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