I PAESI DEL MERCOSUR PONGONO IL BLOCCO ECONOMICO ALLE FALKLAND
Tempi cupi per la perfida Albione. Dopo aver scelto la via dell’“isolamento” rispetto ai suoi soci – o presunti tali – della UE, ora Londra sta vivendo un revival della crisi Falkland/Malvinas. Le isole, che si trovano a circa 500 km di distanza dalle coste argentine, furono già al centro di una disputa tra la Gran Bretagna di Margaret Thatcher e l’Argentina dei generali. Nel marzo del prossimo anno ricorrerà il trentennale del conflitto che nel 1982 vide le due Nazioni opporsi per 70 giorni, prima dello scontato trionfo dei britannici.
Sarà per nostalgia, sarà per festeggiare l’anniversario. Tant’è che nella riunione Mercosur tenutasi a Montevideo martedì scorso, i presidenti di Uruguay, Brasile e Argentina – su proposta di Buenos Aires – hanno firmato un accordo secondo il quale “le navi battenti bandiera delle Malvinas non saranno ricevute nei porti dei Paesi del Mercosur firmatari dell’accordo”, stando a quanto dichiarato dal presidente uruguagio José Mujica.
Il ministro degli Esteri britannico – Jeremy Browne – ha fatto notare che per le Falkland/Malvinas l’approdo ai porti sudamericani rappresenta il più importante mezzo di interscambio commerciale. “Porre un blocco economico alle Falkland è semplicemente inaccettabile” ha dichiarato Browne, aggiungendo che “il Mercosur dovrebbe prendere una decisione responsabile, poiché quella attuale non ha nessun tipo di giustificazione, né politica, né legale e tantomeno morale”.
Le prime reazioni degli abitanti delle Falkland/Malvinas non si sono fatte attendere. I microfoni della BBC hanno raccolto l’opinione del presidente della Camera di Commercio delle isole, Roger Spink: “Se fossimo la Palestina, l’Unione Europea si sarebbe indignata”. Spink ha aggiunto anche che gli abitanti dell’arcipelago si sentono abbandonati dalla UE.
Peccato non avere riscontri da Bruxelles. La tempistica della risoluzione Mercosur non pare comunque per nulla casuale. A pochi giorni dalla decisione di Cameron di restare fuori dall’accordo salva Europa, ecco una nuova grana per il Premier britannico, che va a rafforzare la posizione del vicepremier Lib-Dem Nick Clegg, molto critico sulla decisione assunta dall’alleato di governo in occasione del vertice europeo del 9 dicembre scorso. Ironia della sorte, la grana proviene da un’associazione regionale che si ispira proprio alla UE.
Come se non bastasse, l’ex segretario di Stato laburista, nonché ex responsabile della politica britannica verso l’America Latina Denis MacShane, ha collegato l’azione ostile del Mercosur proprio alla decisione isolazionista di Cameron. “I leader sudamericani sono consapevoli che il Regno Unito ha meno amici che mai a causa della scellerata politica di Cameron in Europa e di indifferenza verso gli USA di Obama” ha scritto MacShane nella sua pagina web.
MacShane ha anche fatto riferimento alla politica di austerità che ha portato il governo britannico ad un taglio consistente al bilancio della difesa, particolare che – a suo modo di vedere – non sarà passato inosservato agli occhi delle cancellerie del blocco sud.
Dal 1982 ad oggi, nonostante la pesante sconfitta militare, l’Argentina non ha mai smesso di rivendicare la sovranità sulle isole attraverso ogni canale diplomatico disponibile, non trovando però alcun sostegno nelle istituzioni multilaterali. Oggi però le cose sono cambiate. La svolta è avvenuta nel febbraio del 2010, quando il governo britannico ha iniziato una serie di esplorazioni petrolifere nel mare circostante le isole, causando non poche irritazioni dalle parti di Buenos Aires. Recentemente è stato annunciato che Londra prevede di avviare lo sfruttamento dei giacimenti individuati a partire dal 2016.
Altra questione aperta è quella delle risorse ittiche della zona, che vengono sfruttate non solo dalla marina inglese, ma anche da quella spagnola e norvegese, battenti bandiera delle Isole Falkland. In Argentina tutto ciò viene vissuto come un furto alle ricchezze nazionali e come uno strascico del colonialismo europeo.
Le parole di Cristina Kirchner vanno proprio in questa direzione quando afferma che “la questione delle Isole Malvinas non è solo affare argentino: è una causa di giustizia globale”.
Intanto dalla Camera dei Lord di Londra fanno sapere che “nessuno deve dubitare del fatto che la Gran Bretagna sarà sempre al fianco degli abitanti delle Falkland e del loro diritto all’autodeterminazione”. Mentre, allo stesso tempo, Lord Alan William West, zelante ex First Sea Lord e comandante ai tempi del conflitto del 1982, suggerisce l’invio di un sottomarino nucleare per dissuadere Buenos Aires dal commettere imprudenze e al contempo dare un segno tangibile dell’impegno britannico.
Certo è che dal 1982 molte cose sono cambiate e le probabilità che la
disputa degeneri come allora sono abbastanza remote. Ciò non toglie che la decisione del Mercosur rappresenta un altro motivo di bocciatura per la politica estera del governo conservatore di David Cameron, potenzialmente capace di incrinare i rapporti nella coalizione di governo con i Lib-Dem.
fonte: http://www.meridianionline.org/
di Alfonso Fasano
