IDEE DI CUI POTREMMO SENTIR PARLARE - TAGLI ALLE MAXI - PENSIONI -

Pubblicato il da tommasoliguori50

 

Achab5o ripropone un post del 16 aprile 2011                                          ANZIANE-COL-FAZZOLETTO-IN-TESTA.jpg

Le pensioni, infatti, costituiscono più di tre quarti della spesa sociale. Ora, occorre notare che il posticipo del pensionamento non comporterebbe un risparmio di spesa, nel medio periodo, se questo posticipo fosse compensato da un incremento degli assegni mensili successivi (ovvero, il lavoratore prende la stessa pensione complessiva, tramite assegni più alti per un periodo più breve). Poiché però la compensazione, anche quando nel lontano futuro il sistema sarà a regime, non è piena, si ha un effettivo risparmio per lo Stato, oltre al fatto che più persone rimangono al lavoro, con potenziali effetti positivi anche sulle entrate (maggiori imposte).ANZIano-che-balla.jpg
Questo è, come detto, un obiettivo necessario nell’ottica dell’austerità obbligata per gli Stati membri dell’Unione Europea, specie quelli periferici. Però, esistono modi meno indiscriminati di risparmiare risorse pubbliche. Ad esempio, poiché l’aspettativa di vita dipende anche dalle condizioni economiche, e poiché in caso di posticipo del pensionamento non vi è piena compensazione dell’assegno mensile, la misura colpisce di più proprio i più poveri, ovvero è una misura regressiva  L’attenzione agli aspetti redistributivi può invece suggerire ipotesi più progressiste. 

PENSIONI E REDISTRIBUZIONE

Così, un’opzione potrebbe essere quella di interrompere il trend verso l’individualizzazione dei benefici e introdurre elementi di redistribuzione nel sistema previdenziale operando sui benefici di importo elevato o su quelli cumulati: ad esempio a fine 2008 il 6,4 per cento dei pensionati dell’Inps percepiva tre pensioni, e un altro 1,4 per cento ne percepiva quattro o più.  
Anche considerando gli importi dei singoli assegni mensili, dunque ignorando per semplicità la questione del cumulo, dai dati dell’Osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps emerge che al 2009 il 2,21 per cento delle pensioni vigenti è di importo superiore ai 2.500 euro mensili, pari a oltre tre volte e mezzo la pensione mensile media pagata nel 2009.   Onestamente non si vede perché le pensioni pubbliche, ispirate a principi di solidarietà generazionale e tutela dai rischi in età anziana, dovrebbero garantire un reddito mensile superiore a quello medio pro-capite della popolazione in età da lavoro, tanto più in un paese in cui il numero di pensionati si avvia pericolosamente a crescere e quello dei lavoratori a ridursi. In effetti, a fine 2009 questo numero esiguo di lauti assegni previdenziali incide per più del 10,6 per cento della spesa complessiva per pensioni Inps (si veda tabella). Porre un tetto al trattamento mensile massimo erogato dall’Inps sembra dunque un modo molto meno iniquo socialmente, e molto più efficace finanziariamente, dell’aumento indiscriminato dell’età di pensionamento. Infatti, ad esempio un tetto massimo di 3'000 € mensili farebbe risparmiare ogni anno circa quattro miliardi di euro, per le sole pensioni erogate dall’Inps: in maniera strutturale, non come “scalini” e “scaloni” visti in passato.

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Questa cifra intende solo fornire un’idea del notevole ordine di grandezza di cui si parla, ed è stata ricavata come prima approssimazione dalla differenza tra la spesa attuale per le 225 mila pensioni di importo mensile superiore ai 3'000 € e la spesa che si avrebbe per lo stesso numero di pensioni, tutte precisamente del valore di 3'000 € mensili. Quindi, la stima è basata sui soli ex-lavoratori del settore privato, trattandosi di dati Inps, ma per le pensioni erogate dall’Inpdap il risparmio potrebbe essere anche superiore, in termini relativi, a causa della maggiore generosità, specie in passato, di tale regimi. La stima è inoltre arrotondata per difetto, in quanto il computo è basato sul numero di pensioni anziché di persone (mentre il limite ovviamente dovrebbe valere per la somma di tutti gli assegni eventualmente cumulati), perché è basato su dati 2009, e perché non considera eventuali risposte “comportamentali” dei lavoratori che eventualmente decidessero di posticipare il pensionamento per ottenere un assegno più alto e/o di aumentare i propri risparmi privati. Tutte e tre queste distorsioni rendono la stima più conservatrice di quanto eventualmente si potrebbe risparmiare, e dunque sono distorsioni “benvenute” in quanto implicano una maggiore prudenza nell’esposizione e valutazione della proposta.

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Ovviamente, la misura implica l’introduzione di un criterio di redistribuzione nel sistema previdenziale, per il quale i contributi oltre una certa soglia non “fruttano” in termini pensionistici allo stesso modo di quelli corrispondenti a importi più bassi. E in effetti, anche se come detto si parla di un numero davvero ridotto di “ricchi” pensionati che perderebbero così parte del proprio reddito, è possibile che porre un tetto, uno scalino secco oltre una certa cifra (per quanto alta) sembri una procedura arbitraria. Questo non è però un ostacolo insormontabile, in quanto è possibile pensare anche a un meccanismo di abbattimento progressivo del rendimento dei contributi versati, considerando ai fini del montante contributivo un valore nozionale (come viene già fatto per altre ragioni), pari al valore dei contributi effettivamente versati, ridotti di un fattore proporzionale al valore stesso, a un tasso scelto politicamente al fine di conciliare sostenibilità e adeguatezza del sistema.  
Più in generale, il caso delle pensioni mostra che, a invarianza dei saldi di bilancio o addirittura con una loro riduzione, è possibile operare politiche di bilancio che non abbiano carattere regressivo (come ad esempio l’aumento dell’età pensionabile). Se invece di fatto la spesa pubblica ha ulteriormente ridotto la sua capacità redistributiva negli anni, e in Italia più che in Europa, ciò è evidentemente la conseguenza di precise scelte politiche, tutt’altro che inevitabili o “tecniche”.

  Numero Pensioni Incidenza sul totale Importo Medio Mensile Rapporto con la media Spesa Complessiva Incidenza sul totale
Fino a 250,00 € 1.635.147 8,93% 110,74 15,19% € 181.076.179 1,36%
Da 250,01 € a 500,00  € 7.098.875 38,79% 412,44 56,59% € 2.927.860.005 21,95%
Da 500,01 € a 750,00  € 3.998.900 21,85% 572,30 78,52% € 2.288.570.470 17,16%
Da 750,01 € a 1.000,00  € 1.733.625 9,47% 865,46 118,74% € 1.500.383.093 11,25%
Da 1.000,01 € a 1.250,00  € 1.247.036 6,81% 1.083,88 148,70% € 1.351.637.380 10,13%
Da 1.250,01 € a 1.500,00  € 843.800 4,61% 1.364,87 187,26% € 1.151.677.306 8,63%
Da 1.500,01 € a 1.750,00  € 527.327 2,88% 1.615,11 221,59% € 851.691.111 6,38%
Da 1.750,01 € a 2.000,00  € 371.364 2,03% 1.869,84 256,54% € 694.391.262 5,21%
Da 2.000,01 € a 2.250,00  € 256.519 1,40% 2.116,01 290,31% € 542.796.769 4,07%
Da 2.250,01 € a 2.500,00  € 183.588 1,00% 2.362,00 324,06% € 433.634.856 3,25%
Da 2.500,01 € a 3.000,00  € 180.033 0,98% 2.711,44 372,00% € 488.148.678 3,66%
Oltre 3.000,00  € 225.849 1,23% 4.109,97 563,87% € 928.232.615 6,96%
Totale 18.302.063 100% 728,88 100% € 13.340.007.679 100%

 

di Carlo D'Ippoliti

http://www.lavoce.info/

 

Vedi anche:

- PERCHE' L'ITALIA NON E' UN PAESE LIBERO - (Tommaso)

- IDEE DI CUI SENTIREMO PARLARE - DETASSARE I RICCHI PER ALZARE IL TENORE DI VITA DEI POVERI - (Tommaso)

EUROPA TRA INFLAZIONE, DEFLAZIONE E DEBITI (Tommaso)

IL POTENZIALE ELETTORALE DI LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO (Tommaso)

 

                                                                                                                                     bracciodiferro2

                                                                                                               

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