IL FONDO SOVRANO CINESE INVESTE NELLE INFRASTRUTTURE INGLESI

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

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La China investment corporation risponde alle chiamate del Regno Unito investendo nel settore delle infrastrutture inglesi. Non più da semplice esecutrice, ma da equity investor. Pechino ha capito che non può puntare solo sui paesi in via di sviluppo.
   
Una crescita forte e bilanciata per i paesi sviluppati - come dimostra l’esperienza della Cina e in qualche misura degli Usa - può provenire solo da un forte impulso agli investimenti nelle infrastrutture, fonte sicura per stimolare l’incremento di domanda necessario a rimetterne in moto il motore della crescita economica.

Con questa semplice constatazione, considerata dalle parti di Berlino tutt’altro che prioritaria, il China investment corporation, Fondo sovrano cinese, ha fatto sapere attraverso un articolo sul Financial Times del 28 novembre firmato dal suo presidente e Ceo, Lou Jiwei, che è pronto a fornire il supporto necessario agli investimenti nel settore delle infrastrutture del Regno Unito. Secondo il Tesoro britannico il settore ha bisogno entro i prossimi tre anni di interventi pari a 200 miliardi di sterline.

Perché il Regno Unito? Perché si tratta di una delle economie più aperte del pianeta, tenuta su, fra l’altro, da un sistema legale tra i più solidi, semplici e pertanto amichevoli per gli investitori. Un sistema che ha nei suoi capisaldi quello della trasparenza e della prevedibilità.

Ma la ricetta cinese “impone” che il suo intervento abbia caratteristiche specifiche. "Finora" sostiene Lou Jiwei, "siamo stati dei semplici esecutori. Ora vogliamo essere coinvolti come equity investor attraverso uno schema di partecipazione pubblico-privato che preveda una condivisione tanto dei rischi quanto degli introiti". Chiara in tal senso l’intenzione cinese di essere il più possibile compartecipi della proprietà e della gestione delle infrastrutture, non più solo coinvolti nella loro costruzione.

Secondo Jiwei, la Cina non può puntare solo sulla partnership con i paesi in via di sviluppo per incamminarsi definitivamente sulla strada tanto sospirata, soprattutto da parte americana, dell'aumento sostenuto dei consumi interni. Se tutti insistono su uno schema di crescita che punta solamente all’incremento delle esportazioni si avrà un risultato “a somma zero” che deprimerà l’economia mondiale, anticipa espressamente l’articolo.

Quanto prospettato da Lou Jiwei segna una risposta finalmente positiva alle varie “chiamate” fatte nei mesi scorsi dal governo inglese a Pechino per favorire un intervento del Fondo cinese nei settori chiave dei trasporti, dell’energia e della rete a banda larga. I piani di crescita di Downing Street puntano anche sulla partecipazione ai progetti infrastrutturali dei fondi pensione nazionali che sarebbero pronti ad investire 20 miliardi di sterline.

Notizia ben augurante nel medio periodo. Si tratterebbe di un primo passo verso la tanto attesa rimodulazione, secondo obiettivi più attenti ai bisogni dell'economia reale, dei comportamenti di quei soggetti finanziari non bancari che tantissimo continuano a pesare sullo squilibrio dell’attuale sistema economico globale.

fonte: http://goo.gl/MXxkw

di Giovanni Mafodda

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