IL MESSAGGIO DI TEHERAN INDIRIZZATO AGLI INGLESI ED ALL'UNIONE EUROPEA

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                                                         Mappa di Laura Canali                             800_3_ImpattoSanzioni_Pasdaran.jpg

Con l'assalto di ieri le autorità di Teheran vogliono mandare un segnale non solo all'Inghilterra ma a tutta l'Unione Europea. In passato questa scommessa non ha funzionato. Le radici storiche dell'odio iraniano contro "la perfida Albione".

Martedì 29 novembre una cinquantina di studenti basiji è entrata nei giardini storici e in alcuni edifici dell’ambasciata britannica di Teheran al grido di "morte all’Inghilterra". Dopo aver gettato cataste di documenti fuori dalle finestre i basiji hanno appiccato il fuoco a una piccola ala del complesso e ad alcune bandiere del Regno Unito. All’esterno vi erano altri 200-300 manifestanti che, issando bandiere inneggianti ad Hussein (il terzo Imam sciita) proclamavano la propria disponibilità al martirio.

Il Corpo dei basij, responsabile della sicurezza interna, della repressione di tumulti e dell’applicazione delle leggi morali della Repubblica islamica, è formato da 90 mila unità con una riserva di 300 mila persone.

L’organismo è stato recentemente inglobato in uno dei cinque rami del Corpo dei guardiani della Rivoluzione iraniana. Esso può contare su un numero di cittadini addestrati alla mobilitazione che può arrivare a toccare l’enorme cifra di quasi 11 milioni di persone, grazie al radicamento capillare in ogni ganglio della società.

A livello territoriale i basiji sono suddivisi in 740 battaglioni da circa 300-350 persone ciascuno, ripartiti su tutte e 30 le province iraniane e presenti praticamente in ogni ente governativo, fabbrica e università.

pasdaran-perempuanL’attacco è avvenuto il giorno successivo all'approvazione "unanime" da parte del Consiglio dei guardiani di una proposta di legge del parlamento che richiedeva l’espulsione dell’ambasciatore britannico Dominick Chilcott. Il Consiglio ha stabilito che la normativa non era "in violazione dei principi islamici o di articoli della costituzione iraniana".

Domenica il parlamento iraniano, cantando "morte all’Inghilterra", aveva promulgato con 171 voti favorevoli e tre contrari una legge che dava due settimane di tempo al governo Ahmadinejad per declassare i rapporti diplomatici e ridurre gli scambi economici con la "Vecchia volpe" (così viene chiamata da molti in Iran la Gran Bretagna) a un livello "minimo". Il volume annuale degli scambi bilaterali ammonta a circa 500 milioni di dollari: la parte del leone è costituita dall’esportazione verso Londra di 11 mila barili di greggio giornalieri.

Lunedì 21 novembre la Gran Bretagna aveva approvato un nuovo pacchetto di sanzioni finanziarie in accordo con gli Stati Uniti e il Canada nei confronti del settore petrolifero e petrolchimico iraniano. Il governo
britannico aveva inoltre vietato alle proprie istituzioni finanziarie e bancarie di fare affari con gli omologhi persiani. È la prima volta, dalla Seconda Guerra Mondiale, che Londra impone un boicottaggio totale sul
settore bancario di uno Stato straniero.

Le relazioni fra le due nazioni hanno vissuto, negli ultimi trent'anni, una lunga serie di alti e bassi culminati nell’interruzione dei rapporti diplomatici nel 1989 a seguito della fatwa emessa dall’Ayatollah Khomeini nei confronti dello scrittore indo-britannico Salman Rushdie, reo di aver scritto i sacrileghi "Versetti satanici".

Gli ambasciatori ritornarono nelle rispettive capitali nel 1999, durante laIRAN_-_pasdaran_-250_x_209-.jpg prima presidenza Khatami. Il viaggio a Teheran del 2001 da parte del ministro degli Esteri britannico Jack Straw rappresentò l'apice della ritrovata intesa. Il 2009 fu invece l’anno di svolta negativa: a giugno la Gran Bretagna congelò beni iraniani presenti sul proprio territorio per un valore di un miliardo di sterline, a seguito della implementazioni delle sanzioni sul programma nucleare, e Teheran accusò Londra di ingerenza nei propri affari interni per via della copertura data dalla Bbc alle proteste seguite alle controverse elezioni presidenziali.

Le relazioni bilaterali sono inoltre "velate" da uno storico risentimento iraniano determinato dal fatto che i britannici furono per tutto il Diciannovesimo e per una buona parte del Ventesimo secolo la potenza
egemone del Medio Oriente, spesso a sfavore degli interessi persiani.

Molti iraniani, perlopiù con un’età superiore ai 65 anni, hanno perciò l’abitudine di attribuire la responsabilità di un'innumerevole serie di
eventi avversi alla "perfida Albione", descritta dalla Guida Suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei, come "il più perfido" fra i nemici dell'Iran. È presente nella memoria collettiva del popolo iraniano, di tutti gli orientamenti politici, il ricordo del golpe che nel 1953 portò alla detronizazzione del primo ministro eletto Mohammad Mosaddegh: il colpo di Stato fu implementato dagli Stati Uniti su suggerimento inglese.

Mosaddegh era "colpevole" di aver nazionalizzato la Anglo-Iranian Oil Company a scapito degli interessi britannici. È quindi gioco facile per la Repubblica islamica cercare di "spostare" l’attenzione della propria
opinione pubblica, paragonando l’attuale "ostilità" britannica al diritto iraniano all’energia nucleare alla contrarietà inglese nei confronti del diritto alla gestione della propria energia petrolifera degli anni Cinquanta.

Domenica il parlamentare Mehdi Kuchakzadeh aveva dichiarato: "il governo britannico dovrebbe sapere che se insisterà con le sue istanze malvagie, il popolo iraniano lo colpirà entro il mese, esattamente come
accadde al covo di spie americano".

ahmadi_nejad_sefarat.jpgLa presa del 4 novembre 1979 dell’ambasciata statunitense e del suo personale diplomatico da parte degli studenti islamisti è uno degli eventi basilari dell'epopea rivoluzionaria della Repubblica islamica; protraendosi per 444 giorni contribuì alla caduta del presidente Jimmy Carter e all'elezione di Ronald Reagan.

Sebbene i media ufficiali iraniani abbiano descritto gli avvenimenti di ieri come un'esplosione di rabbia popolare, è tuttavia lampante, anche alla luce della sorte del Movimento Verde e del recente assalto alla ambasciata saudita, come in Iran le autorità tengano uno stretto controllo sulle proteste popolari reprimendo con "maestria" o "chiudendo un occhio" ove necessario. Riallacciandosi ai fatti di trent'anni fa si vuole quindi ricordare all’Occidente, e all’Europa in special modo, che così come la Repubblicausa-ostaggi.jpg islamica sfidò e "vinse" la superpotenza americana, non accetterà mai alcuna imposizione che riguardi i propri diritti, qualunque danno a breve e medio termine essa debba sopportare.

La "tempistica" non poteva essere più indovinata, dovendo, il primo dicembre, i ministri degli Esteri dell'Unione Europea riunirsi per approvare nuove sanzioni che potrebbero colpire il sistema finanziario e le esportazioni di petrolio iraniano. Difatti non è alle sanzioni britanniche che i leader iraniani guardano con timore, essendo l’interscambio commerciale relativamente limitato, ma al fatto che gli inglesi, come detto dal Foreign office, possano discutere "sanzioni di ampio respiro nei confronti dell’Iran con i partner dell'Unione Europea".

Tuttavia i decisori iraniani dovrebbero anche considerare l’ipotesi che gli eventi di ieri possano portare ad un effetto contrario a quello auspicato: tornando con la memoria ai casi Rushdie e "Mikonos", gli europei all’epoca reagirono all’unisono si, ma in funzione anti-iraniana.

fonte:  http://goo.gl/J6lpV

di Nima Baheli                                                                                                                     olivia                                                                                                                

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