IL RWANDA CAMBIA LE SUE POLITICHE

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

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Diciassette anni dopo l’ultimo genocidio del Ventesimo secolo, il Rwanda, guidato da Paul Kagame, é un Paese stabile.

Nonostante le contraddizioni interne, uno sviluppo economico che é ancora lontano dal essere omogeneo e un grave disequilibrio tra popolazione e superficie territoriale, che in futuro potrebbe compromettere la stabilità del Paese, questa microscopica ex colonia belga nel cuore dell’Africa é divenuta un modello per il continente.

Con un tasso di crescita economia del 8%, il Ruanda, assieme all’Uganda, rappresenta una success story africana.
Il Governo Kagame é riuscito ad accelerare lo sviluppo del Paese, unica garanzia per evitare lo spettro della guerra etnica.

Secondo il Rapporto della Banca Mondiale ‘Doing Business in a More Trasparent World’, dello scorso ottobre, il Rwanda risulta essere, in Africa, dopo le isole Mauritius e il Sudafrica, il terzo Paese ad offrire ottime e vantaggiose condizioni di lavoro per le imprese.
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La lenta e dolorosa riconciliazione nazionale non é ancora compiuta, ma, a differenza di tutte le altre successivamente avvenute in Africa, non é passata attraverso compromessi e impunità dei colpevoli ma attraverso l’applicazione di una giustizia equa e del dialogo tra la popolazione, e questo è, insieme alla scalata economico-finanziaria, l’altro elemento che rafforza il Paese.

In Ruanda, poi -caso veramente eccezionale in Africa-, la corruzione non é protetta ed incoraggiata dal Governo, bensì duramente repressa.

Kagame sembra aver allontanato i fantasmi del passato grazie ad una ricetta semplice basata sullo sviluppo del Paese, offrendo alla popolazione il dono più prezioso in Africa: la speranza concreta di un futuro migliore.

Questa stabilità ha avuto quale prezzo le interminabili avventure militari all’estero per soddisfare le strategie geopoliche del suo principale padrino, gli Stati Uniti, e la progressiva abdicazione dello Stato a gestire l’economia accelerata da una fin troppo frettolosa privatizzazione.
Nel luglio scorso la Banca di Kigali ha ceduto il 25% delle sue azioni ad investitori privati. La vendita delle azioni é la prima fase per la quasi totale privatizzazione della Banca Centrale.

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 Il Rwanda non smette di sorprendere il continente. Dal primo semestre del 2011 Paul Kagame ha completamente stravolto la politica estera del Paese fino ad ora asservita alle volontà di Washington ed indebolita dal contrasto con l’Uganda; conflitto nato dal controllo delle risorse naturali del Congo nel lontano 2004, dove i due eserciti si affrontarono per un’intera settimana nella città congolese di Kisangani distruggendola.

Il Governo di Kagame é riuscito a mettere un suo uomo alla Presidenza della Comunità Economica dell’Africa dell’Est (Burundi, Kenya, Rwanda, Tanzania, Uganda).

Inoltre, ha scelto di porre fine alla guerra fredda con il Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni, che aiutò il Fronte Patriottico Rwandese di Kagame a prendere il potere nel 1994.

Accordi di collaborazione economici e militari sono stati recentemente stipulati tra i due Paesi con la tacita promessa di abbandonare sia l’appoggio da parte di Kagame al leader dell’opposizione ugandese, il Colonnello Kizza Besigye, sia l’appoggio da parte di Museveni alla neonata formazione guerrigliera capeggiata da due dissidenti tusti, il Colonnello Patrick Karegeya e il Generale Kayumba Nyamwasa, che per tutto il 2010 ha reclutato miliziani in territorio ugandese per un’eventuale invasione del Rwanda.
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Totalmente inaspettata, poi, é stata la ripresa delle relazioni diplomatiche e commerciali con il nemico storico, la Francia, nonostante le prove evidenti della complicità dell’ex potenza coloniale nel genocidio del 1994 e dei successivi tentativi di destabilizzazione non ancora del tutto conclusi.

In un’intervista rilasciata da Paul Kagame al mensile ‘The African Report’ (edizione di ottobre 2011) il Presidente Rwandese spiega: “La Francia gioca un ruolo molto importante in Europa. Buone relazioni con questo Paese sono per noi un valore aggiunto. Questo non significa dimenticare il passato ma guardare al futuro.”

Da esperto stratega il Presidente sta aprendo il Paese alle potenze economiche del BRICS, incoraggiando soprattutto il Brasile, il Sud Africa, l’India e la Cina ad investire nel Rwanda.

Esperti politici ed economici regionali individuano una elementare ragione per questa radicale rivoluzione nella politica estera del Rwanda: garantirsi la sua sopravvivenza. Si suppone che Paul Kagame abbia compreso che é giunto il tempo di uscire dalla ‘sindrome Israeliana’ che ha dominato la politica interna ed estera del Paese per quasi vent’anni.
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Questa sindrome portava a considerare la minoranza tutsi come una etnia minacciata da orde di bantu (le varie etnie africane provenienti dal Sud Africa che sono maggioritarie nei Paesi del Centro Africa, Africa dell’Est e Africa del Sud) e hutu che rivendicavano lo sterminio totale, proprio come Israele vede le popolazioni arabe dei paesi confinanti.

Per evitare l’olocausto la minoranza tutsi si rafforzava all’interno del Paese offrendo sviluppo alla maggioranza hutu, ma mantenendo saldo il potere mentre si dedicava a guerre ‘preventive’ come fu l’avventura nel Congo che durò quasi sette anni.
La classe dirigente rwandese sembra aver compreso che la ‘sindrome Israeliana’ a lungo termine non avrebbe evitato l’olocausto, ma avrebbe rafforzato l’odio delle popolazioni bantu elemento principale per un eventuale secondo tentativo di genocidio.
Il Rwanda si stava sempre più isolando contando esclusivamente sul suo alleato americano. Il campanello d’allarme fu l’inizio della guerra fredda con l’Uganda, unico alleato regionale che ha sempre garantito discretamente la sopravvivenza del Nuovo Rwanda.

Rwanda2011-44Grazie all’evoluzione del pensiero politico della classe dirigente rwandese l’attuale rivoluzione nella politica estera permette non solo di allontanare lo spettro dell’olocausto, ma di rafforzare la posizione del Paese nella Regione, di controllare con l’Uganda l’Est del Congo, oramai divenuto un satellite economico di Kampala e di Kigali, di equilibrare le relazioni con gli Stati Uniti tramite le potenze economiche del BRICS e di scongiurare i piani di destabilizzazione da parte della Francia offrendole una normalizzazione dei rapporti, ma soprattutto possibilità di investimenti che dal 1995 erano stati completamente negati agli imprenditori francesi.

fonte: http://goo.gl/jxFT5

di Fulvio Beltrami                                                                                        

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