Il sisma ha danneggiato il sistema di raffreddamento della centrale nucleare di Fukushima.
Come funziona un reattore.
Una serie di barre di uranio rivestite con una lega di zirconio sono immerse nell’acqua.
Il calore generato dalla reazione nucleare del combustibile trasforma l’acqua in vapore che aziona le turbine per produrre elettricità.
In caso di arresto, alcune barre di controllo, posizionate tra quelle di combustibile, possono essere sollevate e abbassate per fermare la reazione nucleare.
Nel terremoto in Giappone le barre di controllo hanno funzionato correttamente.
Tuttavia, anche se la reazione si ferma, le barre di combustibile continuano a rilasciare quantità enormi di calore, per il decadimento di elementi chimici radioattivi.
Per evitare che si surriscaldino, devono essere immerse nell’acqua di raffreddamento.
In Giappone è mancata l’elettricità necessaria ad avviare il sistema di raffreddamento.
I tecnici hanno aggiunto acqua, ma ha cominciato a evaporare troppo rapidamente.
Le barre sono rimaste esposte all’aria, surriscaldandosi.
Mentre le temperature salivano vertiginosamente, la lega di zirconio che riveste le capsule ha cominciato a fondersi, rilasciando gas radioattivi e idrogeno.
Probabilmente è proprio l’idrogeno ad aver provocato l’esplosione del 12 marzo.
Non si sa, invece, se ci sia stata fusione di parte del combustibile.
In una fusione totale il combustibile precipiterebbe sul fondo del reattore, bruciando e forse sfondando la base dell’involucro di cemento armato che lo racchiude.
Nel peggiore dei casi, c’è il rischio che il combustibile fuso esca da tutte le strutture e rilasci quantità enormi di materiale radioattivo. I fisici, però, non sono sicuri che questo possa succedere.

Quando il pomeriggio dell’11 marzo c’è stato il terremoto, Tomoichi Yamada, 40 anni, stava lavorando in una stazione di servizio a Okuma, a tre chilometri di distanza dalla centrale nucleare. Nonostante la catastrofe, Yamada ha continuato a lavorare per aiutare i terremotati della zona ed è tornato a casa solo la sera.
Non potendo lavorare, dato che la stazione di servizio è all’interno della zona evacuata intorno alla centrale subito dopo il terremoto, Yamada si è trasferito con la famiglia a casa della suocera.
Il 12 marzo, però, dopo l’esplosione nel reattore numero 1 della centrale, sono state allontanate le persone che si trovavano nel raggio di 20 hilometri dall’impianto: nell’area si trova la casa dei suoceri di Yamada.

L’uomo e la sua famiglia si sono allora spostati a casa della sorella maggiore
di Yamada, appena fuori dalla zona evacuata.
Ma dopo l’esplosione al reattore numero 3 della centrale si sono dovuti trasferire in una palestra pubblica trasformata in rifugio.
Prima di sera nella palestra c’erano più di 200 persone, molte più della sua capacità.
Come Yamada, molti abitanti della zona sono riusciti a malapena a raggiungere la palestra prima che i serbatoi delle loro auto rimanessero a secco.
Il 15 marzo è arrivata la notizia che il reattore numero 2 aveva dei problemi. Yamada, che insieme alla sua famiglia ha già cambiato tre rifugi, è felice
di essere in salvo, ma le fughe radioattive dalla centrale di Fukushima lo angosciano.
“Vogliamo andare a ripulire la nostra casa dai detriti, ma fino a quando il livello di radioattività non si abbasserà non potremo tornarci.
L'Internazionale.
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