IL SISTEMA PRODUTTIVO CAPITALISTA NON E' MAI STABILE

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

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E’ impresa difficile – se non impossibile – parlare di Karl Marx senza suscitare reazioni faziose tanto a destra quanto a sinistra. Quando l’input arriva dagli Stati Uniti – o meglio da Harvard e Yale – e non da Pyongyang, il peccato è però irrinunciabile.

La recente scoperta del pensatore di Treviri nella terra simbolo del capitalismo è affascinante e ci può far riflettere. Quasi bandito fino a poco tempo addietro nei dipartimenti di economia delle grandi università a stelle e strisce, a vent’anni dalla caduta dell’URSS e mentre ogni giorno si cerca di tenere a galla l’economia globale, l’ideologia sembra aver finalmente lasciato spazio all’analisi.

95714-004-FEADEDA8.jpgAttenzione, negli USA non si sono scoperti comunisti da un giorno all’altro, né chi scrive è preso da un attacco di bolscevismo. La ratio del rinnovato interesse per i lavori di Marx è semplice: ci troviamo davanti ad un dottore che compresa la malattia aveva prescritto la ricetta sbagliata. In altre parole, Marx – senza dimenticare quelli che hanno agito in suo nome e conto senza alcuna delega – avrà anche fallito sul comunismo, ma a conti fatti ci aveva preso in gran parte sul capitalismo.

Mettendo da parte la stretta dicotomia borghesia-proletariato e la teoria del valore aggiunto – forse già deboli all’epoca de “Il Capitale” – e prendendo spunto dal dibattito in atto, è possibile trarre dalla critica socioeconomica marxiana alcune osservazioni che abbiamo ignorato per troppo tempo. Rivediamole brevemente.

Nella sua trattazione, Marx attribuisce al capitalismo un importante slancio capitalismo-2.jpginiziale in grado di innescare una forte crescita trainata dagli investimenti in tecnologia e produttività. Con lo sviluppo del sistema però i profitti si spostano in maniera crescente dal lavoro al capitale promuovendo così il crollo dei salari reali, la concentrazione del reddito e la conseguente disuguaglianza sociale. Dice qualcosa l’attualissima protesta del 99% conto l’1%? Il libero mercato diviene per definizione antisociale nel momento in cui la persecuzione del profitto non viene a coincidere con il socialmente auspicabile.

Per Marx, il sistema produttivo capitalista non è mai stabile, ma è bensì sottoposto ad un’alternanza di picchi endogeni verso l’alto e verso il basso.  Quando i salari sono in stagnazione o recessione, il sistema economico si trova a produrre più di quanto riesca ad assorbire e i profitti reali crollano: in una parola, crisi.

capitalismo21.jpgDati aggregati quali il PIL potrebbero ingannare, ma i profitti “artificiali”che non creano valore condivisoin quel caso contano quanto quelli reali. Fino ad oggi il sistema è sempre riuscito a rigenerarsi dopo le crisi attraverso aggiustamenti più o meno gravosi. Tale situazione, al momento attuale, è sotto gli occhi di tutti. Da quanto ormai combattiamo ogni giorno con le ansie dei mercati?

Ad un livello profondo di analisi sociale ci si scontra poi con due concetti quali la falsa coscienza e il feticismo della merce. Secondo Marx, in un sistema capitalista i lavoratori tendono ad agire all’interno di esso riproponendo valori a loro alieni, in quanto è la società – e chi la controlla – a produrre la coscienza e non il contrario.

È in questo modo che si arriva al feticcio, all’adorazione del bene, alla società consumistica che sposta il valore dove valore non c’è, che fa del mezzo uno scopo e porta il bene a corrispondere con il benessere. Non viviamo nel mondo del marketing e della pubblicità?

Oggi il capitalismo – così come lo conosciamo – non è ancora in pericolo, ma come mai era successo in passato tutti i suoi modelli si stanno provando inefficienti davanti alla prova della sostenibilità, da qualsiasi lato si guardino.

La variante di matrice anglosassone è quella che si avvicina di più alle 221-capitalismo-y-socialismo.jpgprevisioni di Marx. Il modello europeo ha legato a doppio filo Stato e mercato, riuscendo più di ogni altro a conciliare diritti economici e sociali. Ad oggi deve però lottare alla ricerca dell’efficienza con costi di produzione del benessere sempre più elevati e con una unificazione economica abbozzata e lasciata incompiuta.

Il “socialismo capitalismo con caratteristiche cinesi”, assodata la crescita spaventosa vissuta dal Paese di Mezzo negli ultimi 30 anni, non è ancora proprio di una “economia avanzata”, mancando di una vera e propria classe media ed essendo in larga parte sostenuto da un agente economico – lo Stato – di fatto deresponsabilizzato.

Non esistono ancora sistemi economici alternativi degni di tale appellativo, ma forse tra non molto arriverà il momento di iniziare seriamente a riflettere nel merito. Nel pensare un nuovo modello, con l’incertezza che regna sovrana, recuperare alcuni degli avvertimenti di Marx potrebbe non essere più fantascientifico, nel momento in cui le sue arcaiche previsioni assumono una rilevanza sempre più attuale.

 

 fonte: http://www.meridianionline.orgolivia

di Paolo Ganino



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