IN QUESTI GIORNI LA "TRISTEZZA" CI PERVADE.
Tristezza
di Emanuele Rossi
Fonte cadoinpiedi.it
Un sentimento che pervade l'animo, in questi giorno di crisi economica, politica e morale dell'Italia user-pic Tristezza.
Una parola che in questi ultimi giorni è stata presente tra le tag ai post di molti blog, in Italia.
Dai migliori, a quelli più modesti, si parla di questo stato dell'animo umano, un po' ovunque. Ma sempre con lo stesso riferimento. La situazione italiana.
A cominciare dalle nuove intercettazioni che vengono a galla, sulle ormai annose vicende dei festini di Arcore.
Quelli che coinvolgono il nostro settantenne Presidente del Consiglio, a quanto sembra molto affaccendato - tramite faccendieri di turno, vedi Tarantini nel caso - in faccende amorose.
Sexy commedia all'italiana, con immagini che evocano quasi lo hieros gamos di più fresca e vivida, kubrickiana memoria - vedi Eyes Wide Shut. In tutto questo la tristezza vien fuori sia come uso comune, come definizione neo-slang, gergale, "mi fa tristezza" - indicando consumatore o consumate, indifferentemente - sia come reale stato d'animo.
La tristezza del declino.
"Quando uno che da decenni ammannisce agli italiani il mito di se stesso come simbolo vivente di imperitura giovinezza, eterno vigore, prodigiosa
vitalità, è costretto a difendersi dichiarando pubblicamente di essere un vecchio facoltoso che invita gente a cena pur di avere intorno qualche Cristo che rida alle sue barzellette e lo ascolti cantare, vuol dire che il fondo del barile è stato prima raschiato, poi scartavetrato e infine consumato del tutto".
Scriveva ieri uno dei top blog italiani - Metilparaben.
Quella stessa sensazione, che provi leggendo le dichiarazioni rilasciate nell'estate 2009 in cui di "quel" Tarantini non ci si ricordava nemmeno bene il nome, rispetto a quelle degli ultimi giorni.
Dove lo stesso si trasforma in un "Signor Tarantini", bisognoso di aiuto. Sconforto davanti a chi prova continuamente a cambiar le carte in tavola, a maneggiare le regole del gioco a piacimento, ma ormai senza più maestria - declino.
Mestizia davanti a chi prova ad ingannare, ma non ne è più capace: un Lupin artritico, che per ogni colpo, commette gaffe.
Pochi, e ancora più sconfortanti, sono quelli che ancora seguono la carta giusta nelle tre.
Poi in linea con questo, c'è la tristezza nella mancanza di rispetto, quella che si fonde con l'indignazione di chi parla, grida, sbraccia, ma non è mai ascoltato.
Conseguenza della perdita del contatto con la realtà.
Contatto che si è perso, nel politico che in TV dice di essere povero, perché guadagna non più di 145mila euro l'anno.
In chi è costretto ad alleviare le proprie sofferenze esistenziali con orde di ragazze sculettanti, travestite da Dio solo sa cosa.
In chi per aiutare una "famiglia in difficoltà", regala i soldi - ventimila euro - per una vacanza a Cortina.
Tristezza, perdita del controllo. Con 20mila euro, se proprio l'impulso alla beneficenza era incontenibile, si sarebbero potute aiutare 20 famiglie. Anzi, addirittura, anche 40, visto i famosi "chiari di luna.." nazionali.
In chi dichiara la fine di uno Stato - il nostro, il mio, il vostro - per proclamare il momento della venuta di un altro.
Il loro, fantomatico, immaginario, chimerico: quella Padania, di cui
nemmeno i membri ad honorem conoscono bene i confini.
Pensandoci, c'è su tutto questo, una tristezza più grossa.
Generale. Nazionale.
Eccola la peggiore del tris.
La tristezza che avvolge il nostro stato.
La tristezza del limbo in cui ci siamo cacciati.
La tristezza simile a quella di prima, del declino.
La tristezza di una grande paese, affossato da piccoli uomini.
La tristezza dei numeri, innaturali, enormi, che ci hanno continuamente impegnato le meningi in questi tempi di Manovra.
La tristezza, questa si amarissima, della consapevolezza.
Conseguenza della realtà, quella vera, che vede le difficoltà di tutti i giorni. In cui le vacanze a Cortina puoi dimenticartele, cento mila euro li
guadagni in dieci anni, e non ti sogni nemmeno di chiamare un mucchio di sgallettate per fare un festino.
Ti fermi un attimo e capisci perché la tristezza va di moda, in questi giorni. Di cosa vuoi esser felice?
http://www.cadoinpiedi.it/2011/09/23/tristezza.html
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