"L'AVVENTURA DI LAMPEDUSA IN UN PAESE CHE PREPARA I SUOI NEMICI" DI FURIO COLOMBO.

Pubblicato il da tommasoliguori50

sbarchi lampedusa getty 1L’avventura di Lampedusa
In un paese che prepara i suoi nemici

 

i nostri comportamenti li hanno trasformati in "nemici"...I fatti di questi giorni lo dimostrano.

 

 

Furio Colombo
Fonte: Rivista "Alfabeta2"


Il gruppo comprendeva una decina di giovani alti, con magliette pulite, forse regalo di qualcuno nell’isola, i capelli in ordine come chi ha già un po’ di esperienza di «vita pubblica», facce attente ai dettagli e consce del sorriso come strumento di contatto.

«Viva l’Italia», ha detto uno, ma senza gridare e senza scherzare.

L’Italia, in quel momento, era uno scoglio di Lampedusa.

Sembrava impossibile che quei ragazzi fossero scampati al mare.

Il mare era a pochi passi sotto lo scoglio, scuro e malevolo, così rumoroso da coprire quasi le voci.

Ma i giovani alti erano convinti di vivere un momento sbarchi lampedusaspeciale e volevano dirlo.

«L’Italia ci ha salvati e ci ha accolti e noi saremo sempre grati a questo paese».
Quando si è così giovani c’è tutto il tempo per restituire un favore.

«Siamo salvi, siamo liberi per merito vostro».
Ascoltandoli l’immagine si faceva più netta, come quando cominci a capire i personaggi di un film.

Le voci avevano la precisa e sciolta chiarezza di chi è abituato a esprimersi, chiedere, rispondere, conversare, sostenere e superare un esame, o fare bene un lavoro non manuale.
Le voci, due su tre, ti parlavano in un francese da buona università, compresi i colloquialismi e le battute.

Un’altra voce usava bene l’inglese.

L’italiano impreciso di un altro era il tentativo di un principiante serio che ha già visto certi testi e certi film, e viene comunque dalla scuola, non dalla strada.

E il conversatore in arabo, tradotto dai suoi compagni di viaggio (chissà se erano amici o se si erano conosciuti sulla barca che per caso non era affondata) era veloce e deciso, e nella traduzione sentivi un risoluto linguaggio politico.
Era facile capirli nonostante lo sbattere violento del mare.
«Saremo italiani, non dimenticheremo mai che su questa terra italiana – col piede pestavano lo scoglio – abbiamo trovato rifugio e salvezza. Voi conterete su di noi e noi ci saremmo perché questa, adesso, sbarco-Lampedusa-copia-1è la nostra terra».
Uno dei giovani alti era laureato in Ingegneria.

Gli altri non so.

Ma so che la mattina all’alba mi hanno detto ciò che sapevano, ciò che agenti di polizia cauti e di buone maniere avevano appena comunicato: partenza in aereo per Trapani, con altri cento giovani appena sbarcati, identificazione, pratiche burocratiche e poi liberi.

Ancora un’occasione per dirmi: «Molti vogliono andare in Francia. Noi pensiamo che si debba lavorare in Italia per restituire l’aiuto che ci avete dato nel peggior momento della nostra vita».

Intanto scorreva, in altri luoghi dello stesso paese, la Repubblica italiana, un’altra storia.

In questa seconda storia tutto è diverso, tranne l’isola, lo scoglio, i giovani appena salvati dalla traversata del mare e la loro felicità e gratitudine verso l’Italia.

Infatti si stava consumando un imbroglio di quelli che lasciano una cicatrice sul volto di un paese.

Quei giovani, e altri ottocento tunisini che tanti cittadini, a Lampedusa, hanno descritto come «molto educati », «bravi figli» («magari i miei figli si comportassero così», ho sentito esclamare) nel giro di due giorni sono stati ingannati (dopo l’identificazione sarete liberi») portati con false ragioni a Trapani e imbarcati immediatamente per i paesi dai quali erano fuggiti attraverso disperati e rischiosissimi viaggi in mare, riconsegnati nelle mani della burocrazia, della polizia dalla quale avevano cercato soccorso e rifugio in Italia.

Per alcune ore hanno creduto di avere trovato una loro terra promessa.

Per alcune ore hanno creduto a un inganno che ricorderanno per sempre.

Se si pensa che uno dei paesi di provenienza era l’Egitto e un altro la Libia, sbarchi-lampedusa 650x435(il terzo la Tunisia) l’operazione è stata certamente immorale, ha negato diritti fondamentali garantiti dalle Nazioni Unite, ha esposto molti di loro a gravi rischi di prigione e vendetta, forse, per alcuni, di vita.
L’avventura di Lampedusa Il fatto è che quando un paese – l’Italia – si chiude nella camera stagna di pregiudizio inventato dalla fantasia squallida della Lega Nord, e quando, per disgrazia, in quel paese il ministro dell’Interno è uno dei capi più fanatici e accesi della Lega Nord, uno degli Inventori di un’ottusa percezione del mondo (la politica del mio villaggio, unico e superiore), la disgraziata sequenza è fatale.

Bisogna sapere che è stato fabbricato un percorso di notizie false.

Benché il ministero dell’Interno disponga di personale esperto nella valutazione dei casi di rischio internazionale, non c’è stata alcuna intervista, alcuna valutazione, alcun tentativo di sapere e capire.

I giovani immigrati scampati al mare e alla traversata, quasi tutti con buona scolarità e buone ragioni per legarsi all’Italia, sono stati respinti con una menzogna («dopo l’identificazione sarete liberi nel nuovo paese») sulla base di una caccia all’untore.

Il ministro dell’Interno in persona ha mentito al paese e ai colleghi dell’Unione europea dicendosi in possesso della seguente allarmante Sbarchi_Lampedusa.jpgnotizia: Gheddafi aveva aperto le carceri e inviato deliberatamente in Italia i peggiori criminali delle sue prigioni con propositi d’infiltrazione terroristica.

Come questa invenzione da ministro della propaganda hitleriano sia stata accettata anche quando (come nella piccola storia narrata all’inizio) i profughi che credevano di avere raggiunto un paese libero erano in gran parte tunisini o egiziani, è spiegabile solo con la complicità della grande stampa, e il cauto silenzio di ciò che resta della sinistra, dove tanti conservano ancora la speranza di una possibile, futura alleanza con la Lega.

L’insieme delle due posizioni, più la tenace vendicatività della Lega contro chi crea ostacoli al suo monopolio della paura, ha reso possibile l’indisturbata circolazione della menzogna Maroni (il ministro dell’Interno) e la sua conseguenza fuori legge e fuori Costituzione: l’espulsione truffaldina dei rifugiati senza alcuna possibilità di contatto con i nuovi venuti e di esame dei loro diritti.

Anche la più fondata e drammatica condizione di diritto d’asilo sarebbe andata perduta nella catena di montaggio delle espulsioni automatiche.

Un oltraggio a qualunque sentimento di umanità e di solidarietà umana, è il primo, naturale pensiero di molti. È un pensiero fondato, ma è solo una rivolta-immigrati 225x150parte del delitto che è stato commesso.

L’Italia è l’unico paese industriale d’Europa a soffrire di uno squilibrio marcato nella linea di successione: mancano i figli.

Manca oltre un terzo dei cittadini giovani che dovrebbero subentrare in tutte le funzioni e a tutti i livelli della vita sociale, dai livelli più elementari della fatica fisica a quelli più sofisticati e complessi della sperimentazione e della ricerca.
Prontamente la cultura xenofoba della Lega Nord si impossessa delle tradizionali paure della classe media, agitando il fantasma del duro momento economico.

Ma un terzo dei figli manca comunque all’Italia, nella buona e nella cattiva sorte.

E manca dunque anche per progettare una ripresa, o – come si dice nel discutibile linguaggio di certi esperti per tornare alla crescita.

La vera ansia dovrebbe essere motivata dal vuoto di visione, di progetto, di percorso da seguire, di cose da fare, insomma di politica.

Una sporca nebbia di malgoverno copre il paesaggio rendendolo più disagevole che altrove: non sai niente, non vedi niente e sai che non si discute di niente.

Nel vuoto senza immagini di un futuro possibile senti poco e male, e 20110801 bari-incidenti15soltanto a tratti, segnali di vita dell’opposizione, comunque si chiami e comunque ideologicamente si qualifichi.

La barriera razzista della Lega Nord, che al momento di scrivere queste note, aveva ancora un ruolo chiave nel malgoverno italiano, ha provveduto a spezzare un legame che ci veniva offerto dalle drammatiche condizioni del mondo mediterraneo più vicino a noi: un’immigrazione giovane e spontanea pronta ad assumersi il ruolo di figli mancanti per il futuro italiano, motivati dalle circostanze e dalla missione che l’Italia avrebbe potuto avere nella vita del Mediterraneo: una nuova America.

Tenga conto il  lettore che questa narrazione permette di intravedere solo un dettaglio di una politica cieca, disumana e sbagliata molto più vasta.

Quella politica ha coinvolto e coinvolge il destino di centinaia di migliaia di persone, proprio nel punto e nel momento in cui quel destino si sovrappone al destino italiano. In quella folla respinta e sprecata ci sono famiglie spezzate, bambini ignorati, adolescenti respinti contro la legge e i princìpi internazionali, diritti d’asilo mai esaminati,  detenzioni lunghe e arbitrarie in quei campi di concentramento senza regole e senza diritti che sono i Centri d’identificazione e di espulsione, barconi affondati nel mare senza che nessuno abbia mai saputo circostanze e ragioni (si sa di
centinaia di morti, ma è facile immaginare che la mancanza di notizie copra tragedie immensamente più grandi), il caso di una grande nave passeggeri giunta dalla Libia sulle coste italiane in piena guerra, carica – come mostrano le fotografie scattate sul ponte e dai filmati tv – di centinaia di 160609171-bad7c24f-7201-4010-8cda-49c8f2975d68famiglie in fuga, con una quantità di bambini, a cui è stato impedito non solo lo sbarco ma persino l’attracco.

La nave (1800 passeggeri di tutte le età) è stata rifornita al largo e respinta verso le coste libiche, mentre l’insurrezione stava diventando guerra civile e i bombardamenti Nato si facevano più intensi.
Sono gli stessi giorni in cui il governo italiano guidato, in politica estera, dalla Lega, invoca pattugliamenti in mare (il mare presidiato dal blocco navale della Nato intorno alla Libia) per impedire che i migranti possano filtrare verso l’Italia. Impossibile non sapere che in quel momento i migranti sono profughi di guerra e di persecuzione. Basti leggere le motivazioni delle Nazioni Unite e della Nato per spiegare la missione militare contro il governo libico.

Impossibile non sapere che l’Italia avrebbe potuto trovare, in quel momento di caos della storia, i suoi figli mancanti.

Invece ha lavorato senza tregua a fabbricare la sua immagine peggiore e a preparare i suoi nemici.

 

http://www.alfabeta2.it/

 

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