L'INFLUENZA DEL QATAR NELLA POLITICA ARABA
Il Qatar è stato determinante per rovesciare Gheddafi e per definire la posizione di condanna della Lega Araba nei confronti del regime siriano; stretto fra i due più grandi rivali della regione, l’Arabia Saudita e l’Iran, il Qatar ha sempre giocato un ruolo “fuori misura” nel Golfo, ma mai a questo livello – scrive il giornalista Anthony Shadid
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Il Qatar è più piccolo del Connecticut, e la sua popolazione nativa, pari a 225.000 persone, non riempirebbe uno dei quartieri più grandi del Cairo. Ma per un paese che ispira in parti uguali irritazione e ammirazione, ecco il suo curriculum nelle rivolte arabe, fino a questo momento: il Qatar si è dimostrato decisivo per isolare il leader della Siria, ha contribuito a rovesciare il leader della Libia, si è offerto come mediatore nello Yemen e conta fra i suoi amici la figura più influente della Tunisia.
Questa lingua di sabbia a forma di pollice sul Golfo Persico è emersa come il paese arabo più dinamico negli sconvolgimenti che stanno ridisegnando la regione. Le sue intenzioni rimangono oscure ai suoi vicini e persino ai suoi alleati – alcuni dicono che il Qatar ha un complesso “napoleonico”, altri dicono che ha un’agenda islamista. Ma il suo peso politico è una lezione su ciò che si può ottenere con alcune tra le maggiori riserve mondiali di gas, con la rete di notizie più influente della regione (Al-Jazeera), con un arsenale di contatti (molti dei quali con una connotazione islamista), e con delle strategie politiche all’interno di una monarchia assoluta concentrata nelle mani di un solo uomo, il suo emiro, Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani.
Il Qatar è diventato un contrappeso vitale in un mondo arabo in cui le potenze tradizionali sono sconvolte dalla rivoluzione, fossilizzate da leadership invecchiate, o si stanno ancora riprendendo dalla guerra civile, e dove gli Stati Uniti sono visti sempre di più come una potenza in declino.
“Il Qatar ha riempito un vuoto? Sì”, ha dichiarato Bassma Koudmani , leader dell’opposizione siriana che ha accreditato al Qatar un ruolo chiave nella sorprendente decisione della Lega Araba, sabato scorso, di sospendere la Siria e isolare un governo al centro dei rapporti regionali. “Sta riempiendo uno spazio e un ruolo che non è stato assunto da altri paesi”.
Stretto fra i due più grandi rivali della regione, l’Arabia Saudita e l’Iran, il Qatar ha sempre giocato un ruolo “fuori misura” nel Golfo, ma mai a questo livello. Il paese ospita un’enorme base aerea americana, ma alcuni funzionari americani sono sospettosi riguardo al suo recente appoggio ai leader islamisti, in particolare nella guerra in Libia.
Furiosi per il suo ruolo nel guidare il voto della Lega Araba, i funzionari siriani lo hanno definito un lacchè degli interessi americani ed israeliani. Lunedì, la Siria ha dichiarato che avrebbe boicottato i Giochi arabi che si terranno il mese prossimo a Doha.
Ma pur con tutte le contraddizioni presenti all’interno delle sue politiche – e sono numerose – il Qatar sta promuovendo un cambiamento decisivo nella politica araba, che molti in Occidente devono ancora comprendere: un Medio Oriente dominato dai principali partiti islamici, portati al potere in una regione che è più democratica, più conservatrice e più tumultuosa.
“Il Qatar è un paese senza ideologia”, ha dichiarato Talal Atrissi, un commentatore e analista politico libanese. “Sa che gli islamici sono il nuovo potere nel mondo arabo. Questa alleanza getterà le basi per una piattaforma di influenza in tutta la regione”.
Non tutti ne sono contenti.
“Chi è mai il Qatar?”, ha chiesto bruscamente Abdel-Rahman Shalgham, ambasciatore della Libia presso le Nazioni Unite, questo mese sul canale arabo di una stazione satellitare tedesca.
Funzionari siriani hanno posto la stessa domanda, con l’aggravarsi della crisi tra i due paesi una volta amici. I sentimenti personali sembrano essere fortemente presenti nella politica del Qatar, come ad esempio nel caso della Libia, dove la moglie dell’emiro, Sheika Mozah , aveva trascorso del tempo da bambina. Il Qatar è stato a lungo un intermediario con la Siria, e ha investito molto in un’economia che il presidente Bashar al-Assad stava cercando di modernizzare. Ma diplomatici e analisti dicono che Sheik Hamad si sarebbe sentito respinto da Assad nel mese di aprile, subito dopo che la rivolta in Siria aveva avuto inizio.
Alcuni vedono la politica del Qatar in Siria attraverso una lente settaria, visto che esso sostiene una rivolta prevalentemente sunnita. (Il Qatar ha anche sostenuto l’intervento saudita nel vicino Bahrein per contribuire a sedare le proteste sciite). Altri la considerano più una politica opportunistica, che offrirebbe al Qatar un modo per riallinearsi in un Medio Oriente in cui la Siria ha spesso messo l’una contro l’altra forze antagoniste – Turchia, Iran, Israele, Arabia Saudita e i diversi protagonisti della scena libanese.
“La Siria è un punto di snodo cruciale in Medio Oriente”, ha dichiarato Shaikh Salman , direttore del Brookings Doha Center in Qatar. “La Siria è un obiettivo troppo allettante per non farsi coinvolgere dall’esterno, e sono sicuro che il Qatar lo farà”.
E’ l’ambizione a muovere Doha, il cui convulso skyline evoca una Baghdad medievale ibridata con “Blade Runner”. L’economia del Qatar offre indicatori superlativi: il più alto tasso di crescita del mondo e il più alto reddito procapite. Il suo emiro, un uomo imponente la cui corpulenza era stata derisa dal colonnello libico Muammar Gheddafi, ha cercato di conciliare ciò che potrebbe essere considerato inconciliabile.
Per Yusuf al-Qaradawi, un influente islamista egiziano, il Qatar è divenuto casa propria. Lo stesso vale per Ali Sallabi, un islamista libico di primo piano. Khaled Meshaal, leader di Hamas, ha una residenza nel paese, e sono diffuse le speculazioni secondo cui i Talebani dell’Afghanistan potrebbero aprirvi un ufficio. Scuole e aziende americane sono anch’esse presenti nel paese, alloggiate nei complessi più moderni.
“Portateli qui, date loro dei soldi, e tutto funzionerà”, ha detto Hamid al-Ansari, direttore di un giornale, a proposito dello stile del Qatar, scherzando solo a metà.
Il denaro si è dimostrato determinante nel ruolo giocato dal Qatar in Libia quest’anno. Alcuni diplomatici affermano che centinaia di milioni sono stati convogliati verso l’opposizione, spesso attraverso canali che il Qatar aveva coltivato con gli espatriati nel paese, in particolare con Sallabi e Abdel Hakim Belhaj, il capo del Consiglio militare di Tripoli, che in passato condusse un’insurrezione islamista in Libia. Una stazione televisiva dell’opposizione libica è stata costituita a Doha. Il Qatar ha anche inviato consulenti di formazione occidentale che hanno contribuito a finanziare, addestrare e armare i ribelli libici.
Ma l’apparente preferenza del Qatar per gli islamici in Libia ha provocato le ire di figure di orientamento più laico nel paese. I funzionari del Qatar respingono le accuse, ma altri suggeriscono che Sheikh Hamad, che rovesciò suo padre nel 1995, abbia una simpatia per le figure islamiche, le quali richiamano l’orientamento conservatore degli Stati del Golfo molto più di quanto non facciano figure laiche come il presidente siriano Assad.
fonte: http://goo.gl/5dIRb
di Anthony Shadid
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