L'ITALIA IN BILICO. -
L'Italia in bilico
da "Poveri, noi" di Marco Revelli.
Poco sopra all'esercito degli "ufficialmente poveri vi è lo strato mobile, spesso crescente degli "impoveriti".
Di coloro che tali si sentono, e soprattutto temono di diventarlo in forma stabile.
Si tratta di quei 19 milioni di persone che non possono essere definite tecnicamente come povere, per il reddito, la spesa mensile, il consumo che praticano etc., ma che della povertà, o della minaccia della povertà, portano tutte le stigmate.
Quattro milioni di individui "arrivano con grande difficoltà alla fine del mese" e non possono affrontare una spesa imprevista di 700 euro senza "finire sotto".
Tre milioni e mezzo sono in difficoltà per le spese della vita quotidiana.
Nei dodici mesi precedenti l'intervista hanno avuto scarsità di denaro per acquistare cibo, per pagare spese mediche, tasse, o comprare vestiti.
Sei milioni di persone sono censite come "vulnerabili".
Spesso proprietari dell'appartamento in cui vivono, con la disponibilità di auto, televisore, elettrodomestici etc. e tuttavia dichiaratamente in difficoltà.
I vulnerabili sono autonomi, impiegati, in qualche caso quadri, spesso coperti da ammortizzatori sociali, con un peso familiare normalmente accettabile e divenuto insostenibile per necessità di cure specialistiche, cassa integrazione o impossibilità a prestare lavoro straordinario.
L'Italia è ormai in condizioni di strutturale precarietà. Che è e si percepisce in bilico. incerta tra standard alti di consumo e il baratro dell'indigenza.
Tra l'elevato livello delle aspettative e il basso profilo delle possibilità.
Perseguitata dalla permanente sensazione dell'inadeguatezza dei propri mezzi, delle proprie capacità, del contesto della propria vita, degli interlocutori economici e sociali, delle reti relazionali nelle quali sono inseriti.
Un'Italia oscillante tra paura e rancore, tra depressione ed aggressività, tra il senso del
proprio fallimento personale e la tentaziione di trovare un capro espiatorio.
Queste persone, che strutturavano la propria autostima sulla distanza dagli ultimi, con la deriva verso il basso annaspano.
Tendono a difendere con le unghie e con i denti l'immagine di status che le caratterizza e da cui dipendono le relazioni primarie che ne strutturano la vita quotidiana.
consumano in privato il proprio malessere proporzionale all'immagine di benessere.
Che si sforzano di continuare a comunicare e ricodificano questa situazione come "spaesamento", perchè sentono che il terreno sul quale poggiavano i piedi e che costituiva il luogo sociale della loro esistenza pubblica, si va sgretolando.
"Poveri, noi" Autore: Marco Revelli
Edito da Einaudi"
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