L'UNITA' E LIBERO. PASSO INDIETRO DEL CAVALIERE.??!! PDL,LEGA E TERZO POLO IN UN ESECUTIVO A GUIDA GIANNI LETTA??

Pubblicato il da tommasoliguori50

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Alfano e Verdini: Cav. Lascia
e lui quasi ci pensa

Resistere, ok. Ma fino a un certo punto. Nei retropensieri di Silvio Berlusconi comincia ad affacciarsi l’idea di appendere al chiodo la grisaglia di presidente del Consiglio. L’extrema ratio. Ma il passo indietro, sinora innominabile, è entrato nella rosa delle ipotesi al vaglio del Cav. casini-gianni-letta.jpgNell’ufficialità lui continua a dire, come ha fatto ieri alla conferenza stampa post G20: «Non ho la sensazione che questo governo sia al capolinea». E davanti a telecamere e taccuini recita il mantra di sempre: «Nonostante le defezioni, abbiamo una maggioranza solida e quindi continueremo a governare». Ma la diaspora pidiellina alla Camera e le valutazioni che gli hanno fatto in serata i suoi più stretti collaboratori, Denis Verdini e Angelino Alfano, hanno iniziato a scalfire le sue certezze.

In prima battuta, il premier intende spendersi in prima persona per puntellare il gruppo già risicato del Pdl  a Montecitorio, convinto com’è di ricondurre all’ovile tutti - o quasi - i fuoriusciti e di dissuadere i fuoriuscenti. Li contatterà ad uno a uno, come aveva fatto per allargare la maggioranza in vista del voto di fiducia del 14 dicembre 2010 e di quello letta-scaroni.jpgdel 14 ottobre scorso. Ma stavolta si lavora a una «soluzione politica», come la chiama Franco Frattini. Berlusconi, infatti, conta di tappare con i Radicali la falla aperta nel Pdl da Alessio Bonciani e Ida D’Ippolito, passati all’Udc, e che minaccia di allargarsi agli altri malpancisti. Non conquistando i sei deputati del Pr con la promessa di un posto al sole, ma siglando un’alleanza formale con Marco Pannella. Nell’entourage del premier ieri si vociferava anche di una telefonata con il leader radicale.

Se fallisse la trattativa con Pannella e alla Camera la maggioranza non avesse più i numeri, l’altra soluzione «politica» potrebbe essere, appunto, il passo indietro. In favore di Gianni Letta o dello stesso Alfano. Rinunciare a palazzo Chigi per salvare il Pdl e allargare la coalizione. Glielo chiedono in tanti nel partito, anche suoi fedelissimi. E una richiesta a prendere in considerazione questo “gesto nobile” gli è stata fatta ieri letta-paenzona.jpgsera, a palazzo Grazioli, durante il ristrettissimo vertice che lo ha visto a colloquio proprio con Verdini, Alfano e Letta. Una discussione che, a quanto trapelato, ha conosciuto anche momenti di tensione, e che ha lasciato il premier più dubbioso che mai, disposto a prendere in considerazione ogni ipotesi, inclusa la più clamorosa. Tutto, persino l’addio a Palazzo Chigi, pur di scongiurare l’esecutivo tecnico.

Prima ancora, a Cannes, c’era stato l’ennesimo duello con Giulio Tremonti, raccontato sul blog del Financial Times. «Lunedì ci sarà un disastro sui mercati se tu, Silvio, resti. A torto o a ragione, il problema per i mercati e per l’Europa sei tu». Così gli avrebbe detto il ministro dell’Economia. Il cui portavoce ovviamente smentisce.

Che i numeri della maggioranza siano per il premier un cruccio più assillante degli ultimatum dell’Europa, Berlusconi lo ha dimostrato anche al G20, dedicando buona parte della conferenza stampa ai transfughi del Pdl. Eppure Berlusconi era molto soddisfatto, riferiscono i suoi, del summit dei grandi della Terra. In particolare per l’atteggiamento di Barack POLO-POLO-NORD.jpgObama. «Ha avuto un comportamento eccezionale con l’Italia, si è mostrato un prezioso amico», ha detto il premier ai giornalisti, «abbiamo apprezzato i suoi interventi». Berlusconi ha confidato che il presidente degli Stati Uniti si sarebbe speso personalmente per l’Italia con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, raccomandandosi con loro di «riservare al nostro Paese la considerazione che merita». Poi un breve passaggio sull’Fmi, in cui il premier ha rivelato di aver «concordato con il Quirinale la nostra richiesta della certificazione da parte del Fondo». E ha espresso «apprezzamento» e non critiche per il giro di consultazioni informali di Giorgio Napolitano. Da qui in poi il resto della conferenza stampa Berlusconi lo ha dedicato alle beghe interne. Prendendo di mira proprio chi ha ceduto o sembra sul punto di cedere alle sirene di Casini & co: «In questo momento abbandonare il gruppo parlamentare e la maggioranza è un atto di tradimento nei confronti del Paese». Però al passo indietro, per la prima volta da quando è a palazzo Chigi, il Cavaliere sta pensando sul serio.

di Barbara Romano
fonte liberonews.it
http://goo.gl/PhKX9

 

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Anche la Lega si prepara al governo Letta

«Obbligo tassativo di presenza. Da martedì sarà guerra». Il messaggino diramato in queste ore dal capogruppo leghista Marco Reguzzoni ai suoi casini-non-sono-in-vendita.jpgdeputati dà l’idea della tensione che si respira nel Carroccio. I big misurano le parole, concentrandosi su un proclama a cui pochi credono davvero: «Se cade Berlusconi ci sono solo le elezioni». «Il nostro scenario è questo», ha ribadito ieri anche Maroni, quello che le urne le vuole meno di tutti, visto che con questa legge elettorale sarebbero soprattutto i suoi deputati a farne le spese, rischiando l’espulsione dalle liste. Ma anche Bossi, al di là delle parole, è perfettamente consapevole che con questi sondaggi intorno al 7% la prova delle urne potrebbe essere dolorosa.

Per questo il Carroccio si sta preparando ad un governo Letta, con una maggioranza allargata al Terzo polo: un’ipotesi vista con grande freddezza da tutte le anime leghiste, ma da cui sarebbe praticamente casini-col-sigaro.jpgimpossibile sottrarsi. L’idea che circola con più insistenza è che già martedì, col voto sul rendiconto di bilancio, «si arriverà allo showdown». «Berlusconi potrebbe trovarsi di fatto senza maggioranza, e quindi costretto a salire al Quirinale per rimettere il mandato», ragiona un deputato. La Lega ha deciso di difenderlo fino all’ultimo: tutti in aula, dunque. Ma sopravvive anche l’idea che il Cavaliere potrebbe resistere ad oltranza. Per questo i leghisti si attrezzano al “dopo”, ma restano alla finestra, a scrutare le mosse del premier e il «suicidio del Pdl», senza sbilanciarsi.

Il Carroccio è scosso però dalle voci di pressing su alcuni suoi parlamentari veneti: un dirigente di punta dell’Udc nel Nord-est li starebbe contattando per convincerli a cambiare casacca, con una promessa di ricandidatura. E Calderoli s’infuria: «Quando assisto alla compravendita dei parlamentari mi viene il vomito». E aggiunge: «In questo governo c’è chi lavora contro e fa il guastatore, servirebbe qualche pedatina nel culo...». Il ministro i trebergamasco attacca anche l’ipotesi di governo tecnico: «È un tradimento delle elezioni, e poi chi lo vota in Parlamento?». E propone di uscire dall’Ue: «Mi chiedo se sia stato un grande affare entrare in Europa, se valga la pena restare».

Al di là dei proclami, si ragiona su «quello che è più probabile», e cioè il governo Letta. «Non ci entusiasma per niente», sospira un maroniano. «Con l’Udc abbiamo già governato e si sa come è andata a finire», ragiona un deputato vicino al cerchio magico di Reguzzoni.

Entrambi consapevoli che l’amara medicina Letta sarà impossibile da scansare.

E dunque ci si prepara a limitare i danni: cercando di mettere nell’agenda del nuovo esecutivo il solito pacchetto di riforme costituzionali, dal Senato federale alla riduzione dei parlamentari.

La nuova stagione potrebbe prevedere un’uscita di Maroni dal Viminale. L’interessato smentisce, ma tra i suoi circola insistente il tam tam: «Bobo potrebbe tornare a guidare il gruppo alla Camera, a lui Bossi non potrebbe dire di no». Un modo per sfruttare questo finale di legislatura per consolidare il potere dentro il partito. Calderoli, invece, resterebbe al polo-a-cavallo.jpggoverno, con il compito di vigilare sul pacchetto di riforme e sull’inevitabile cambio della legge elettorale. Un’ipotesi, quella di Maroni alla guida dei deputati, che avrebbe ancora più consistenza nel caso di un governo Monti, con la Lega all’opposizione. Una strategia che naturalmente si scontra con quella del cerchio magico, che teme la caduta del Cavaliere, avendo acquisito potere e visibilità in questi tre anni di governo. Tra i maroniani l’auspicio è che l’uscita di Berlusconi da palazzo Chigi serva anche a ridimensionare il potere dei cerchisti. «Un minuto dopo non conterebbero più niente».

Silvio o non Silvio, la guerra fratricida tra i padani è destinata a continuare.


di Andrea Carugati
fonte : unita.it
http://goo.gl/cE5ne

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