LA GENTE NON CHIEDE COMUNISMO, MA BUONSENSO!!!

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

Qualcuno svegli Nichi Vendola. “Non si può strappare la foto di Vasto, perché appartiene alle speranze del popolo italiano e non all’album di famiglia del ceto politico”, scriveva il leader di Sel su Twitter, come un qualsiasi innamorato deluso. Andrebbe svegliato per spiegargli come stanno le cose: la foto di Vasto è stata già strappata, e da un pezzo. Non per colpa sua, ci mancherebbe. Ma la realtà è questa.

L’adesione acritica del Pd a Monti e alla sua manovra lacrime e sangue (per i soliti noti), la mega alleanza con Pdl e Terzo Polo, la minaccia di Bersani a Di Pietro (”o voti la manovra o te ne vai per i fatti tuoi”) rappresentano l’ultima e definitiva conferma: il Pd c’entra con la sinistra come il cavolo a merenda. E difatti non vede l’ora di sposarsi con Casini.

Il centrosinistra di Vasto veniva dato per vincente da tutti i sondaggisti, compresi quelli berlusconiani. E invece il segretario del Pd cosa faceva? Continuava a corteggiare l’Udc. La quale flirtava anche col Pdl. La caduta di Berlusconi è stata l’occasione giusta per i neodemocristiani: stare con entrambi, perfetta bigamia. Sotto il rassicurante ombrello del governo tecnico.

Il non essere voluti andare al voto da parte del Pd è la conferma della strategia (naturalmente fallimentare) che D’Alema e Veltroni, per una volta uniti, portano avanti da decenni. Modernizzare la sinistra post-Pci sotto l’insegna del moderatismo più stantìo. Levandosi di torno ogni voce critica e dissonante. Tenendosi buoni quindi tutti i rapporti con l’Italia forte: la Chiesa, Confindustria, Fiat e la finanza.

C’è un ma, però. Che di un moderatismo di questo tipo la gente ne è stufa. Ne ha le tasche piene. Lo ha dimostrato a Milano, a Napoli, a Cagliari. Lo ha dimostrato con i referendum. La gente non chiede comunismo, ma buonsenso.

E il buonsenso, in questo momento, è intrinsecamente di sinistra: ci si è accorti del disastro provocato dalla finanziarizzazione dell’economia e della sua supremazia sulla politica; si assiste indignati all’aumento delle disuguaglianze; si è realizzato che le privatizzazioni selvagge hanno solo impoverito lo Stato (cioè tutti) e aumentato le tariffe, che questo capitalismo da quattro soldi è capace solo di collettivizzare i debiti tenendosi i profitti; che uno Stato debole, che non sa più costruire neanche una casa popolare, è uno Stato semplicemente oppressivo, capace di aumentare le tasse senza dare nulla in cambio solo perché Piazza Affari si mangia le risorse di tutti.

Detto questo, Di Pietro e Vendola dovrebbero e potrebbero cambiare radicalmente ottica. Che non è la sinistra ad aver bisogno del Pd. E’ il contrario. Che si può anche andare a votare senza la palla al piede rappresentata dal riformismo a perdere del Pd, con un programma semplice, chiaro a tutti, in cui si propone un sostanziale cambiamento della società e della politica. Mettendo al centro il lavoro e la vita delle persone, e non gli indici della borsa.  

Riunendo quindi quella parte di Pd ancora di sinistra (da Stefano Fassina a Ignazio Marino), Idv, Sel, Rifondazione Comunista, Beppe Grillo se non se la tirasse troppo, i verdi, i movimenti del 15 ottobre, la Cgil, la Fiom e il sindacato di base.

Il 10% della popolazione italiana detiene il 50% della ricchezza. Basterebbe dire questo in campagna elettorale. E’ già un ottimo slogan per chi non sogna il potere, ma immagina un’altra Italia.

 

fonte: http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/12/09/matteo-pucciarelli-il-nuovo-ulivo-e-gia-morto-ma-ce-unalternativa/

di Matteo Pucciarelli

olivia

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