La Libia e Il "Triangolo" Della Prossima Minaccia Strategica
La guerra in Libia, la fragilità degli Stati del Sahel, piagati dal terrorismo e dalle organizzazioni criminali, la secessione del Sud Sudan e la possibile disintegrazione dello Yemen rischiano di creare una nuova enorme area di crisi, un gigantesco “triangolo di minacce strategiche” esteso dall’Atlantico al Mar Rosso – scrive l’accademico mauritano Sayyed Wild Abah.
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I leader dei paesi del Sahel africano hanno lanciato l’allarme riguardo alle possibili ripercussioni negative della guerra in corso in Libia sulla situazione della regione, la quale ha sofferto negli ultimi anni di una furiosa ondata di operazioni terroristiche che l’ha trasformata in uno dei principali focolai di violenza nel mondo.
Si sono recentemente susseguite notizie secondo cui molte armi sofisticate, tra cui sistemi missilistici antiaerei, sono penetrate nella regione, sia intenzionalmente attraverso i resti delle milizie di Gheddafi ed i suoi mercenari tuareg ed africani sub-sahariani, sia attraverso le fiorenti vie del contrabbando la cui vitalità si è ulteriormente accresciuta in tempi recenti.
E’ noto che, fin dalla sua ascesa al potere nel 1969, Gheddafi ha desiderato occuparsi del settore del Sahel e del Sahara, ed ha avanzato una serie di iniziative politiche per unire la regione sotto la sua leadership. L’ultima di tali iniziative fu la creazione di un’organizzazione regionale chiamata “raggruppamento Sin-Sad” (in arabo le lettere “sin” e “sad” sono le iniziali delle parole “Sahel” e “Sahara” (N.d.T.) ) che egli finanziò in toto e supervisionò personalmente.
Per regione del Sahel intendiamo quel vasto spazio che si estende dal sud dell’Algeria (con le sue propaggini nel sud del Marocco) fino al Sudan, e comprende quattro paesi essenziali: Mauritania, Mali, Niger e Ciad. Questa regione costituisce un’unità storica ed antropologica malgrado la molteplicità delle sue componenti etniche e culturali, e la diversità della sua struttura geografica ed ecologica.

Questa regione, che si estende su una superficie di 8 milioni di chilometri quadrati, è imperniata su una fertile componente fluviale (i fiumi Senegal, Niger e Ciad) situata al centro di vaste estensioni desertiche e connessa a percorsi vitali che non sono mai realmente cambiati fin dal Medio Evo.
Questi percorsi costituiscono una rete per il commercio carovaniero che unisce il Sudan occidentale alle città del Nord Africa, ma anche una via per i pellegrini diretti a oriente, ed un ponte per gli scambi culturali e di civiltà fra l’occidente islamico e l’oriente arabo.
Sorsero nella regione fiorenti imperi islamici che estesero la propria influenza a nord e a sud: lo Stato del Mali, l’impero del Ghana, lo Stato dei Songhai e quello degli Almoravidi. Al loro interno furono fondate antiche città come Touat, Chinguetti, Walata e Timbuktu, che per secoli hanno preservato il loro splendore scientifico e religioso.
La regione del Fezzan, nel sud della Libia, appartiene allo spazio del Sahel che include l’intero “paese dei Tuareg” e le tribù arabe vicine negli Stati dell’Africa occidentale (Mali, Niger, Ciad, Burkina Faso). Allo stesso spazio appartiene la regione sudanese del Darfur, strettamente legata al Ciad centrale.
Timbuctu 
Questi paesi, da sempre considerati fra i più poveri del mondo, non hanno suscitato alcun interesse internazionale prima della comparsa di tre fenomeni concomitanti negli ultimi cinque anni: la scoperta di enormi ricchezze minerarie e petrolifere destinate ad aprire nuovi orizzonti economici per questi paesi; la trasformazione della regione in un teatro di primo piano delle reti del contrabbando, del narcotraffico e del trasferimento della manodopera clandestina verso l’Europa; l’intensificarsi delle operazioni terroristiche che prendono di mira in particolare i turisti e gli occidentali residenti nella regione, dopo che il centro del salafismo combattente si è trasferito dall’Algeria nel deserto del Sahel successivamente all’annuncio dell’adesione di tale salafismo ad al-Qaeda.
Come chiarisce il ricercatore algerino Ali Bensaad, le reti del crimine organizzato e del terrorismo hanno adottato gli stessi percorsi nel deserto e si sono basate sugli stessi canali tribali tradizionali, mentre i deboli Stati della regione sono incapaci di controllare piste che non conoscono confini ufficiali e che sono sotto il controllo dei gruppi tribali che ne hanno ereditato il dominio.
Ciò non significa che i gruppi terroristici e le bande del crimine e del contrabbando controllano di fatto la regione, ma che hanno tratto vantaggio dalle soffocanti crisi economiche e sociali che vivono questi paesi emarginati ed esclusi dai percorsi dello sviluppo e della modernizzazione, e si sono adattati alle logiche di scambio esistenti nella regione da tempo immemorabile.
Ciò a cui la regione sta assistendo attualmente è la rovina dei fragili Stati nazionali del Sahel sotto il peso delle lotte intestine concentrate nei focolai beduini del deserto (la regione di Azawad nel Mali, Agadez nel Niger, e del Darfur nel Sudan), laddove si concentrano le ricchezze naturali che suscitano la competizione strategica fra le grandi potenze internazionali, cosa che non fa altro che complicare le problematiche e le sfide geopolitiche e di sicurezza per questi paesi.
Walata 
Non vi è dubbio che gli ultimi eventi libici abbiano aggiunto nuove sfide a questo panorama già di per sé esplosivo. E’ inutile dire che il Sahel è strettamente legato ai focolai di tensione nel Corno d’Africa attraverso la disgregata area somala, che negli ultimi anni si è trasformata in un importante centro di operazioni di pirateria e terrorismo. In Somalia è sorto un secondo “Stato talebano” che a sua volta potrebbe essere replicato in diverse zone del Sahel e del Sahara.
Analogamente la “linea delle crisi” del Sahel è legata al focolaio di tensione yemenita attraverso il ponte del Corno d’Africa, e ciò porta alla formazione di un “triangolo di minacce” i cui lati si uniscono nell’Africa occidentale ed orientale, e nel sud-ovest della penisola araba.
Senza dubbio lo scenario peggiore nella regione sarebbe la disgregazione dell’unità yemenita, che attualmente è soggetta a minacce reali a seguito dell’incepparsi del meccanismo della rivoluzione pacifica e della comparsa di crescenti segnali di una militarizzazione della rivolta popolare e di forti richieste separatiste nel sud, mentre si teme la nascita di un terzo “Stato talebano” nel governatorato di Abyan (sulla costa del Mare Arabico), considerato uno dei centri attivi di al-Qaeda.
Sebbene lo scenario di una disintegrazione della Libia non sia uno scenario inevitabile, sussistono alcune ragioni di cautela derivanti dal fatto che alcune organizzazioni salafite estremiste hanno invitato a creare degli “emirati islamici” nella Libia orientale qualora dovesse ulteriormente inasprirsi la disputa politica che attualmente infuria tra i ribelli riguardo all’identità ed all’ispirazione religiosa dello Stato.
Per altro verso le ripercussioni della secessione del Sud Sudan continuano a manifestarsi suscitando profonde preoccupazioni sul futuro di questa vasta entità statale la cui disgregazione ha posto difficili sfide al modello di Stato africano multietnico e multireligioso.
Idriss Deby 
Il presidente del Ciad, Idriss Deby, ha detto la verità quando ha affermato che la regola di rispettare i confini politici ereditati dal colonialismo ha costituito in passato l’unica garanzia per la sopravvivenza delle entità statali africane, in gran parte artificiali. Siccome questa regola è stata infranta in Sudan, d’ora in poi nulla impedisce il crollo delle entità statali africane, ed in primo luogo dei paesi del Sahel.
Si può dunque concludere che il triangolo della prossima minaccia strategica sarà incentrato sulla regione del Sahel e del Sahara che si estende dall’Atlantico al Mar Rosso.
Sayyed Wild Abah è un intellettuale ed accademico mauritano; ha scritto diversi saggi sui problemi legati alla trasformazione democratica.
Fonte: http://goo.gl/8573D
(Traduzione di Roberto Iannuzzi)
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