LIBRI . "HANNO TUTTI RAGIONE" di Paolo Sorrentino, edito da Feltrinelli.

Pubblicato il da tommasoliguori50

Hanno tutti ragione

di Paolo Sorrentino
Edito da Feltrinelli

Tony Pagoda è un cantante "di night" con tanto passato alle spalle ("Se a Sinatra la voce l'ha mandata il Signore, allora a me, più modestamente, l'ha mandata san Gennaro").

La sua è stata la scena di un'Italia florida e sgangheratamente felice, fra Napoli, Capri e il mondo.

È stato tutto molto facile.

Il talento. I soldi. Le donne.

E insieme, una pratica dell'esistenza che ha coinciso con la formazione di una formidabile (e particolare) cognizione del mondo.

Quando la vita comincia a complicarsi (la moglie chiede il divorzio), quando la scena si restringe (la sua band si esibisce in piazze minori), per Tony viene il tempo di cambiare.

Una sterzata netta.

Andarsene. Sparire.

Cercare il silenzio.

Alla fine di una breve tournée brasiliana, Tony Pagoda decide di restare là, prima a Rio, poi a Manaus, ossessionato dagli scarafaggi ma coronato da una nuova libertà.

Senza perdere lo sguardo di eterna sorpresa per il mondo e la schiettezza di chi, questo mondo, lo conosce fin troppo bene, Tony si lascia invadere dai dubbi e dalle insicurezze che fino a quel momento, nel suo ordinato e sorrentino-large.jpgpersonalissimo "catalogo" di quelli che passano per uomini, aveva attribuito agli smidollati.

E scopre che tutte le risposte possono essere trovate in un infuocato tramonto.

Un regista che ha saputo interpretare, dandole volti e colori, la periferia decadente dell'Italia anni Ottanta.

Paolo Sorrentino ha avuto una carriera fulminante coronata dal recente successo de Il Divo, un film del 2008 ispirato alla vita di Giulio Andreotti, e iniziata con una pellicola che è già diventata un fenomeno di culto: Un uomo in più, del 2001, film dal quale è tratto questo romanzo.
Dal grande schermo allo scaffale delle librerie a volte il passo è breve, a volte invece è necessario che il talento e l'ispirazione lascino la loro impronta.

È questo il caso di uno dei personaggi più interessanti mai creati per il cinema italiano: Tony Pagoda, già protagonista del film con il nome di Tony Prisapia e interpretato magistralmente da Tony Servillo.

Si tratta di un cantante di night club dell'estrema periferia partenopea, che nella sua lunga carriera ha calcato i più importanti teatri di tutto il mondo, compreso quello di New York al cospetto di Frank Sinatra; che ha accolto nel suo camerino centinaia di casalinghe estasiate e che ha cenato nei peggiori ristoranti della periferia italiana, fagocitando chili di tortelli, cosciotti d'agnello e cocaina.
Tony Pagoda è un cantante di strada.

Nato a vico Speranzella, in una Napoli invisa ai suoi stessi abitanti, è copertina.jpgcresciuto tra le banchine del porto e le viuzze affollate di Capri.

I suoi amici d'infanzia, Peppino di Capri, Dimitri e il suo guru, il cantante Mimmo Repetto, gli hanno ispirato la spossatezza tipica dei nullafacenti, la baronessa Eleonora Fonseca lo ha iniziato alle gioie del sesso e della droga, ma sono stati i proiettili schivati sulla banchina del porto di Napoli a solcargli per sempre la pelle.

Soltanto mentre canta le sue canzoni melodiche, esibendo una voce potente e impostata, la sigaretta tra le dita e la sua band, Tony Pagoda si lascia naufragare nelle sue emozioni.

Titta Palumbo, Rino Pappalardo, Gino Martire, Lello Cosa e persino l'impresario, Jenny Afrodite, sono succubi, pendono dalle labbra del loro leader.

È lui che decide dove andare e quanto chiedere in compenso, è lui a scegliere gli argomenti di cui val la pena discutere e le facezie da liquidare con un solo gesto, perché solo Toni P. sa incantare le folle.
Tutta la decadenza e la miseria del nostro bel paese, dagli anni Settanta ad oggi, trasudano attraverso la pelle butterata e i capelli tinti di questo indimenticabile personaggio.

Venti anni nelle piazze di periferia ad elargire il suo ottuso amore per la vita, altri venti anni da solo a riflettere in Brasile, in mezzo alla foresta e agli scarafaggi, per ricordare meglio le donne, gli amici e il successo, fino al colpo di scena finale: una chiosa perfetta e grottesca.
Scritto nella lingua napoletana "ripulita" e trasformata in un italiano stentoreo e barocco, questo è un romanzo rigonfio, ondulato, pieno di bolle d'aria.

Sono le divagazioni continue sui ricordi di una vita, ma anche le riflessioni filosofiche tipiche dei manuali d'auto-aiuto da quattro soldi.

È l'elogio della società del consumo e dell'abuso, la vita di un personaggio che dietro ogni eccesso, al di là di qualunque giudizio, trabocca di straziante umanità.

fonte IBS - http://goo.gl/hNHm

 

 

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                                                                                            bracciodiferro2

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