MEDIO ORIENTE - L'OMBRA DELLO SCONTRO DI CIVILTA' E I NUOVI ASSETTI GLOBALI - (Tommaso)
Il 19 marzo, giorno di inizio delle operazioni militari in Libia, coincide malauguratamente con la data in cui, nel 2003, ebbe inizio la catastrofica invasione dell’Iraq.
Otto anni fa, forti voci di condanna si levarono dal mondo arabo di fronte all’invasione dell’Iraq, oggi, nei confronti dell'attacco al regime libico, gli arabi hanno avuto un comportamento a dir poco ambiguo.
La Lega Araba ha approvato due risoluzioni.
Con la prima chiedeva all’ONU di imporre una no-fly zone.
Con la seconda condannava qualsiasi intervento straniero in Libia.
Il sostegno arabo alla coalizione è fragile.
Si basa sulla storica inimicizia fra monarchie ed emirati del Golfo, ed il leader libico, sostenitore della causa palestinese e di un socialismo pan-arabo, di nasseriana memoria.
Gheddafi non è molto amato, ed anzi è riuscito a collezionare negli anni numerose inimicizie.
L’opinione pubblica araba, sebbene non veda di buon occhio un intervento militare occidentale nel Nord Africa, riconosce che Gheddafi ha commesso crimini molto gravi contro il proprio popolo.
La crisi deve essere risolta in fretta.
L’elemento chiave, è il “fattore tempo”.
Più si prolungherà il conflitto, più verranno dimenticati i massacri ordinati da Gheddafi, più aumenterà lo sdegno per le distruzioni provocate dalle bombe occidentali.
Di fatto i paesi Arabi vogliono barattare l'intervento in Libia, con la possibilità di reprimere le istanze di libertà che provengono dai loro popoli, che chiedono anch'essi libertà e diritti.
A livello popolare, l’opposizione all’azione militare potrebbe crescere con il passare dei giorni, e le ripetute immagini dei bombardamenti potrebbero portare gran parte dell’opinione pubblica araba a identificare questo intervento con gli altri interventi “imperialisti” di carattere “coloniale” compiuti in passato dall’Occidente, primo fra tutti quello in Iraq.
Agli occhi del comune cittadino arabo non può sfuggire il fatto che in paesi come l’Egitto, la Tunisia e la Libia I paesi occidentali hanno sostenuto i cambiamenti democratici che vengono chiesti a gran voce dai popoli di quei paesi, mentre nel Bahrein, nello Yemen e in Arabia Saudita essi considerano le rivendicazioni di libertà e uguaglianza come questioni secondarie rispetto alle proprie esigenze energetiche e di sicurezza, ed alla stabilità regionale.
In Libia "i volenterosi" bombardano un regime in nome della democrazia, mentre in Iraq ignorano la repressione brutale che l’attuale regime di Baghdad, messo al potere proprio da Washington, sta compiendo nei confronti dei manifestanti iracheni i quali, al pari dei cittadini arabi di altri paesi, stanno chiedendo dignità e il rispetto dei diritti più elementari, in un paese ancora devastato da anni di conflitto e di occupazione americana.
Ed ecco ancora un’altra incongruenza, agli occhi del comune cittadino arabo: in Libia gli Stati Uniti e l’Europa hanno invocato l’imposizione di una no-fly zone per proteggere la popolazione civile dai massacri del regime, mentre nella Striscia di Gaza tra il 2008 e il 2009 hanno mantenuto uno sconcertante silenzio di fronte ai bombardamenti israeliani che trucidavano la popolazione civile di questa martoriata énclave palestinese (ed ancora
oggi i bombardamenti israeliani proseguono a singhiozzo sulla Striscia, nel totale disinteresse della comunità internazionale).
Il Medio Oriente è in bilico tra democrazia e scontro di civiltà.
Il problema palestinese è un innesco sempre pronto ad appiccare l'incendio nell'intera regione.
Se mettiamo assieme il neocolonialismo occidentale, l'intransigenza di Israele, il sentimento religioso delle popolazioni arabe, mai esente da tentazioni fondamentaliste il quadro che se ne ricava è molto articolato.
Le speranze di ognuno.
- Le popolazioni arabe aspirano ad ottenere libertà e democrazia e, non ultimo, l'accesso ad un tenore di vita di tipo occidentale.
- Gli Europei in generale, Inghilterra e Francia in particolare vogliono procurarsi un accesso privilegiato al Petrolio "arabo".
- Gli Stati Uniti si augurano che la crisi del mediterraneo possa allentare la pressione in Asia, Iran, Afghanistan e Pakistan.

- Cina, Russia, India, Brasile e in qualche modo la Germania aspettano che Occidente in generale, e Stati Uniti in particolare, si dimostrino inadeguati a garantire un "ordine mondiale", per farsi avanti ed assumere le proprie responsabilità di "potenze" globali.
Il gioco degli equivoci tra Lega Araba e Paesi occidentali, gli egoismi degli Stati Europei, l'Ambiguità degli Stati Uniti, tutto fa pensare ad un "crepuscoloo degli dei"
La forza economica delle potenze emergenti ne aumenta inevitabilmente il peso politico e la capacità di spesa militare.
Vedi anche:
UN NUOVO ASSE ROMA-BERLINO, PER RISOLVERE IL PROBLEMA LIBICO (tommaso)
LA GERMANIA NON CI STA. (tommaso)
ALBERTO SORDI - FINCHE' C'E' GUERRA C'E' SPERANZA - (paola)
A COSA SERVE LA GUERRA - Edoardo Bennato