MOLTI DUBBI E COSTI INCONTROLLABILI PER LE OPERAZIONI NATO IN LIBIA *** paola

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La missione NATO in Libia si profila sempre più chiaramente come una missione che potrebbe prolungarsi a tempo indeterminato, con un incremento dei costi potenzialmente incontrollabile; di fronte a questa sconfortante realtà, le indecisioni e le tensioni fra i paesi membri dell’Alleanza gettano ombre sul futuro stesso dell’organizzazione – scrive il giornalista Bruce Crumley

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Secondo un paradosso ormai ricorrente nel conflitto libico, le varie novità incoraggianti sull’avanzata delle forze ribelli libiche spalleggiate dai ripetuti attacchi aerei NATO sono “azzerate” dagli ammonimenti di più ampia portata, provenienti da ufficiali occidentali, i quali preconizzano la trasformazione dell’operazione in una missione senza fine.

Di conseguenza, anche se ora i rapporti dal campo di battaglia vogliono che le forze leali al leader Muammar Gheddafi siano in netto svantaggio, la preoccupazione continua a crescere riguardo al successo dell’intervento in Libia, e persino all’eventualità che tale esito determini in buona misura il futuro stesso della NATO.

IMP.jpgLo scorso mercoledì 15 giugno, i leader della NATO si erano proposti di incontrare le autorità britanniche a Londra per parlare della missione libica a seguito di una campagna aerea più robusta, che ha incluso bombardamenti diretti contro installazioni di Gheddafi a Tripoli, la precedente notte di martedì.

I resoconti indicavano che la ripresa degli attacchi aerei aveva consentito modeste avanzate delle truppe ribelli negli ultimi giorni, soprattutto per quanto riguardava lo sforzo di conquistare la citta di Zintan a sud-ovest della capitale, difesa con accanimento.

Ma nonostante questi sviluppi, commenti provenienti dalle capitali occidentali la scorsa settimana hanno accentuato il timore che l’operazione libica nel suo insieme sia già sprofondata in quello che finirà per essere un conflitto lungo e senza prospettive, che metterà a dura prova la determinazione politica e le risorse finanziarie militari e che, come alcuni temono, solleverà seri interrogativi sulla rilevanza degli interventi a guida NATO negli scontri post-Guerra Fredda.

Lo scorso lunedì 13 giugno, il comandante della Marina britannica, ammiraglio Mark Stanhope, ha dichiarato che da un lato l’intervento NATO iniziato il 31 marzo non è a rischio di stallo avvicinandosi alla fine del suo mandato di 90 giorni, ma dall’altro potrebbero ora sorgere interrogativi di fattibilità a seguito dell’inevitabile protrarsi della missione, cosa che ora appare chiara.

“Certamente, per quanto riguarda la scadenza attualmente fissata dalla NATO, che è stata prorogata fino a 90 giorni, ci troviamo a nostro agioAmmiraglio-Stanhope.jpg con tale scadenza”, ha detto Stanhope agli inviati stampa, nel corso di commenti che sono stati da più parti interpretati come un’indicazione che più denaro e risorse militari dovranno essere forniti, col tempo, dai paesi contributori allo scopo di mantenere in vita l’operazione. “Oltre a questo, forse dovremo chiedere al governo di prendere alcune decisioni difficili in merito alle priorità”.

“Decisioni difficili in merito alle priorità” va letto come un eufemismo britannico per “fare scelte costose e impopolari riguardo a una possibile escalation – o al ritiro”. E i commenti di Stanhope non sono l’unica espressione di preoccupazione di fronte al protrarsi senza fine dell’intervento libico.

Martedì della scorsa settimana, mentre il parlamento canadese votava con una grande maggioranza a favore dell’estensione delle attività nell’ambito dell’operazione NATO, alcuni leader dell’opposizione avvertivano che avrebbero ritirato il loro sostegno se il conflitto fosse proseguito a tempo indeterminato senza segni di cedimento da parte di Gheddafi.

Ancora più significativamente, forse, il portavoce repubblicano della Camera dei Rappresentanti USA, John Boehner, ha avvertito pubblicamente il presidente Barack Obama che incrementare la partecipazione militare americana in Libia al di là della scadenza ormai prossima dei tre mesi iniziali, senza il voto del Congresso, sarebbe in violazione della “Risoluzione sui poteri in tempo di guerra”.

Sebbene fosse prevedibile che la posizione dei rivali repubblicani sarebbe stata contraria a quella di un presidente che essi sperano di cambiare, questi esponenti repubblicani non sono i soli ad avere opinioni particolarmente amare sull’intervento libico. I sondaggi rivelano che la missione libica è sempre meno popolare, e la maggioranza degli elettori americani è contraria ad essa.

usa-congresso-.jpgOltre alla stanchezza generata dalle precedenti missioni militari in Iraq e Afghanistan, la scontentezza americana di fronte al coinvolgimento in Libia è collegata anche al suo costo, che è ormai di  608 milioni di dollari come minimo. Tale spesa estera arriva in un momento in cui i leader politici americani progettano di ridurre ulteriormente la spesa pubblica sui programmi sociali, e ciò mentre l’economia mostra di nuovo segni di difficoltà, e vi è disagio crescente per l’abbassamento dei redditi e la disoccupazione.

Detto semplicemente, molti americani trovano che, se il bilancio è limitato, dovrebbe essere impiegato altrove piuttosto che per la questione libica.

Ed essi non sono gli unici a permettere che la loro opinione sulla Libia sia determinata dall’impatto sulle loro tasche. Il contributo iniziale della Francia di 720.000 dollari al giorno si è gonfiato adesso fino a due milioni di dollari al giorno.

Le notizie indicano ora che un ulteriore incremento potrebbe essere necessario, in modo da consentire che le risorse militari francesi già estese oltre i loro limiti possano far fronte a un conflitto prolungato. Stime britanniche indicano che con l’aumento dei costi giornalieri delle operazioni in Libia si potrebbe raggiungere la somma di 1,5 miliardi di dollari entro settembre – una spesa che gli avversari politici utilizzeranno per alimentare l’opposizione della popolazione ad ulteriori tagli alla spesa pubblica nell’ambito del massiccio programma di austerità del governo conservatore.
                                                                                                    AUSTERITY
Ma se le attuali priorità legate al debito e alla riduzione del deficit su entrambe le sponde dell’Atlantico limiteranno la quantità di risorse con cui questi Stati sono disposti a contribuire all’operazione in Libia, la disponibilità dimostrata inizialmente – nonché la successiva mancanza di “generosità” – nel facilitare le operazioni NATO avevano già iniziato a sollevare seri interrogativi sul futuro stesso dell’Alleanza.

Due settimane fa, il Segretario alla Difesa USA uscente Robert Gates aveva criticato aspramente la riluttanza dell’Europa a contribuire all’organizzazione. Gates ha ammonito che il futuro sarà buio se la NATO continuerà ad essere divisa in due, con da una parte i membri “disposti e pronti a pagare il prezzo e a sopportare il peso degli impegni in seno all’Alleanza, e dall’altra quelli che traggono profitto dall’appartenenza alla NATO (…) ma non vogliono condividere i rischi e i costi derivanti da essa”.

Per quanto riguarda il conflitto libico, questa dichiarazione è stata interpretata come una sfida rivolta da Gates al Regno Unito e alla Franciapaesi che hanno spinto per l’intervento – affinché prendessero posizione, assumessero il controllo della missione e la portassero al successo, mentre gli Stati Uniti concentrerebbero il loro impegno su altre operazioni.

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Cosa ancora più importante, l’avvertimento sembra contenere un sottinteso particolarmente inquietante da parte di Washington agli alleati europei: o iniziate a contribuire più sostanzialmente alla NATO di quanto non abbiate fatto finora (alla faccia della crisi economica e dell’austerità) o resterete a guardare come l’Alleanza diventerà “orfana di padre”, quando gli Stati Uniti sceglieranno di continuare da soli per la loro strada.


(Bruce Crumley è il direttore degli uffici di Parigi del Time Magazine; oltre ad aver seguito per anni la politica francese ed europea, si è occupato di al-Qaeda e dell’estremismo islamico in Europa.)

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