NOURIEL ROBINI : LA VERSIONE ESASPERATA DEL LIBERO MERCATO SI AUTODISTRUGGE.

Pubblicato il da tommasoliguori50


All’inizio del ventesimo secolo, Henry Ford, rivoluzionó il mondo dell’industria automobilistica americana inserendo nei suoi stabilimenti un’innovazione che al giorno d’oggi diamo per scontata: la catena di montaggio.

Attraverso questa razionalizzazione del processo produttivo, la Ford riuscì a commercializzare un’automobile di migliore qualità e, soprattutto piú a buon mercato, grazie a suoi ridotti costi di produzione.

Il genio di Henry Ford tuttavia, non fu limitato solo ai suoi successi tecnologici e imprenditoriali ma anche ad un’importantissima intuizione macroeconomica: Ford infatti, si rese conto che, nel lungo periodo, ford.jpgaumentando i salari dei suoi impiegati, l’azienda avrebbe avuto accesso ad un nuovo immenso mercato per le sue automobili creato dalla contemporanea riduzione dei costi del prodotto e dall’aumento delle disponibilità economiche di un nuovo, emergente ceto medio che, con la sua busta paga, poté permettersi, improvvisamente, l’acquisto di nuovi beni di consumo che prima risultavano inaccessibili.

Henry Ford, in altre parole, comprese che sacrificando nel breve periodo i suoi costi di gestione (l’aumento dei salari) sarebbe riuscito ad incrementare, nel lungo periodo, il suo fatturato vendendo auto in un mercato molto piú vasto.

Secondo Nouriel Roubini, professore di Economia alla New York University famoso per aver pronosticato il crac finanziario del 2007-09, la lungimiranza di Henry Ford é utile per comprendere la gravità e l’intrattabilitá degli attuali livelli di disoccupazione in America e, in un recente articolo sulla disuguaglianza sociale che ha fatto molto scalpore nei circoli economici americani, ha affermato che a lungo andare ciò potrebbe compromettere in maniera permanente le prospettive di ripresa economica del Paese.
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“Se sostituiamo il ruolo di Henry Ford con quello del governo, vediamo che la tendenza attuale va nella direzione opposta – ha scritto di recente Roubini –

In risposta alla crisi economica, le aziende americane tagliano manodopera per contenere i loro costi di produzione.

Ma mentre questi tagli hanno senso in una prospettiva individuale, nella dimensione macroeconomica dell’aggregato, finiscono per esacerbare il problema poiché sopprimono ulteriormente la domanda interna di una forza lavoro che, non avendo piú impiego, non spende, innescando così un spirale deflazionaria.

E’ come il cane che si morde la coda”.

Ovviamente, in un contesto socio-economico moderno, il compito di pianificare le politiche macro-economiche non spetta piú ai singoli magnati dell’industria ma al governo e, in questo senso, gli Stati Uniti hanno fatto poco, secondo Roubini, per migliorare la situazione, soprattutto dopo la svolta a destra della politica americana seguita alle elezioni di medio-termine del 2010: ”Le politiche occupazionali di alcuni paesi europei sono state molto piú efficaci di quelle americane.

In Germania, ad esempio, nel pieno della crisi finanziaria, le aziende hanno ridotto ore di lavoro ma senza attuare quei licenziamenti di massa che si sono invece verificati in America.

Grazie a ciò, la Germania é stata in grado di sostenere un certo livello di domanda interna perché la forza-lavoro non ha perso completamente il v--karl-marx.jpgsuo potere d’acquisto.

Lo stato non ha dovuto sobbarcarsi l’onere di enormi masse di disoccupati e ’l’impiegabililtá’ della manodopera non é stata compromessa da una prolungata assenza dal mercato del lavoro.

Il risultato finale é che, quando le condizioni economiche sono migliorate, la disoccupazione in Germania é calata rapidamente mentre in America la stagnazione si é cronicizzata”.

Nella sua analisi, Roubini é giunto perfino a fare il nome, di Karl Marx, spauracchio tradizionale del dibattito economico americano: ”Paradossalmente, le politiche conservatrici degli Stati Uniti stanno confermando le previsioni di Karl Marx secondo cui una versione estrema del libero mercato lasciato a sé stesso, privo di regolamentazione da parte del governo, e caratterizzato da un continuo aumento della disuguaglianza sociale, contiene in sé i semi della sua autodistruzione: eccesso cronico di capacità produttiva e un alternarsi di espansioni e contrazioni alimentato da continue bolle speculative”.

Il capitalismo é stato la forza propulsiva responsabile di un sensazionale miglioramento degli standard di vita in tutto l’Occidente negli ultimi 150 anni ma, secondo Roubini:” La relazione tra la crescita contemporanea della produttività industriale e del reddito medio non é stata automatica ma é avvenuta anche grazie alle opportunità di emancipazione ottenute dai lavoratori attraverso la scuola dell’obbligo, le università statali, un’assistenza sanitaria universale e la contrattazione sindacale.

Cose queste, che richiedono, a loro volta la presenza di un welfare-state karl marx3che, per decenni, ha contenuto la crescita smodata della disuguaglianza sociale che scaturisce, a sua volta, da un’eccessiva concentrazione di potere economico, finanziario e politico nelle mani di una elite.

In ogni società, la mobilità sociale – conclude Roubini – non é mai stata esclusivamente il prodotto di forze di mercato ma di una fusione tra quest’ultime con adeguate politiche sociali e con un sistema fiscale progressivo”.

Questo di Roubini é stato un intervento molto importante nel dibattito politico americano che continua ad essere dilaniato dal dualismo movimentista di fazioni opposte come il Tea Party a destra e le proteste di Occupy Wall Street a sinistra.

Roubini infatti ha messo in luce che il dibattito sulla crescente disparitá sociale in America non si limita solo ad un discorso etico di equità ma anche di vera e propria funzionalità economica senza la quale, in futuro, vacanze-al-computer.jpgl’America rischia di perdere per sempre quel ruolo di leadership che ha ricoperto fino ad oggi.

fonte: www.lindro.it/

di Marcello Cristo

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