PIETRO ICHINO - GIUSLAVORISTA, PROFESSORE, MEMBRO DEL PD.
Pietro Ichino
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pietro Ichino (Milano, 22 marzo 1949) è un giurista, giornalista e politico italiano.
È docente ordinario di Diritto del lavoro nell'Università statale di Milano. Ha inoltre svolto l'incarico di deputato dal 1979 al 1983, come indipendente di sinistra nelle file del PCI. Nel 2008 è stato eletto senatore nella circoscrizione della Lombardia per il Partito Democratico.
Fratello dell'economista Andrea Ichino, è sposato dal 1973 con Costanza Rossi con la quale ha avuto due figlie. Dopo la laurea in giurisprudenza è stato dirigente sindacale della Fiom-Cgil dal 1969 al 1972; dopo il servizio militare, dal 1973 al 1979 è stato responsabile del Coordinamento servizi legali della Camera del Lavoro di Milano. Sulla sua vocazione, ama raccontare che è stato l'incontro con don Lorenzo Milani a spingerlo verso lo studio del diritto e l'impegno nel sindacato.
Dal 1970 è iscritto all'Albo dei Giornalisti. Dal 1997 è editorialista del Corriere della Sera. Dall'aprile 1998 al marzo 1999 ha collaborato anche con l'Unità. Dal 1975 è iscritto all'Albo degli Avvocati e Procuratori di Milano. È stato parlamentare durante l'ottava legislatura della Repubblica (1979 - 1983), eletto come indipendente di sinistra nel PCI. In tale legislatura entrò nella commissione lavoro della Camera dei deputati.
Ricercatore (1983-1986) nell'Università statale di Milano, è poi stato professore straordinario (1986-1989) ed ordinario (1989-1991) di diritto del lavoro (s.s.d. IUS/07) nell'Università di Cagliari; dal 1991 è professore ordinario della stessa materia nell'Università statale di Milano. Nel 1985 ha assunto l'incarico di coordinatore della redazione della "Rivista italiana di diritto del lavoro", della quale è stato vicedirettore dal 1991 ed è direttore responsabile dal 2002. Dal 2003 è membro del Comitato di direzione della rivista "Giustizia civile".
Il 2 giugno 2006 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, di propria iniziativa, lo ha insignito del titolo di commendatore per il contributo dato al progresso del Paese con la sua attività di studio e di insegnamento. Nel 2007 ha aderito al Tavolo dei volenterosi promosso da Daniele Capezzone. Ha partecipato alla fondazione del Partito Democratico; nelle liste di questo partito nel 2008 è stato candidato al Senato nel collegio della Lombardia. [...]

« Perché, mentre si discute di tagli dolorosi alla spesa pubblica per risanare i conti dello Stato, nessuno propone di cominciare a tagliare l'odiosa rendita parassitaria dei nullafacenti? »
(24 agosto 2006, editoriale di Pietro Ichino sul Corriere della Sera)
Ichino è sostenitore di una riforma dei contratti di lavoro che, in riferimento a tutti i nuovi contratti di lavoro (salvi quelli stagionali o puramente occasionali), abolisca le forme di lavoro precario e i contratti a progetto, prevedendo l'assunzione subito a tempo indeterminato come forma normale di assunzione, principale e più diffusa nei rapporti di lavoro, ma con un periodo di prova di sei mesi, poi un regime di protezione crescente con la durata del rapporto di lavoro. Propone anche una riforma della disciplina dei licenziamenti. L'idea sul mercato del lavoro di Ichino è stata da lui stesso spesso chiarificata sul sito di economia lavoce.info, di cui è uno dei redattori.
Propone un contratto unico di inserimento e lavoro a tempo indeterminato, con un periodo di prova massimo di sei mesi, una contribuzione previdenziale fissa al 30% eccetto l'apprendistato, l'applicazione dell'art. 18 per il licenziamento disciplinare e per quello ravvisato dal giudice come discriminatorio, la non sindacabilità giudiziale delle scelte tecniche e organizzative dell'imprenditore, bilanciata da un sistema di relazioni industriali in cui questo ruolo dalla magistratura del lavoro è riaffidato ad un sindacato interlocutore del fenomeno produttivo.

In particolare, propone di abrogare l'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori per la generalità dei licenziamenti, ad eccezione dei licenziamenti disciplinari, discriminatori o di rappresaglia, per i quali verrebbe mantenuta la tutela reale. Per questi licenziamenti, il giudice potrebbe ordinare la reintegrazione nel posto di lavoro, mentre per tutti gli altri l'obbligo di reintegrazione sarebbe sostituito con un'indennità economica pari a un certo numero di mensilità di salario, crescenti con l'anzianità di servizio. Il giudice non potrebbe più sindacare le scelte dell'imprenditore e le motivazioni economico-organizzative che hanno portato all'interruzione del rapporto di lavoro, e dichiarare di conseguenza il licenziamento inefficace, ordinando la reintegrazione.
L'indennizzo sarebbe integrato da un'assicurazione contro la disoccupazione, finanziata interamente con un contributo a carico dell'impresa, determinato secondo il criterio bonus/malus, in modo da disincentivare il licenziamento, rendendo più costosi i premi per le aziende che vi ricorrono troppo di frequente.
I critici obiettano che con questa riforma diventa inconsistente l'applicazione della tutela reale contro i licenziamenti disciplinari, discriminatori, di rappresaglia, potendo il datore interrompere in ogni caso il rapporto di lavoro con una diversa motivazione economico-organizzativa, non opponibile davanti al giudice. Sarebbe illegittimo escludere a priori dai poteri di disamina della magistratura un ambito dei diritti soggettivi così importante come quello del lavoro (e dell'interruzione del rapporto di lavoro), e un soluzione banale e pretestuosa risolvere un battente di cause del lavoro arretrate con una semplice abrogazione delle leggi e dei diritti che ne sono la fonte. Si ottiene l'efficienza della "macchina giustizia", al prezzo di un arretramento del diritto.
Una seconda obiezione riguarda l'assenza di filtri ai licenziamenti collettivi e di Borsa, ora limitati dalle Leggi Prodi e Marzano alle sole aziende in crisi economica o di liquidità, da restrittivi parametri finanziari e patrimoniali.
In particolare, con la trasformazione del licenziamento collettivo in licenziamento individuale plurimo per motivi economico-organizzativi, vengono meno gli obblighi di informativa e consultazione sindacale; restrizioni alla possibilità di licenziare in aziende con utile, fatturato, produttività del lavoro, o quota di mercato in crescita; in aziende che beneficiano a vario titolo di contributi statali o comunitari anche in forma di incentivi di settore; di subordinare il licenziamento collettivo ad un taglio dei costi operativi e ad una valutazione giudiziale del sistema premiante, in termini di retribuzione variabili e buoni uscita dei dirigenti apicali, contrattualizzati e svincolati dai risultati gestionali.
Sostiene che con questa riforma dei licenziamenti si realizzerebbe una sostanziale eguaglianza di opportunità per tutti i lavoratori che accedono al tessuto produttivo, con superamento dell'attuale dualismo caratteristico del mercato del lavoro italiano. Alle aziende con meno di 15 dipendenti sarebbe estesa la tutela reale e il diritto di reintegra per i casi di licenziamento disciplinare, discriminatorio e di rappresaglia; nelle aziende che hanno più di 15 dipendenti verrebbe invece applicato il nuovo meccanismo di tutela ispirato ai principi della flexicurity per i licenziamenti dettati da motivo economico od organizzativo.
La proposta di legge introduce un'assicurazione contro la disoccupazione e maggiori indennità a carico di Stato e datori di lavoro. Il datore ha l'onere della prova se qualifica il licenziamento come disciplinare, l'onere è invece del dipendente se ritiene il licenziamento discriminatorio. Non è ammessa la reintegrazione nel posto di lavoro se il licenziamento individuale è per giustificato motivo oggettivo: la motivazione economico-organizzativa non può essere sindacata dal giudice del lavoro, salvo che il licenziato abbia più di 20 anni di anzianità.
Ichino sostiene anche lo spostamento del baricentro della concertazione collettiva dagli accordi nazionali alla contrattazione di secondo livello nelle aziende.
Tra il 2006 e il 2008 è stato protagonista di una forte iniziativa volta a correggere le inefficienze delle amministrazioni pubbliche italiane, centrata sugli obbiettivi della trasparenza totale (accessibilità in rete di tutti i dati relativi al funzionamento di ciascuna amministrazione), attivazione di nuclei di valutazione indipendenti in tutti i comparti,
ntroduzione della cultura della misurazione e valutazione, applicazione del metodo del benchmarking comparativo per premiare le strutture più efficienti e produttive e costringere le altre a riallinearsi. Su questa linea alla fine del 2006 è stato presentato, in entrambi i rami del Parlamento, un progetto di legge, sul quale era stata raggiunta una parziale convergenza tra maggioranza e opposizione, prima dello scioglimento delle Camere. Su questa stessa linea ha predisposto, su incarico del Presidente della Regione Lazio, un progetto articolato in quattro esperimenti pilota, che lo stesso allora Presidente Piero Marrazzo ha presentato il 4 febbraio 2008. Ancora su questa linea si colloca un ulteriore disegno di legge, aggiornato e integrato rispetto al precedente, presentato il 5 giugno 2008 da Ichino come primo firmatario, con le firme della presidenza del Gruppo PD del Senato e del coordinatore del Governo ombra Enrico Morando, in materia di trasparenza e valutazione nelle amministrazioni pubbliche.
fonte : wikipedia.org
http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Ichino