POVERI LORO!!
Ora la Casta contrattacca
di Marco Esposito
da l'Espresso

Buttiglione (Udc): «E in corso una campagna antiparlamentare come quella che portò al fascismo».
Malan (Pdl): «Guadagno molto meno dei parlamentari francesi».
Concia (Pd): «Gli sprechi ci sono, ma attenti alla demagogia, la politica non può essere solo per i ricchi. E io lavoro 12 ore al giorno»
(19 luglio 2011)
La manovra economica ha colpito le famiglie e i ceti più deboli, ma non i politici. All'inizio il pacchetto Tremonti prevedeva alcuni tagli - seppur dalla prossima legislatura - anche per gli inquilini del Palazzo: ma la notte prima del voto la maggioranza li ha fatti sparire.
E così è bastata una pagina su Facebook, aperta da un presunto ex precario della Camera licenziato dopo 15 anni, per veicolare il risentimento di molti.
E loro, gli "imputati", che cosa dicono?
Come reagiscono a questa ondata i parlamentari accusati in questi giorni di volersi tenere stretti stretti i loro privilegi?
Dipende. C'è chi ha capito che non la si può tirare in lungo ancora molto e propone di intervenire subito, chi invece svicola e chi si arrocca, sostenendo che la casta non esiste, è
un'invenzione dei giornali o un complotto contro la democrazia.
Prendete Rocco Buttiglione, per esempio.
E' parlamentare dal 1994 (cinque legislature), ex ministro, attualmente vicepresidente della Camera e nel giugno del 2007 è stato protagonista di una battaglia per ottenere una gelateria nella buvette di Montecitorio.
Adesso sostiene, parlando con 'L'Espresso':
«E' in corso una campagna antiparlamentare che ricorda il clima antidemocratico del primo Novecento da cui scaturirono il fascismo e il comunismo. Questa campagna è condita di molte falsità. I parlamentari guadagnano al netto 4.600 euro al mese.
E per le spese mediche paghiamo ogni mese un'assicurazione».
Buttiglione si riferisce alla cosiddetta "indennità parlamentare" ma dimentica le altre voci del suo reddito: la diaria (altri 3.500 e rotti euro) e il rimborso forfettario per il portaborse e le iniziative sul territorio (altri 3.900 euro che restano quasi tutti nelle tasche dei parlamentari). Alla fine, un onorevole porta a casa quindi circa 11-12 mila euro al mese, senza tenere conto dei mille euro al mese forfettari per i trasferimenti all'aeroporto, dei tremila euro l'anno per i rimborsi di spese telefoniche, più alcuni benefit come i viaggi gratis in aereo, treno e autostrada sul territorio nazionale: tutti dati ufficiali forniti dalla Camera.
Eppure per Buttiglione i costi della politica, si annidano in altre parti, a iniziare dalla «mastodontica struttura dello Stato»: e per questo motivo, dice, «noi dell'Udc abbiamo votato per l'abolizione delle province.
Abbiamo troppi livelli di governo, lasciamone in piedi solo tre: Stato, regioni, comuni. Non solo ne ricaveremmo un grande risparmio, ma avremmo anche meno burocrazia, un risparmio di
tempo e di normativa in eccesso».
Molto diverso il parere di Sandro Gozi, 43 anni, parlamentare del Partito Democratico alla seconda legislatura e tra i più critici con i propri vertici dopo l'astensione del suo partito proprio sulle province: «Proporrò a Bersani di prendere alla lettera il regolamento del parlamento europeo, a iniziare dallo stipendio, e di applicarlo a Camera e Senato».
I risultati sarebbero almeno tre: «Otterremmo una riduzione dei i costi, eviteremmo di dare il rimborso a chi non assume il personale per il lavoro di segreteria e avremmo una politica più trasparente».
In effetti, come si diceva, ogni mese a ciascun onorevole viene riconosciuto un 'rimborso' per «spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori» pari a quasi 4000 euro.
E il deputato democratico ammette che molti colleghi se lo intascano tranquillamente: «La soluzione sarebbe semplice: eliminare il rimborso organizzativo e far assumere i collaboratori indicati dai deputati direttamente alla Camera, per la sola durata della legislatura».
Inoltre, continua Gozi, «si potrebbe intervenire anche sulla diaria, legandola alla presenza in commissione e non solo al voto in aula» Già, perché i parlamentari perdono una parte di diaria (200 euro a botta) se non si presentano in aula per le votazioni, ma possono serenamente marinare tutti gli altri impegni nella loro Camera di appartenenza senza rinunciare a un euro.
E in ogni caso, risultano presenti alle votazioni anche quando ne bucano il 70 per cento (basta il trenta per cento per essere considerati presenti).
Una pacchia, come se un normale lavoratore risultasse presente in ufficio anche se per due terzi del suo orario è a casa.
«Il problema è che spesso non si concepisce quello parlamentare come un lavoro a tempo pieno e l'agenda viene organizzata per fare anche altro», sostiene Gozi. Che ha anche un'altra proposta:
«Bisogna tagliare del 75 per cento il finanziamento pubblico dei partiti, non scordiamoci che c'è stato un referendum con cui i cittadini si sono espressi contro questa pratica».
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ora-la-casta-contrattacca/2156592
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