ITALIA A RISCHIO POVERTA'.

Pubblicato il da tommasoliguori50

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Percentualmente di Rosaria Amato
Blog di Repubblica

Il Mezzogiorno presenta una maggiore incidenza della povertà assoluta e relativa: dall’ultima indagine Istat, che si riferisce al 2009, risulta infatti che, a fronte di un’incidenza della povertà relativa pari al 10,8% e della povertà assoluta del 4,7%, nel Mezzogiorno la povertà relativa si attesta al 22,7% e quella assoluta al  7,7%, con un aumento del valore dell’intensità (dal 17,3% al 18,8%), dovuto al fatto che “il numero di famiglie assolutamente povere è rimasto pressoché identico, ma le loro condizioni medie sono peggiorate”.

Senza contestare i dati Istat (che si basano sui consumi, e non sul reddito, considerati sulla base della media nazionale), ma utilizzando un altro criterio, che considera invece il reddito medio del Comune (e non nazionale), il Centro Studi Sintesi arriva a conclusioni opposte: il maggior numero di contribuenti a rischio povertà si trova nel Centro-Nord, oltre che nei piccoli capoluoghi di provincia sardi, mentre al Sud la situazione è migliore.

Rimini per esempio è al terzo posto, con una quota di contribuenti con reddito al di sotto della soglia di povertà locale del 25,1%: questo perché la spesa per consumi in un comune turistico è alta, ma anche perché molti lavoratori sono stagionali e quindi guadagnano poco (il 17,2% dei contribuenti locali ha un reddito inferiore ai 10.000 euro, contro una media del 12,2% della media nazionale).

Non deve neanche stupire che, sulla base di questo criterio locale, Massa sia quarta con il 20,8% dei contribuenti a rischio, Brescia quinta (20%), Verbania settima, Fermo ottava e Carrara nona.

Cartello-poverta.jpg“Tra le venti città con gli indici di povertà locale più elevati ben 15 appartengono alle regioni del Centro-Nord”. L’ultima città in graduatoria, con il rischio di povertà minore, è Avellino (che secondo quest’indagine presenta un rischio povertà che riguarda solo il 7% dei contribuenti).

Considerare come parametro il reddito dichiarato è un po’ rischioso in un Paese di evasori: l’Istat infatti utilizza il criterio dei consumi, e considera povero chi si colloca al di sotto di una certa soglia di spesa.

Tuttavia l’indagine del Centro Studi Sintesi fa emergere un dato da considerare: nel Nord, sottolinea la direttrice Catia Ventura, “il maggior costo della vita erode il reddito delle persone fisiche in proporzione maggiore di quanto non avvenga al Sud. Più semplicemente, disporre di un reddito in linea con la media nazionale di per sé non mette i cittadini al riparo dal rischio povertà, perché molto dipende dal costo della vita della città in cui si vive e si lavora

Il Sud va male, ma il Nord arretra a tassi più sostenuti rispetto al Mezzogiorno. Premettendo che non esiste un Nord, ma esistono un Nord-Est e un Nord-Ovest, il sito Lavoce.info replica al ministro Tremonti, che qualche giorno fa aveva dichiarato che l’Italia non cresce abbastanza perché “è un Paese diseguale, duale, dove Centro e Nord vanno bene, e il Sud ha enormi problemi”, ricordando che il Nord-Est e il Nord-Ovest mostrano un tasso record di arretramento nella classifica delle regioni europee.

Che il Sud abbia enormi problemi, è innegabile. Che questi problemi ne frenino da decenni l’economia, lo sviluppo culturale, sociale, lo è altrettanto.

Ma il Nord e il Centro non si trovano certo in una situazione florida.signora-che-fruga-nei-rifiuti.jpg

L’esame delle aree regionali dei Paesi dell’Unione Europea viene compiuto annualmente da Eurostat, l’ufficio delle statistiche europee.

Dall’ultimo comunicato, pubblicato a febbraio, emerge che Nord-Est e Nord-Ovest si trovano rispettivamente al ventesimo e ventunesimo posto della classifica del Pil pro capite (dunque non ai primi posti, a differenza di come ama ripetere Tremonti).

Ma non basta. “Nel 1997 – ricorda Lavoce.info – le ripartizioni Nord-Ovest e Nord-Est occupavano il settimo e ottavo posto in Europa, con un Pil pro-capite superiore a quello medio europeo del 48 e del 46% rispettivamente, mentre oggi sono superiori solamente del 26 e del 24%.

Nessuna tra le ripartizioni europee che nel 1997 si trovavano in una posizione simile a quella del Nord Italia ha seguito lo stesso andamento negativo”.

La domanda che rimane senza risposta è a che serve ripetere che è tutta colpa del Sud.

Forse a questo punto è anche abbastanza inutile continuare a discutere cercando di capire se il Mezzogiorno sia stato la vittima di politiche “settentrionaliste”.

Piuttosto un ministro dell’Economia non dovrebbe individuare politiche adeguate, invece di colpevolizzare una parte del Paese per la mancata crescita nazionale?

A che serve?

Quali sono le politiche a favore del Mezzogiorno di questo governo?

http://amato.blogautore.repubblica.it/ 

 


- BILANCIO DELLO STATO - SERVIRA' UNA MANOVRA DA 35 MILIARDI -

SOLO I POVERI PAGANO LE TASSE -

Tagliando le province potremmo risparmiare due miliardi....

- L'INTERNAZIONALISMO DEL CAPITALE E IL NAZIONALISMO DEL LAVORO -

- PERCHE' L'ITALIA NON E' UN PAESE LIBERO - (Tommaso)

                                                                                                                                                              bracciodiferro2

 

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