E' POSSIBILE CHE UNA COALIZIONE FORMATA DA PD IDV E SEL, POSSA RIPENSARE UN "LIBERISMO" DAL VOLTO PIU' UMANO?

Pubblicato il da tommasoliguori50

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Il Pd deve andare con Vendola e Di Pietro
La sfida dei democratici tra alleanze e responsabilità.

di Sergio Chiamparino
da Lettera43
La recente duplice tornata elettorale in apparenza semplifica, ma in realtà complica, le scelte che il Pd ha davanti a sé.

Il dilemma classico, allearsi con la sinistra-sinistra di Vendola e con la sinistra populista di Di Pietro, oppure con i centristi del cosiddetto terzo polo o, meglio, tentare di mettere tutti assieme, mi pare, almeno in parte, superato dai fatti.

È pur vero che le alleanze fra i partiti danno il senso di una direzione di marcia e, quindi, in quanto tale, trasmettono un messaggio all'opinione pubblica.
COME NON TRADIRE GLI ELETTORI. Però, prima di tutto, dopo le ultime amministrative sarebbe incomprensibile al proprio elettorato un partito che sacrificasse Vendola sull'altare di Casini e Fini.

Intanto perché se c'e' una coalizione vincente questa è quella imperniata sull'asse Pd-Sel-Idv; e poi perché vi è una contiguità così stretta fra i rispettivi elettorati, che si potrebbero aprire voragini elettorali nel primo nel caso di una rottura con i secondi.

Inoltre, per l'evidente priorità che i leader del terzo polo sembrano assegnare ad un rapporto con un centrodestra 'deberlusconizzato' piuttosto che con il centrosinistra. Infine anche perchè, specie nelle aree trainanti del Paese, il cosiddetto terzo polo non sembra dotato di una spinta propulsiva tale da essere politicamente condizionante.
CREDIBILITÀ DEI CANDIDATI. È poi il caso di ribadire che se c'e' una ricetta che viene 300px-Teorema_-_Pasolini.JPGribadita da queste ultime elezioni e' che si vince con candidati credibili, portatori di programmi credibili, sostenuti con convinta unità dalla coalizione che li appoggia.

E con le primarie come strumento ineludibile per costruire questa proposta politica.

I recenti referendum segnalano un cambiamento inequivocabile di clima e di opinione nei confronti dell'attuale maggioranza di governo che sembra aver lasciato il segno, come dimostra tra le altre cose il nulla politico urlato a Pontida.
Le responsabilità del Pd nel futuro politico del Paese

Al tempo stesso,  in particolare se guardiamo ai due referendum sull'acqua, indicano una direzione di marcia che sembra voler riaffidare alla spesa pubblica ed alla fiscalità generale il compito di trainare e governare il sistema.

Ora, è in particolare con questo sentimento collettivo che il Pd deve fare i conti.

Spetta infatti al Pd, prima di ogni altro, fare coalizione per vincere e governare. Ma può essere credibile, per vincere, un programma che affidi alla spesa pubblica un ruolo centrale per trainare la crescita ovvero, come vorrebbe il nocciolo duro dei referendari, per gestire la decrescita?
CRESCITA E SPESA PUBBLICA. E ammesso che lo sia, è auspicabile per il paese che questo avvenga?

È vero che in Europa i comportamenti elettorali più recenti paiono ispirati dall'alternarsi del duplice populismo, quello egoistico-escludente da una parte, quello pubblicistico-inclusivo dall'altra, ed è altresì vero che, dovendo proprio scegliere, dal punto di vista dei valori in campo il secondo è meglio del primo.

Ma non è certo questa la strada con cui la vecchia Europa può vincere la sfida della globalizzazione.
L'EUROPA IN CRISI D'IDENTITÀ. Sia per evidenti ragioni di sostenibilità finanziaria, sia perché non si ritrova un ruolo nel mondo che cambia, deresponsabilizzando gli individui e le comunità, come inevitabilmente avviene quando si trasferiscono ad altri locandina-teorema.jpg(che siano gli immigrati da respingere o lo stato protettore) gli oneri di decisioni che spettano invece a una comunità, consapevole che solo scambiando sacrifici immediati e particolari con benefici futuri e generali è possibile vincere in Europa la sfida del futuro.
LA TERZA VIA TRA I DUE POPULISMI. Tornando al Pd. Il voto ha indubbiamente rafforzato la leadership di Bersani.

Ad essa il compito di costruire questa terza via, si sarebbe detto un tempo, fra gli opposti populismi, senza demonizzare il confronto con i centristi e, aggiungo, con i settori dell'altra sponda politica più consapevoli della deriva verso cui è indirizzato il Paese; ma senza illudersi che vi possano essere delle scorciatoie alla discussione da fare all'interno della coalizione uscita vincente dalle urne di primavera.

http://www.lettera43.it/attualita/19216/il-pd-al-giro-di-boa.htm

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