USURA - 5MILA SUICIDI
A guardarli bene i numeri che fotografano il fenomeno dell'usura in Italia fanno impressione: 625 mila, tante sono ogni anno le vittime di estorsioni criminali, che nell'ultimo anno e mezzo hanno registrato una crescita del 12,5%. Di queste, 60 mila sono concentrate in Lombardia, 20 mila nella sola Milano e zone limitrofe. Una piaga sociale enorme che periodicamente attira l'attenzione dei grandi media, e che coinvolge intere famiglie.
LA GUERRA INVISIBILE. «È una guerra invisibile che dal 1996 al 2010 ha lasciato sul campo 5 mila morti per suicidio», ha commentato Frediano Manzi, fondatore e presidente di Sos Racket e Usura, un'associazione che agisce per contrastare la piaga dello strozzinaggio e delle estorsioni sul territorio nazionale. «Una guerra che lo Stato non combatte ancora abbastanza efficacemente. Anzi».
E se lo dice Manzi c'è da fidarsi. Nel corso della sua attività, Sos ha denunciato decine di società e agenzie finanziarie sospette, che agivano senza i necessari requisiti di trasparenza; si è battuta contro la gestione
propedeutica al riciclaggio di denaro illecito del casinò di Campione; ha smascherato il racket degli alloggi abusivi a Milano nei quartieri di Niguarda e Quarto Oggiaro (che ha portato a diversi arresti e a decine di
persone inquisite dalla magistratura).
LE BATTAGLIE VINTE. Tra le battaglie dell'associazione anche quella contro la gestione a racket delle imprese di pompe funebri, sempre a Milano. Senza dimenticare la prima prova del fuoco dell'associazione a
metà degli Anni 90: la denuncia di un vero e proprio circuito mafioso che gestiva la maggior parte delle vendite di fiori nei chioschi del Milanese.
Manzi, anch'egli fiorista, sta pagando cara l'attività di denuncia della sua associazione, tanto da aver accumulato decine di intimidazioni e veri e propri attentati alla sua persona (l'ultimo qualche giorno fa) e alle sue attività economiche. Basti dire che, solo negli ultimi due anni, la sua clientela è calata del 40% con danni per più di 50 mila euro.
Attualmente è sotto protezione a largo spettro da parte delle forze dell'ordine. Non si tratta di una vera e propria scorta, ma poco ci manca.
DOMANDA. Come spiega il boom dell'usura?
RISPOSTA. Come ha ribadito recentemente la Caritas, c'è una povertà sempre più diffusa in Italia. Il numero delle persone che non arrivano alla fine del mese è in costante aumento e il nostro sistema bancario
rende difficile la richiesta di un prestito.
D. E poi?
R. Poi in Italia c'è un sistema criminale storicamente radicato, che dispone di immensi capitali illeciti. Questo rende facile, al contrario delle banche, l'erogazione di denaro a prestito in cambio di interessi molto alti sulla cifra versata.
D. Stiamo parlando di usura.
R. Esattamente. Un meccanismo disperato: si sa quando e come inizia ma nella quasi totalità dei casi è impossibile uscirne.
D. Quindi in Italia non esiste un sistema di prestiti pubblico, legale e trasparente?
R. In teoria sì, ma è un percorso che non aiuta chi si trova in una grave situazione economica sia che si tratti di cittadini privati sia di imprese. Ogni trimestre la Banca d'Italia diffonde una tabella con una decina di parametri di tassi d'interesse applicabili a prestiti e mutui. Ma poi ogni singolo istituto richiede una serie di garanzie quasi sempre in contrasto con le urgenze e le possibilità del richiedente.
D. Insomma, le banche favoriscono indirettamente gli usurai?
R. Parlano i fatti. Da anni gli istituti bancari partecipano in società finanziarie che hanno uno status giuridico che permette loro una maggiore agilità nel prestare denaro. Il loro tasso d'interesse è del 2,5% più elevato di quello di una banca e i tempi di erogazione del denaro sono comunque lunghi, quindi spesso esagerati per una persona o un'impresa in difficoltà.
D. Quindi?
R. Quindi si va a cercare denaro altrove. Dove i tempi di erogazioni sono veloci, dove per ottenere cash non ti chiedono tante garanzie. Ricordiamoci sempre che una potenziale vittima di usura, in realtà, è già vittima del sistema, di una situazione di crisi sociale o di errori di sopravvalutazioni nella gestione della propria attività commerciale o imprenditoriale. E chi ti 'aiuta' lo trovi facilmente, ovunque.
D. Dove per esempio?
R. Proprio ovunque: in qualunque città, paese, zona di campagna. Gli usurai si possono dividere in tre categorie: quello della porta accanto, quello di quartiere e il mafioso.
D. Partiamo da quello della porta accanto.
R. È il vicino, un ex collega, l'amico di un conoscente. Qualcuno con un piccolo capitale a disposizione a cui può attingere per fare prestiti anche nel giro di pochi giorni. Senza tante formalità, basta qualche cambiale a
garanzia del denaro ricevuto. Oppure una scrittura privata, o basta semplicemente far capire al debitore di avere amici in grado di riscuotere 'bruscamente”.
D. Poi però...
R. Certo, la velocità e la semplicità di erogazione hanno un costo. In questi casi, infatti, il tasso di interesse è decisamente più alto di quello applicato da banche o da qualsiasi finanziaria, al punto che mese per mese le rate coprono solo la cifra degli interessi rendendo impossibile rimborsare la cifra iniziale.
D. E l'usuraio di zona in cosa differisce?
R. È la persona che tutti conoscono, quella che frequenta il bar sotto casa. È il confine con il crimine organizzato. I soldi che ha a disposizione provengono da un'attività illecita: scommesse clandestine, gioco d'azzardo, ricettazione, piccolo spaccio di droghe.
D. In altre parole, un mezzo delinquente.
R. Sì. Alle spalle ha altre entità criminali, più importanti, con più soldi, ma che non compaiono direttamente.
D. Chi si rivolge a loro?
R. I clienti di questi usurai sono ancora privati cittadini o piccoli commercianti. Ma in questo caso i tassi di interesse sul prestito sono ancora più alti, non contrattabili, e la presenza estorsiva è ossessiva.
D. La mafia invece ha ben altro a cui pensare...
R. Già ma è proprio grazie al 'ben altro”, cioè il narcotraffico, gli appalti irregolari, la pratica del pizzo, che le organizzazioni mafiose dispongono di ingenti capitali. Per loro prestare somme elevate a imprenditori medio
grandi non è un problema.
D. E la magistratura da tempo sta agendo per contrastare questo business.
R. Sono ormai innumerevoli le inchieste e i processi che hanno accertato il profondo livello di radicamento sul territorio nazionale delle “mafie”. E radicamento significa conoscenza, intuizione delle realtà economiche
deboli, in difficoltà.
D. Ma come si muovono esattamente i mafiosi?
R. A questo livello, sono solitamente gli emissari mafiosi a farsi avanti per primi, a sedurre l'imprenditore, il grande commerciante in crisi o prossimo a uno stato di crisi. Valutano la situazione e propongono l'aiuto, magari a interessi non esorbitanti.
D. Dove vogliono arrivare?
R. Hanno un duplice obiettivo: impossessarsi poco a poco dell'intera impresa, puntando a lasciare in apparenza identica la proprietà e riciclando così in attività legali gli ingenti capitali provenienti dalle attività
illecite.
D. Quali aziende preferiscono?
R. Per rimanere solo su Lombardia e Milano, sempre basandosi sui dati di fatto accertati da indagini e processi, si possono ricordare i locali, i ristoranti, negozi lungo l'asse Milano-Lecco in mano alla 'ndrangheta,
oppure tutti gli autolavaggi lungo l'importante arteria stradale che collega la metropoli milanese alla Brianza sempre in mano alle 'ndrine. Così come una quantità incalcolabile di ristoranti, locali, immobili di Milano in realtà di proprietà di cosche siciliane.
D. Ci fa qualche esempio?
R. Si chiacchiera molto, per esempio, di un grande centro commerciale di Paderno Dugnano, a una manciata di chilometri da Milano, che avrebbe come soci occulti esponenti della famiglia Piromalli. E sono proprio i centri commerciali della provincia i più recenti e remunerativi obiettivi dell'usura mafiosa, che in questo modo ricicla anche il denaro sporco della droga.
D. Come è possibile fronteggiare questa piovra?
R. Per il singolo, è impossibile uscirne. Se provi a tirarti indietro vieni messo nelle condizioni di fallire. Allora accetti il patto di omertà e lavori, coscientemente, con i criminali.
D. E se ti ribelli?
R. Paghi con la paura, il dolore fisico, a volte con la vita. L'unica scelta che ti può salvare è uscire allo scoperto, presentare denuncia. Ma le difficoltà sono tante, ci vuole molto coraggio anche perché lo Stato non garantisce adeguatamente la vittima dell'usura.
D. Ma lo Stato nel '96 non ha istituito il Fondo nazionale anti usura?
R. Sì, certo. Un fondo in grado, attualmente, di stanziare 300 milioni di euro ogni tre mesi, per supportare la scelta di denuncia fatta da un cittadino.
D. E non è sufficiente?
R. C'è una grave lacuna: possono usufruirne solo i titolari di partita Iva. Nella migliore delle ipotesi, solo 225 mila sui 625 mila casi annuali, cioè aziende e imprenditori. Sono coperti al 50% del danno subìto in tempi
relativamente brevi cioè in tre, cinque anni, che è comunque un periodo troppo lungo per chi è sull'orlo del baratro economico e con oggettive difficoltà a reimpostare la propria attività.
D. E gli altri?
R. Per gli altri 400 mila usurati italiani, senza partita Iva, non sono previsti aiuti economici. Per questo ci sono stati 5 mila suicidi in poco più di 10 anni. A Milano l'ultimo che si è impiccato nel 2009 era titolare di una grande tabaccheria in viale Monza.
D. In questo quadro drammatico come si muove Sos Racket e usura?
R. Noi esistiamo per colmare il vuoto fra il cittadino, l'imprenditore isolato e le istituzioni. Negli ultimi tre anni siamo stati contattati da 30 mila vittime di usura, di cui 6 mila milanesi. Siamo riusciti a occuparci di quasi 2 mila situazioni difficili.
D. Come gestite i casi?
R. Prima di tutto aiutiamo la vittima a emergere dall'ombra, a far scoppiare il caso. Non affrontiamo il soggetto con una pacca sulla spalla ma, con molta rigidità, puntando a far risvegliare la sua moralità, il senso di etica professionale.
D. E poi?
R. Poi lo mettiamo in contatto con un avvocato e lo accompagniamo nell'iter legale. Lo supportiamo nelle varie fasi, dalla presentazione della denuncia in poi. In questo modo la vittima è, in qualche modo, intoccabile.
D. Intoccabile in che senso?
R. Perché su di lei si accendono i riflettori della giustizia.
D. La vostra attività sarà apprezzata dalle istituzioni...
R. Non credo. Basta dire che non abbiamo una sede stabile, non possiamo permettercela. Nessuna amministrazione comunale di Milano ci ha mai aiutato.
D. Nemmeno l'attuale giunta Pisapia?
R. Ho scritto al sindaco poche settimane dopo il suo insediamento. Il 19 luglio ho ricevuto una lettera dall'assessore Majorino che mi informava che avrebbero affrontato nel giro di pochi giorni il nostro caso. Da allora sono passati tre mesi e noi stiamo ancora aspettando.
fonte: http://goo.gl/Dm7hq
di Umberto Gay
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