ENRICO BONDI E LO IOR DI GOTTI TEDESCHI SALVERANNO IL SAN RAFFAELE?

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

Fonte:  http://goo.gl/69dGo

di Alcide Gonella

Enrico-Bondi.jpgA gli chiedeva un commento all’indomani dell’annuncio dell’arrivo di Enrico Bondi al capezzale del San Raffaele, Giuseppe Profiti rispondeva: «Non ho il piacere di conoscerlo di persona». Ed era vero. La scelta infatti sull’uomo che ha risanato Parmalat e prima ancora Montedison è frutto di Giovanni Maria Flick, ex ministro e giurista di rango. Una scelta poi avallata dal presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi.

Il perché è presto detto: compresa la gravità della situazione e la contestuale fermezza della Procura milanese ad andare sino in fondo, l’ex ministro della Giustizia del governo Prodi ha valutato che per salvare la situazione occorreva affidarsi all’unica figura che per credibilità e storia non ha mai fatto sconti a nessuno e che viene considerato dai magistrati un interlocutore affidabile.

Il tavolo con banche e fornitori e la verifica sui conti  Enrico Bondi era ed è per questo l’uomo giusto al posto giusto, l’unico capace di mettere in riga tutti, comprese le banche - e il caso Parmalat su questo insegna qualcosa - maggiormente esposte con l’ospedale fondato da don Luigi Verzé. Il cui sistema, da Intesa a Unicredit passando per la Popolare di Milano, ha generosamente assecondato le follie dell’ottuagenario prete.

 Nessun legame con poteri forti vaticani o con qualche eminenza grigia d’Oltretevere, dunque, ma solo stima verso la professionalità dimostrata in questi anni dal laico Bondi.

VERIFICA SUI FONDI ALL'ESTERO.

Al quale si prospetta un lavoro improbo: da un lato deve aprire un tavolo con le banche e i fornitori, alcuni dei quali stanno aspettando da quattro anni di venire pagati.
Dall’altro deve condurre una verifica attenta e puntigliosa sia della contabilità ufficiale sia probabilmente di quella parallela, di cui alcuni aspetti stanno emergendo in questi giorni sulle cronache.
Ma Bondi dovrà inoltre compiere - nel caso dovessero risultare - un’azione di recupero crediti e, se saltassero fuori, di fondi all’estero.gotti-tedeschi.jpeg

LE RESPONSABILITÀ DEL CRAC

In ambienti vicini al San Raffaele si è riletta in questi giorni l’intervista che Marco Vitale ha rilasciato a Lettera43.it: http://goo.gl/UtbZf e si ritiene che l’economista abbia visto giusto.
Le responsabilità del dissesto sono sicuramente del management, in primis Don Verzè ma al contempo, all’interno dell’ospedale, qualcuno si è domandato dove fossero le banche che hanno elargito fondi senza limiti e senza - come ha denunciato l’economista - «condizionarli a una governance seria, a un’amministrazione adeguata».

Più di una figura che conosce bene la vita del San Raffaele si è domandata anche perché non siano scattati i meccanismi che normalmente si attivano quando un’impresa è in difficoltà, perché la centrale rischi (il cui nome fa drizzare più di un capello a imprenditori a corto di liquidi) non abbia fatto scattare l’allarme.

L-isola-del-tesoro.jpgKroll, la società super-consulente a caccia di fondi esteri
Nei corridoi del San Raffaele poi si è chiacchierato molto dell'attenzione che il Corriere della Sera quotidianamente dedica ai guai dell’ospedale. Sarà un caso, ma azionista di peso di Rcs con più dell’11% è Giuseppe Rotelli, l’imprenditore ospedaliero la cui proposta di salvataggio è stata scartata a favore dell’arrivo del Vaticano.
Proprio in questi giorni il Gruppo ospedaliero San Donato - 18 strutture convenzionate, 17 in Lombardia e una a Bologna - ha annunciato ottimi risultati di bilancio, cioè ricavi consolidati per 814 milioni di euro con
un patrimonio arrivato a 215 milioni. Sempre in Rcs, si è fatto notare, come socio pesante c’è anche Banca Intesa, l’istituto più esposto nei confronti del colosso fondato da Don Verzè.

LE BANCHE TREMANO.

Probabilmente l’arrivo di Bondi non tranquillizza i gruppi bancari che ben conoscono la sua pervicacia nelle azioni condotte contro di loro per salvare Parmalat. Senza guardare in faccia nessuno.
Spingere verso il fallimento oppure alla rinuncia del Vaticano a intervenire potrebbe convogliare l’interesse di molti soggetti interessati ad acquisire il gruppo, o parte di esso, a prezzi veramente convenienti. E si sa che all’interno del San Raffaele vi sono strutture molto interessanti come Villa Turro o Resnati.

Quello che appare dalle prime mosse di Bondi è che voglia condurre un’azione che mantenga per intero il core business del gruppo legato a sanità e ricerca, abbandonando al più presto tutta la pletora di attività
diversificate su cui don Verzè si era da qualche tempo lanciato.

I TESORI NASCOSTI

E le indiscrezioni già parlano di quello che potrà emergere, e non solo daltesori-nascosti-1.jpg Liechenstein, una volta che il manager metterà mano al dedalo delle società estere. Non a caso, hanno fatto notare sempre all’interno del San Raffaele, Bondi avrebbe voluto chiamare a sé come consulente la società Kroll, autentica 007 capace di scovare tesori o ricostruire situazioni considerate intricate, per non dire impossibili.

Nel frattempo al termine dell’ultimo consiglio di amministrazione, i revisori di Deloitte hanno presentato le prime misure di razionalizzazione dei costi che permettono la messa in sicurezza degli stipendi per il medio termine. Un risultato a oggi molto importante.

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