ALBERTO SORDI - FINCHE' C'E' GUERRA C'E' SPERANZA - (paola)

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L'Italia è il maggiore esportatore europeo di armamenti al regime di Gheddafi. I Rapporti dell'Unione europea sulle esportazioni di materiali e sistemi militari  certificano che nel biennio 2008-2009 l'Italia ha autorizzato alle proprie ditte l'invio di armamenti alla Libia per oltre 205 milioni di euro che ricoprono più di un terzo (il 34,5%) di tutte le autorizzazioni rilasciate dall'UE (circa 595 milioni di euro).

Tra gli altri paesi europei che nel recente biennio hanno dato il via libera all'esportazione di armi agli apparati militari di Gheddafi, figurano la Francia (143 milioni di euro), la piccola Malta (quasi 80 milioni di euro), la Germania (57 milioni), il Regno Unito (53 milioni) e il Portogallo (21 milioni).

A differenza colleghi europei, il ministro degli Esteri Frattini si è guardato bene dal dichiarare anche solo la sospensione temporanea dei rifornimenti di armi a Gheddafi.

Eppure da quando sono iniziate le manifestazioni di piazza in diversi paesi del nord Africa non sono mancate le dichiarazioni in tal senso delle principali Cancellerie europee.

 LA RUSSA 

In un'intervista a Repubblica di venerdì 25 febbraio, il ministro della Difesa Ignazio La Russa dichiarava:                
"Non mi risulta che ci siano state consegne di armi al regime, tanto meno nelle ultime settimane".                   LA RUSSA

 Il 3 marzo, era Finmeccanica a 'smentire' le notizie circolate sulla stampa sulle forniture militari a Gheddafi.
Il nostro Paese ha invece venduto ingenti quantitativi di armi e mezzi militari alla Libia.

Lo ha fatto sin dagli anni '70, sotto forma di aerei, cannoni, missili, blindati, bombe, proiettili, apparecchiature elettroniche, sistemi di sorveglianza, pezzi di ricambio.

La Libia è rimasta sotto embargo dal 1986 al 2004, quando l'Unione dei 25 Paesi europei decise che i tempi erano maturi per ridare fiducia a Gheddafi. Il dibattito sulla revoca del blocco, che oltre al divieto di vendere armi includeva anche il congelamento dei fondi libici all'estero e la fornitura di beni e servizi civili legati all'industria petrolifera, era stato sollecitato dall'Italia, preoccupata dell'immigrazione illegale.

Il nostro Paese, apparentemente ansioso di fornire a Tripoli i mezzi necessari al controllo delle frontiere, voleva in realtà riaprire un canale commerciale proficuo anche per l'industria bellica.

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Dal 2004, le esportazioni di armamenti italiani al regime di Gheddafi hanno registrato un crescendo impressionante. Si è passati da poco meno di 15 milioni di euro del 2006 ai quasi 57 milioni del 2007.

 

E' tuttavia nell'ultimo biennio che le esportazioni belliche hanno ripreso slancio, grazie al Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione firmato a Bengasi nell'agosto 2008, preceduto a giugno da una visita in Italia  agli stabilimenti Agusta (proprietà di Finmeccanica) del Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica libica, il generale Al Sherif Alì Al Rifi.

fonte Luca Galassi


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