ANCHE I CINESI MANIFESTANO LA LORO INDIGNAZIONE
La folla sembra la stessa, anziani, ragazzi, famiglie, riuniti nella pubblica piazza in protesta per chiedere qualcosa. Li chiamano indistintamente “indignados”, paragonandoli alla folla di New York che qualche giorno fa protestava per la crisi economica americana, eppure, dettaglio non da poco è che la manifestazione pacifica, organizzata nella città cinese di Zenghzhou, sia stata messa in atto da “Utopia”, un movimento maoista molto conosciuto in Cina per le sue posizioni di estrema sinistra, nazionaliste, anti-capitalistiche, anti-amercane e anti-occidentali.
La folla ha manifestato in una specie di continuità con quella americana del 3 ottobre interpretando, a proprio modo, il malcontento della classe media statunitense (e occidentale), vittima della crisi economica capitalista: a gran voce ha chiesto il ritorno al socialismo reale, in opposizione ai modelli occidentali, urlando slogan come ”morte al capitalismo”, ”il capitalismo non ha futuro e i cittadini dei Paesi capitalisti devono cominciare a capirlo”.
La manifestazione si è svolta pacificamente per via delle posizioni politiche non ostili alla linea di governo.
Eppure, non sono lontani episodi di segno contrario, perchè di segno opposto erano le idee che animavano altre folle: l’ultima, a febbraio 2011, quando un simbolico lancio di fiori di gelsomino, (icona di democrazia e opportunità di lavoro), in solidarietà con le proteste in Africa, si è trasformato in un momento di tensione con l’intervento della Polizia e la persecuzione di alcuni degli ideatori della manifestazione.
La Cina, come nuovo gigante economico, demografico e culturale fa i conti con la schizofrenica immagine che di sé offre al suo stesso popolo e al mondo: in opposizione alla folla di Shanghai che si ritrova nella tradizione, nella ripresa dell’unico socialismo attuabile (reale), c’è “l’altra” folla, quella di febbraio e di altre giornate in cui si cerca libertà, democrazia e diritti.
La prima, tra tutte, alla quale le successive somigliano soltanto, è stata quella “originale” di Piazza Tien’anmen, che ha fatto parte della storia del cambiamento di questo Paese e del mondo intero, grazie a una sola immagine: uno studente che, da solo e completamente disarmato, si parò davanti ad una colonna di carri armati per fermarli: simbolo della passione e della lotta contro tutte le dittature e le tirannie (a ridosso della fine dei regimi comunisti in Europa).
fonte: http://goo.gl/EyWWD
Dominga D’Alano
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