AUMENTANO I COSTI DI FINANZIAMENTO PER LE BANCHE, CHE SI RIVALGONO SU IMPRESE E FAMIGLIE. -

Pubblicato il da tommasoliguori50

Credito più caro per le imprese
                                                                                                Gialappas
di Luca Orlando
Il Sole 24 ore
MILANO. «Siamo sfortunati, se avessimo firmato ieri avremmo potuto mantenere le condizioni precedenti».

Il funzionario della banca è cortese ma inamovibile.

Il primo settembre telefona alla società, un'azienda immobiliare della provincia di Milano, e alla vigilia dell'incontro con il notaio comunica l'aumento dello spread rispetto all'Euribor a sei mesi: dal 3,25 pattuito a giugno al 4,5% per un prestito di sei milioni a sette anni.

Il direttore finanziario si infuria, minaccia le vie legali, congela l'accordo.

Si vedrà.

cessione-del-quintoPuò consolarsi solo con il fatto di essere in buona compagnia.

La crisi finanziaria, l'aumento degli spread sui titoli di Stato italiani e la percezione di un rischio-paese maggiore hanno infatti aumentato in modo rilevante i costi di finanziamento delle banche e queste, come conseguenza, riversano su imprese e famiglie le maggiorazioni.

E l'aumento è generalizzato.

Sondando Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps e Ubi c'è la conferma dei rincari. Difficile fare una media, alcuni stimano settanta punti base. Un banchiere di un primario istituto, più realisticamente, indica invece nel differenziale di spread Btp-Bund tra maggio e fine agosto (120 punti base) l'aumento dei tassi per le nuove operazioni.

«I significativi e persistenti movimenti al rialzo del costo della raccolta – spiega il vicedirettore generale di Banca Mps Antonio Marino –, originati dalle note tensioni sui mercati finanziari internazionali, che hanno comportato, tra l'altro, anche una rarefazione della liquidità, obbligano le banche a processi di costante adeguamento del livello di pricing dei propri impieghi, ed in particolar modo sulle forme tecniche a medio lungo termine».

È cambiato il mondo – ci spiegano da Ubi – le condizioni non possono più essere quelle dello scorso giugno».

Posizione analoga per Intesa Sanpaolo, che ha adeguato gli spread dei nuovi finanziamenti, così come Unicredit. Il tema segnalato dai banchieri è l'aumento del costo della materia prima, il denaro. Più caro per le banche italiane alla luce della crisi di fiducia da parte dei mercati finanziari, che per acquistare i nostri titoli di Stato pretendono ora un premio sul rischio maggiore.

La tensione si era già in parte manifestata a luglio e i tassi ufficiali rilevati da Bankitaliahome-banking-abi evidenziano un aumento del costo per le società non finanziarie: per i prestiti fino a un milione si passa dal 3,71% di giugno al 3,99%, per quelli oltre il milione si sale dal 2,91 al 2,98%.

La crisi di agosto ha però accelerato il trend e le ultime indicazioni che arrivano dalle imprese sono per livelli decisamente maggiori.

A pesare non è tanto il parametro base, l'Euribor, addirittura in discesa tra luglio e settembre, quanto l'aumento degli spread. Ambra Redaelli, imprenditrice delle meccanica, vicepresidente di Confindustria Lombardia con delega al credito, aveva già ricevuto a metà luglio una lettera da uno dei maggiori istituti italiani annunciando per settembre l'aumento degli spread sugli affidamenti.

«Il mio non è un caso isolato – spiega – sento di incrementi di spread anche superiori a un punto.

Poi parte la trattativa con le banche e il costo diminuisce ma l'impatto sulle imprese è comunque rilevante.

Del resto è un effetto scontato vedendo quanto accaduto ai nostri titoli di Stato».

Altro racconto emblematico quello di un imprenditore piemontese, attivo nel settore del legno, che preferisce non essere citato direttamente.

Nel suo caso, il prestito da un milione era già concordato prima delle ferie, ma al momento dell'erogazione gli spread sono stati aumentati di 75 punti base, dall'1,5 al 2,25% rispetto all'Euribor a tre mesi.

«Per un altro finanziamento a 15 anni – ci racconta sconsolato – avevo fissato a luglio uno spread dell'1,8%, ora la banca parla di un aumento fino al 3-3,5%, ma mi spiegano anche che al momento preferiscono non prendere impegni».

La stretta sui costi non risparmia neppure le convenzioni: ne sa qualcosa il consorzio Federfidi, che ha appena ricevuto una proposta di finanziamento sul settore dell'agroindustria con spread tra il 4 e il 5% a sette anni.

Da Lecco, il direttore generale di Confindustria Giulio Sirtori evidenzia un trend finanziamento-pmi-abi-cdp-terza-convenzionegeneralizzato che riguarda anche i nuovi accordi sulla moratoria. «Per tutti i rinnovi – spiega – gli spread sono stati aumentati, i movimenti variano dall'1 al 2,5% e ovviamente dipende dal rating delle aziende.

Qualcuno si è lamentato, ha protestato, ma non c'è stato niente da fare. Il costo è certamente un problema ma da alcuni mesi a questa parte il vero nodo è la scarsità dei finanziamenti».

Tutto nero dunque?

In realtà vi sono anche situazioni virtuose, dove il sostegno del credito non manca a fronte di una nuova commessa ricevuta.

«A metà agosto - ci spiega Ennio Zaffaroni, titolare della comasca Zani, azienda di presse – abbiamo avuto bisogno di una fideiussione da 1,2 milioni.

In 24 ore la banca ci ha risolto il problema, a condizioni più che accettabili, anche a fronte di un bilancio 2010 davvero difficile».


http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-09-07/credito-caro-imprese-214242.shtml?uuid=AapouS2D

 

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