BIOETICA CONTRO LE DONNE - paola
Come mai, quando la politica ha bisogno di lanciare un fumogeno sui temi di interesse generale, le questioni etiche diventano prioritarie?
Che sia, forse, per accaparrarsi la benevolenza delle gerarchie vaticane, quando si è in odore di campagne elettorali?
In Italia la pillola del giorno dopo è legale da quasi undici anni, eppure non è così facile da reperire, anche se regolarmente prescritta dai medici.
Così il 27 febbraio scorso, il Comitato Nazionale di Bioetica, di nomina della Presidenza del Consiglio, ha confezionato un parere sul diritto all’obiezione di coscienza dei farmacisti.
I Farmacisti? Cosa c'entrano i farmacisti? Non sono quelli che hanno una licenza per vendere i farmaci, ovvero per svolgere, sulla base di una propria libera richiesta e, a scopo di lucro, un servizio pubblico?

In cambio della licenza, la legge in vigore impone due cose: l’obbligo di vendere tutti i farmaci autorizzati a tutti, senza discriminazioni e l’impegno a procurarsi il farmaco nel più breve tempo possibile, ove la farmacia ne fosse sprovvista.
Impegno che diventa improrogabile, se il farmaco è urgente, come accade anche per la pillola del giorno dopo, contraccettivo d’emergenza, utile a prevenire l’aborto, se assunto entro 72 ore dal rapporto sessuale.
Il Comitato Nazionale di Bioetica, invece, venerdì scorso, parafrasando la formula della clausola di coscienza dei medici, ha affermato che questa dovrebbe essere estesa anche ai farmacisti, con l’impegno che esista un' altra farmacia senza obiettori, dove indirizzare i malcapitati.
Questa norma sembrerebbe fare da paciere tra i farmacisti devoti ed i cittadini nel peccato, ma, in realtà, del tutto priva di fondamento giuridico in uno stato moderno, liberale e democratico. E che non fa i conti con i tanti piccoli paesi, centri con scarsi servizi, in cui la coscienza del farmacista si tradurrebbe in un vero e proprio danno alla persona.
Vi è, inoltre, un errore di tipo scientifico, poichè il contraccettivo d’emergenza non è un farmaco abortivo.

Nel primo caso, il prodotto utilizzato per la pillola del giorno dopo inibisce la fecondazione, nel secondo l’attecchimento dell’embrione nell’utero materno, come fa la RU486, per intenderci, che al momento, in Italia è distribuita e somministrata con un protocollo specifico negli ospedali e speriamo presto anche sul territorio.
E' evidente che la clausola di coscienza, estesa al farmacista, può generare un conflitto tra la responsabilità del medico e quella del farmacista, ma ciò che ci preme è che colpisce senza alcun senso di colpa, il bersaglio finale, la donna.
Alternative? Una sola..l'aborto, con tutte le conseguenze psicofisiche che questo comporta alle donne.
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