BRASILE. DILMA ROUSSEF, UNA "VECCHIA ZIA", SECONDO FINANCIAL TIMES. di Alberto Ravizzoli.
DILMA E L´IPOCRISIA BRASILIANA
PREDICARE BENE E RAZZOLARE MALE
Se si scomoda il Financial Times, azzardandosi a definirla “vecchia zia”, qualcosa di vero pur ci sará.
In un articolo di fondo del 5 ottobre scorso, il prestigioso quotidiano economico britannico, per la prima volta, critica apertamente la presidente del Brasile Dilma Roussef, definendola una “agony aunt”, in pratica una “zia” ( traduzione di aunt) che dispensa buoni consigli ( il termine inglese “agony aunt” si riferisce al colonnista specializzato in consigli sentimentali).
Il giornale prende spunto dalle critiche mosse dalla Presidente del Brasile, su come i paesi sviluppati stanno affrontando la crisi finanziaria e le manovre di riduzione dei deficit pubblici.
Senza dimenticare le affermazioni del Ministro delle Finanze brasiliano, Guido Mantega, che alla fine di settembre dichiaró la disponibilitá del Brics (blocco economico composto, oltre che dal Brasile stesso, da Russia, India, Cina e Sud Africa) a offrire un pacchetto di aiuti finanziari
per sostenere la zona Euro.
Il Financial Times non usa mezzi termini e parla apertamente di ipocrisia e irrealitá delle proposte brasiliane.
“Come puó”, scrive il giornale, “un paese il cui Pil pro-capite é 1/3 dei
paesi industrializzati aiutare i paesi in difficoltá”, aggiungendo ancora “come puó la Presidente Dilma parlare di sgravi fiscali quando il Brasile occupa il 152° posto al mondo per il carico tributario e come puó parlare di abbattimento del protezionismo tariffario, quando la settimana prima aumenta del 30% il dazio di importazione sugli autoveicoli?”.
Il Financial Times ha ragione, Dilma dovrebbe piú preoccuparsi con le vicende domestiche.
Difficilmente il Brasile quest´anno rispetterá il target dell´inflazione fissato al 4,5% (a fine ottobre sfiorava il 7%) ed anche in termini di crescita del Pil, il paese di dovrá accontentare di risultati piú modesti. L´ inflazione ed il suo controllo é sempre stata una prioritá del Brasile e a maggior ragione é una prioritá del governo della Presidente Dilma, perché é su questo fattore che si gioca il suo futuro político.
Alti tassi di inflazione metteno a rischio la crescita del paese, oggi giá minata e ridimensionata dalla crisi della zona euro, dalla sopravvalutazione del cambio e dalla rigidezza del mercato del lavoro.
In questo quadro dinamico diventa quindi difficile mantenere i livelli di crescita precedenti attraverso lo stimolo della domanda senza provocare fenomeni inflattivi.
Dilma, al momento, é riuscita ad imporsi, e dopo ampie “pressioni” é riuscita ad ottenere un´ulteriore riduzione del Tasso di interesse, dopo che il Banco Centrale era giá intervenuto in agosto, riducento il Tasso di riferimento di 50 punti base e portandolo cosí al 12% annuo.
Misura proprio finalizzata a mantenere alta la domanda interna (ed é in questo senso che va visto il provvedimento dell´innalzamento dei dazi
sull´import di veicoli del 30%, che avviene all´indomani della scadenza degli incentivi fiscali garantiti al mercato dell´auto!).
Solo il tempo potrá dire se e in quale misura il Brasile rimarrá indenne dalle turbolenze economiche internazionali e continuare a centrare il duplice obiettivo di crescita economica e controllo dell´inflazione.
É soprattutto su questo ultimo versamente che negli ultimi tempi si
fanno sempre piú serrati i confronti tra il período “Lula” e l´attuale governo.
Gli ultimi 10 anni sono stati di grande stabilitá economica e prosperitá, grazie proprio ad una attenta política di inflation targeting.
E sono in molti, dentro e fuori la maggioranza política, che ben su questo
punto stanno aspettando la Presidente.
Piú dentro la maggioranza in veritá.
Fin dall´inizio del suo mandato, Dilma ha molto accentrato i poteri dell´esecutivo in seno alla Presidenza della Repubblica (e del suo ministero chiave, la “Casa Civil”), svuotando di significato e potere decisionale molti ministeri (“ristrutturazione” in parte imposta dagli scandali di corruzione che hanno, fino ad oggi, obbligato 5 ministri alle dimissioni e che molto probabilmente si incrementerá nei prossimi giorni della sesta “vittima”, il Ministro dello Sport!).
Lo scontento dei partiti alleati (e maggiormente coinvolti negli scandali di corruzione, in pratica tutti, ivi compreso il partito della Presidente, il PT), che si vedono di molto ridotto il loro peso “decisionale” all´interno dell´esecutivo, é palpabile e potrebbe avere conseguenze concrete, in termini di appoggio elettorale per la rielezione.
Dilma, al contrario di Lula, non ha né il carisma e né la popolaritá sufficiente per potersi rapportare direttamente con l´elettorato.
Ha bisogno dell´appoggio di governatori, senatori, deputati (federali e statali) e dei sindaci (che controllano la base elettorale) per potersi garantire l´appoggio ( e quindi il voto) necessario per la ricandidatura.
L´única ancora di salvezza, per sperare in un secondo mandato, é
rafforzare la propria popolaritá, obiettivo centrabile solo mantenendo e/o migliorando ( o per lo meno non peggiorando!) il benessere raggiunto.
Prima fra tutto controllando l´inflazione, vero spauracchio della societá brasiliana, soprattutto di coloro che hanno vissuto il lungo periodo
della svalutazione a 2 zeri ( in pratica tutti coloro con piú di 40 anni d´etá).
Mancano oltre 2 anni alle prossime elezioni presidenziali (2014), ma in molti cominciano a parlare di modifica della costituzione, per aumentare a 3 il numero dei mandati del Presidente della Repubblica.
E nel frattempo Lula raccoglie meriti ed attestati da tutto il mondo, ultimi fra tutti la laurea Honoris Causa conferitagli dall´Istituto di Studi Politici di Parigi e il premio dalla Fondazione polacca Lech Walesa per il suo contributo alla democrazia.
Dal Brasile Alberto Ravizzoli
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