COLOMBIA: DALLA GUERRIGLIA A SINDACO DI BOGOTA'

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

Dopo la morte di Alfonso Cano, capo delle Forze armate rivoluzionarie colombiane, si pensa alla successione. L'invito di Santos e della sinistra a lasciare la lotta armata. In Guatemala come previsto vince Pérez; in Nicaragua vincerà Ortega.

Nessuna sorpresa dai risultati elettorali di Guatemala e Nicaragua; una relativa sorpresa è invece arrivata dalla Colombia, dove anche l'ultimo capo delle Farc è stato ucciso in combattimento.

Nato a Bogotá il 22 luglio 1948, figlio di una pedagoga e di un agronomo di buona famiglia conservatrice (che gli aveva dato il nome in onore del leader conservatore Guillermo León Valencia), Guillermo León Sáenz Vargas si era radicalizzato studiando antropologia all’università, dove era entrato nel fatidico 1968. Simpatizzante delle Forze armate rivoluzionarie di Colombia già negli anni Settanta, negli anni Ottanta si era dato alla macchia, col nome di battaglia di Alfonso Cano.

Nell’agosto del 1990 aveva preso il posto di Jacobo Arenas - con cui aveva lavorato a stretto contatto fino alla morte di quest'ultimo - diventando l'ideologo del gruppo armato; il 25 maggio del 2008 ne era diventato il comandante, dopo la morte il 26 marzo precedente del leader storico Pedro Antonio Marín, alias Manuel Marulanda Vélez, alias Tirofijo. Quest'ultimo è deceduto per cause naturali, ma mentre le truppe colombiane stavano stringendo il cerchio attorno a lui nella selva.

Nel 2007 erano stati uccisi anche Tomás Medina Caracas alias El Negro Acacio, responsabile del traffico di cocaina delle Farc, durante un bombardamento nel mese di settembre, e Gustavo Rueda Díaz alias Martín Caballero, capo del blocco Caraibi delle Farc, in un’operazione militare. Nel marzo del 2008 il numero due e portavoce internazionale delle Farc Luis Edgar Devia alias Raúl Reyes era stato ucciso in un bombardamento in territorio ecuadoriano il primo giorno del mese, e due giorni dopo il membro più giovane del segretariato e comandante del blocco centrale delle Farc Manuel Jesús Muñoz alias Iván Ríos era stato ucciso da un suo compagno, che aveva poi disertato portandosi appresso una sua mano destra tagliata.

Nel maggio successivo si era arresa Elda Neyis Mosquera García alias Karina, comandante del Fronte 57 e donna col più alto incarico nella gerarchia delle Farc. Il 2 luglio del 2008 c’era stata l’”Operazione scacco”, con la liberazione di Íngrid Betancourt e di altri 14 ostaggi. Il 22 settembre del 2010 anche il nuovo governo di Juan Manuel Santos aveva ottenuto un primo importante successo con l’uccisione del capo miliare delle Farc Jorge Briceño alias Mono Jojoy, sempre durante un bombardamento.

Lo scorso 7 ottobre Roberto Sáenz, il fratello di Cano, lo aveva pubblicamente invitato a lasciare la lotta armata. Anche lui di sinistra, Roberto era stato però eletto consigliere comunale a Bogotá, e proprio dalla sua esperienza aveva cercato di spiegargli che la violenza era non solo inutile se voleva portare avanti le proprie idee, ma controproducente.

Si era appunto ricordato in questa rubrica, sia il tentativo di controffensiva abbozzato da Cano, sia le critiche che l’ex presidente Álvaro Uribe Vélez stava muovendo al suo successore, accusandolo di mettere a repentaglio la sua politica di “sicurezza democratica”. Questo successo delle Forze armate colombiane sembra dal punto di vista di Santos la più eloquente delle risposte.

Accerchiato nel sud-est, in un’area rurale del dipartimento del Cauca, Cano è morto dopo essere rimasto ferito durante un attacco vicino a un centro chiamato López de Micay, in cui sono rimasti uccisi anche la sua compagna e alcuni guerriglieri, mentre altri quattro sono stati catturati. È una zona di montagna talmente accidentata dove, dopo aver individuato l’accampamento nella selva tramite un paziente lavoro di intelligence e averlo bombardato dall’alto, i soldati ci hanno messo sette ore per recuperare il cadavere; nell’operazione tre di loro sono morti di freddo e altri due cadendo in un precipizio.

Santos ha reiterato l’offerta di un’amnistia insistendo che se i guerriglieri non smobilitano finiranno “in carcere o in una tomba”. Con toni meno truci, anche la sinistra colombiana rivolge alle Farc un appello a rinunciare a una lotta armata ormai inutile. Anzi controproducente, se si pensa al modo in cui un ex guerrigliero è appena stato eletto sindaco di Bogotá, e che per colpa della cattiva immagine della sinistra collegata alla guerriglia la Colombia resta l’unica eccezione non toccata dall’ondata di sinistra sudamericana (anche il Cile ha ora un’amministrazione di destra, ma dopo aver avuto due presidenti socialisti).

fonte: http://goo.gl/AoTZJ

di Maurizio Stefanini

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