COLOMBIA E VENEZUELA NON VOGLIONO UN PEGGIORAMENTO DELLE LORO RELAZIONI
BOGOTA'
Con una regolarità invidiabile anche l’ultima estate ha assistito all’ennesima crisi diplomatica fra Colombia e Venezuela, la terza negli ultimi tre anni. Motivo del contendere: la presenza dei guerriglieri delle FARC e dell’ELN su territorio venezuelano.
Di fronte all’accusa del presidente colombiano Alvaro Uribe di offrire rifugio ai guerriglieri, presentata in seno all’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), il governo venezuelano ha reagito il 22 luglio interrompendo le relazioni diplomatiche con Bogotà.
Anche le crisi precedenti avevano avuto come oggetto principale il presunto aiuto concesso da Chávez alle FARC, sia esso diretto, mediante forniture militari, o indiretto, concedendo territorio venezuelano come rifugio. Sotto questo aspetto Chávez ha da sempre tenuto un atteggiamento ambiguo: il presidente venezuelano ha espresso in più occasioni apprezzamento per l’audacia dei guerriglieri, vicini anche da un punto di vista ideologico, malgrado alcune frizioni nel corso degli anni.
Nonostante questo, non sono mai state presentate prove effettive di un aiuto militare o economico. La crisi dell’estate 2009 fra i due Paesi aveva avuto come motivo del contendere proprio il ritrovamento di armi venezuelane in un campo delle FARC, ma il presidente Chávez aveva affermato in diretta televisiva che le armi erano state rubate da un deposito dell’esercito nel 1995.
La presenza delle FARC e dell’ELN su territorio venezuelano, d’altra parte, è sicura e provata: i guerriglieri, ma anche i narcos e i paramilitari, usavano il territorio venezuelano come retroterra e come rifugio sicuro già prima dell’elezione di Hugo Chávez. Va detto però che i guerriglieri sfruttano la porosità dei confini tra i due Stati e la loro lunghezza, oltre 2200 km, la maggior parte dei quali attraversano selve e zone praticamente disabitate, senza veri e propri confini.
Nonostante i due Paesi non si siano mai particolarmente amati, i rapporti sono diventati estremamente tesi solo con l’elezione di Hugo Chávez e Álvaro Uribe. Le ragioni sono in buona parte (geo)politiche ed ideologiche: se Chávez si è presentato come il paladino dell’antiamericanismo, dell’unificazione latinoamericana e dell’ondata di governi di sinistra nel continente, Uribe ha rafforzato i vincoli politici ed economici con Washington, consentendo la creazione di nuove basi militari USA sul proprio territorio, viste da Caracas come una minaccia diretta. Si aggiungano la retorica incendiaria di Chávez sull’Impero ed i suoi “vassalli latinoamericani” e la presenza delle FARC e si capiranno le ragioni dei frequenti periodi di tensione tra i due Paesi.
Colombia - Cartagena 
Nonostante questo, le crisi sono sempre rientrate nell’arco di qualche mese, e le relazioni diplomatiche ripristinate ogni volta senza particolari problemi. Le ragioni per cui sembra improbabile che le relazioni raggiungano un punto di non ritorno sono principalmente economiche e geopolitiche, ma anche storiche. Prima di tutto, va detto che in Sudamerica la conflittualità si è spesso sviluppata all’interno degli Stati, più che all’esterno: i veri e propri conflitti armati interstatali sono molto rari.
Gli spazi ampi e sostanzialmente disabitati nell’interno, la concentrazione della popolazione sulle coste e la presenza di formidabili ostacoli naturali hanno da sempre limitato le guerre aperte.
Vi sono poi ragioni prettamente economiche: i due Paesi sono importanti partner commerciali, anche se in misura minore rispetto al passato. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica venezuelano (INE), la Colombia è il secondo partner commerciale di Caracas dopo gli Stati Uniti.
Nel 2009, nonostante una flessione rispetto al passato dovuta anche ad un periodo di relativa chiusura delle frontiera durante la crisi estiva di quell’anno, Caracas ha importato dalla Colombia beni per 4,31 miliardi di dollari, l’11,68% del totale.
Le esportazioni non petrolifere dirette in Colombia sono meno rilevanti per volume complessivo, ma rappresentano comunque il 17,64% del totale. Anche secondo il Dipartimento Amministrativo Nazionale di Statistica colombiano (DANE) il Venezuela ha ricevuto nel 2009 il 12,32% delle esportazioni, secondo partner dopo gli Stati Uniti.
Sotto gli aspetti geopolitico e geoeconomico assume particolare rilievo il gasdotto transguajiro, terminato nel 2007: secondo l’accordo firmato tra i due presidenti la Colombia vende gas al Venezuela che lo usa per aumentare la pressione nei pozzi petroliferi della zona di Maracaibo e per alimentare alcune centrali termoelettriche, in attesa di completare la propria rete nazionale di gasdotti.
Nel 2012 il flusso dovrebbe invertirsi, permettendo alla Colombia di acquistare il gas venezuelano. Il gasdotto è importante soprattutto perché permetterebbe al Venezuela di raggiungere le coste del Pacifico e quindi la Cina, abbattendo i costi di trasporto verso Pechino.
Inoltre il gasdotto sarebbe solo un primo ramo di un progetto più ampio, inteso a raggiungere i compratori dell’America Centrale. Chiaramente un progetto di questo tipo pone tutti i problemi di diritto di transito già sperimentati in Europa durante i contrasti fra Russia e Ucraina, e richiederebbe relazioni più distese fra i due Paesi.
Malgrado le evidenti differenze politiche fra i due governi, pare di poter concludere che nessuno voglia realmente un peggioramento delle relazioni o addirittura un conflitto armato, il quale avrebbe pericolose conseguenze per l’intera regione, ma soprattutto per le economie di Caracas e Bogotà.
Bogotà - Università
D’altro canto la retorica, le alleanze e le politiche dei due Paesi sono in grado di mantenere i rapporti in un perenne stato di tensione: finora le numerose crisi hanno seguito il medesimo canovaccio fatto di accuse e controaccuse, interruzione dei rapporti diplomatici e movimenti di truppe al confine, per poi risolversi regolarmente nell’arco di pochi mesi.
Certo una situazione del genere è sempre potenzialmente pericolosa, ma sembra mancare la reale volontà (o opportunità) delle parti in causa di dare seguito alle reciproche minacce incrociate.
L’evoluzione dell’ultima crisi conferma la natura prettamente politica del confronto: i rapporti sono stati ristabiliti il 10 agosto, dopo l’elezione del nuovo presidente colombiano Juan Manuel Santos, appartenente allo stesso partito del presidente uscente. La crisi estiva, in effetti, è sembrata più una sorta di regalo di addio fra due presidenti che non si sono mai amati.
fonte: http://goo.gl/OLFKQ
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