DICHIARAZIONE DI GUERRA A DAMASCO?

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

710.gifLe sanzioni adottate dalla Lega Araba contro il regime di Damasco rappresentano una dichiarazione di guerra che potrebbe aprire la strada all’internazionalizzazione della crisi siriana – scrive il quotidiano palestinese al-Quds


La Lega degli Stati Arabi ha assunto una decisione di estrema importanza e gravità contro il regime siriano. Tale decisione può essere considerata una dichiarazione di guerra – una guerra che proseguirà fino al cambio di regime.

E’ stata sospesa la partecipazione di Damasco a qualsiasi attività della Lega, e sono state decise sanzioni economiche e politiche contro il regime siriano. Inoltre gli Stati arabi hanno accettato di incontrare le forze dell’opposizione siriana dopo che queste ultime hanno unito i loro ranghi.

Ma il provvedimento più importante è la richiesta di proteggere i civili. Il segretario generale della Lega Nabil El-Araby è stato incaricato di seguire questa questione presso le istituzioni internazionali, comprese le Nazioni Unite. Questo significa compiere un grande passo in direzione dell’internazionalizzazione della crisi, sebbene ciò sia stato negato nel comunicato della Lega.
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Le decisioni sono state prese quasi all’unanimità, visto che ad esse si sono opposti solo lo Yemen e il Libano per le ben note ragioni interne, mentre l’Iraq si è astenuto dal voto per ragioni analoghe. Tali decisioni sono state accolte molto positivamente sia dalle forze dell’opposizione siriana che dalla comunità internazionale (ed in particolare dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti).

Questa evoluzione delle posizioni arabe giunge dopo la visita di El-Araby a Damasco, e dopo che il regime siriano aveva accettato l’iniziativa diplomatica araba senza però attenervisi. E’ stato deciso che le riunioni
arabe proseguiranno a diversi livelli per monitorare la situazione e decidere nuove mosse eventualmente rese necessarie dagli sviluppi della situazione. Ciò è considerato come un’evoluzione sostanziale nelle posizioni della Lega Araba, che certamente influenzerà in maniera radicale l’andamento degli eventi all’interno della Siria. Non si ricorda una decisione analoga da parte della Lega, ad eccezione di quella seguita alla visita in Israele del presidente egiziano Sadat (decisione che portò alla sospensione dell’Egitto e al trasferimento della sede della Lega Araba a Tunisi).
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La palla ora è nel campo del regime siriano il quale, invece di praticare ulteriori atti di violenza uccidendo civili e manifestanti, è chiamato a prendere decisioni serie che diano una risposta all’unanime condanna
araba ed alla rivolta popolare interna, affinché la Siria non diventi teatro di una guerra civile tra le forze che sostengono il regime e le forze di opposizione, siano esse militari o civili, come alcuni episodi hanno già fatto emergere, ed affinché si eviti l’internazionalizzazione della crisi con tutte le conseguenze e le complicazioni che ciò comporterebbe, a partire da un possibile intervento militare o da una eventuale no-fly zone.

A questo proposito ci preme ricordare agli Stati della Lega Araba che hanno sospeso la Siria ed invocato il ritiro degli ambasciatori dal paese, che Israele continua ad occupare e ad opprimere il popolo palestinese
confiscandone le terre e “giudaizzandone” i luoghi santi, senza che i paesi arabi abbiano assunto alcuna posizione unitaria simile a quella che hanno preso contro il regime siriano. Ricordiamo anche che Israele continua ad avere ambasciatori e contatti con molti paesi arabi.

I responsabili di Gaza non devono cadere nella trappola israeliana

E’ noto che Israele suscita crisi e tensioni per uscire dalle proprie impasse e da posizioni svantaggiose.

Ad esempio, in questi giorni Tel Aviv tenta, come del resto ha fatto negli anni passati, di spostare l’attenzione internazionale verso l’Iran e di promuovere l’idea che sia Teheran la vera minaccia, e non l’occupazione israeliana, e che l’opinione pubblica internazionale dovrebbe concentrarsi su questo.

Dopo l’accordo sullo scambio dei prigionieri, Israele ha avviato una serie di attacchi contro Gaza, e alcune fazioni palestinesi hanno risposto lanciando razzi contro le regioni del sud. La tensione è cresciuta e Gaza è divenuta oggetto dell’attenzione internazionale; e Israele ha sfruttato tutto ciò per sfuggire ai propri impegni politici, almeno per il momento.
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Analogamente, alcuni giuristi americani hanno giustificato la posizione di Washington contro il riconoscimento dello Stato palestinese citando la divisione tuttora esistente fra Gaza e la Cisgiordania, il protrarsi delle tensioni e degli scontri a fuoco, e le sempre nuove vittime, affermando che questa situazione è una ragione sufficiente a giustificare la posizione degli USA sia alle Nazioni Unite che presso altre organizzazioni internazionali come l’UNESCO.

Israele cerca – molto spesso con successo – di far cadere alcuni di noi nella propria trappola. Perciò i leader e i responsabili delle diverse correnti e fazioni di Gaza devono evitare di cadere in questi tranelli israeliani considerando le cose sotto ogni aspetto, e valutandone tutte le implicazioni.

fonte: http://goo.gl/OXsAu

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