DOPO BERLUSCONI : "NESSUNO TOCCHI CAINO".
Un salvacondotto per Berlusconi purchè esca di scena?
E’ il grande non detto della politica italiana.
Se ne parla da almeno un anno, da quando cominciò lo scisma finiano.
In modo riservato ma stringente, al più alto livello, allo stesso modo di duemila e passa anni fa, al tempo delle Idi di Marzo.
I senatori che volevano liberarsi di Cesare, oppositori storici ma anche suoi fedelissimi, si ponevano la fatidica domanda:
come?
Risolsero come sappiamo.
Dalla scorsa estate i leader e colonnelli che vogliono liberarsi del nuovo Cesare non pensano ad altro.
Ci hanno provato con la mozione di sfiducia a dicembre, e sappiamo com’è finita.
Di lì in poi hanno cominciato a intonare il mantra del “passo indietro”.
Il premier deve fare un passo indietro, perché le cose vanno male, perché non sa governare, perché conserva un’esile maggioranza parlamentare ma è minoritario nel paese.
Con i fedelissimi del Cavaliere a rispondere che fino al 2013 non se ne parla, e poi addirittura si può pensare a una nuova candidatura a premier di Berlusconi.
Insomma il teatrino di tutti questi mesi, mentre la casa brucia sempre di più.
Ma dietro le quinte le posizioni sono sempre state molto meno nette.
Ai piani alti ma anche nei sottoscala.
“Congiurati” e “pretoriani” avrebbero dovuto guardarsi in cagnesco,
chiudere ogni contatto, togliersi il saluto.
Ma sono in molti casi amici, persone cresciute nello stesso partito, con le stesse speranze, le stesse esperienze, complicità alte e basse.
E sono colleghi, sui banchi della Camera o del Senato, gente che ha scelto il lavoro della politica, e guarda all’oggi ma soprattutto al domani.
Così il chiacchiericcio sul “come cambiare guida” e sul “dopo Berlusconi” si è fatto sempre più fitto, polarizzandosi soprattutto su un’ipotesi impervia e irriferibile, di quelle che un Travaglio spazzerebbe via con un solo articolo, ma che alcuni considerano l’unica possibile strada per una transizione indolore.
E’ l’ipotesi del salvacondotto. Tutti i leader politici italiani hanno ragionato da almeno un anno su questa possibilità, e c’è chi giura che qualcuno ne abbia perfino interessato il Presidente della Repubblica (unica riconosciuta sponda di autorevolezza e buonsenso in questa fase orribile della nostra vita pubblica).
L’idea del salvacondotto parte ovviamente da una considerazione non edificante della permanenza al governo di Berlusconi: e cioè, più brutalmente, che resta lì per evitare di finire in galera.
E’ del resto la motivazione che molti suoi avversari, e non solo, danno di tutta la sua traiettoria politica, dalla discesa in campo in poi.
Come sapete, l’interessato in ogni occasione ribalta il concetto: sono i miei avversari che per togliermi di mezzo costruiscono teoremi giudiziari falsi con la complicità dei Pm di sinistra.
E’ la giustificazione adottata per ogni avviso di garanzia e ogni legge ad personam.
Comunque la pensiate, è certo che il giorno in cui Berlusconi lascia palazzo Chigi perde ogni scudo giudiziario, a parte quel che resta dell’immunità parlamentare.
E se anche credete che il Cavaliere al governo non ci è andato per sfuggire ai processi, ma per servire il Paese, di sicuro la prospettiva di una lunga sfilza di udienze in tribunale a discutere di Ruby, Mora, Lavitola, Tarantini, Mediaset, Mediatrade, Mills e chi più ne ha più ne metta costituisce un buon motivo per restare il più a lungo possibile nel fortino di quel palazzo.
E siccome Berlusconi conserva una maggioranza parlamentare che non sarà magari del tutto presentabile sul piano politico, con il vuoto dei finiani riempito dai vari Scilipoti e C., ma numericamente esiste ancora, la situazione rischia di restare a lungo questa.
Senonchè sono ormai in molti, anche nella maggioranza, a ritenere che il Cavaliere non riesca più a padroneggiare la situazione, con tutte le spinte e gli assilli che sappiamo.
E siccome la condizione del nostro paese si fa ogni giorno più problematica, e ci vuole una guida forte, con una maggioranza molto ampia e la condivisione di misure ben più incisive di quelle varate con la manovra riscritta quattro volte, la questione del cambio si è fatta drammaticamente urgente.
E sono tanti quelli che lo sussurrano (e per ora solo Buttiglione ha avuto il coraggio, o l’impudenza, di dirlo pubblicamente): per convincere Berlusconi, e gli uomini che gli sono vicini e non vogliono tradirlo, ci vogliono delle rassicurazioni, non di impunità, ma di protezione da ogni accanimento giudiziario, su di lui e sulle sue aziende.
“Nessuno tocchi Cainano”, insomma, purchè esca di scena.
Ecco, ve l’ho raccontata questa storia del salvacondotto.
Ma se alla fine volete il mio parere mi bastano quattro parole:
non diventerà mai realtà.
di Enrico Mentana
Fonte: http://goo.gl/RWZ9D
Vedi anche:
LA GATTOPARDESCA ANTIPOLITICA "DEGLI "IMPRENDITORI"
USCIRE DALLA CRISI FACENDO LARGO AI GIOVANI, ANCHE IN POLITICA!!!
I GRECI DISOCCUPATI, MALATI O VECCHI, NON HANNO DIRITTO A CURE MEDICHE
CINEMA. "NESSUNO MI PUO' GIUDICARE" diretto da Massimo Bruno.