CINEMA: "L'AMANTE INGLESE" Un film di Catherine Corsini.

Pubblicato il da tommasoliguori50

L'amante inglese

Un film di Catherine Corsini. Con Kristin Scott Thomas, Sergi López, Yvan Attal, Kristin Scott Thomas 2010 1 188 LBernard Blancan, Aladin Reibel, titolo originale Partir.

IN una villa nella Francia del Sud. Un medico, Samuel, e la moglie, Suzanne, che decide a quarant'anni di rimettersi al lavoro come fisioterapista.

Mentre segue i lavori di costruzione del suo nuovo ambulatorio, conosce Ivan, un operaio di origine catalana, che è stato in prigione e vive di lavoretti precari.

La passione tra i due è tale che Suzanne lascia tutto quel che ha per vivere con lui, ma il marito le dichiara guerra e la priva di ogni mezzo di sussistenza.
L'amante inglese, traduzione impoverente dell'originale Partir, non enuncia nessun nuovo teorema sul triangolo marito-moglie-amante e non è citando a man bassa Truffaut, dal quale prende a prestito con successo la musica de La signora della porta accanto, o Flaubert (anche la sua Emma Bovary era moglie di un medico), che il film si alza magicamente dalla sua medietà. Non accade.
Eppure è proprio nel rifiuto del costume melodrammatico e nella sua cruda lucidità di sguardo che la pellicola di Catherine Corsini trova un suo carattere.

Non certo nella storia d'amore tra la signora e il proletario, ma nel modo in cui un vertice di questo triangolo, la casella del marito, viene portato in su fuori misura, abbandonando gli altri due a terra, letteralmente.

La regista punta il dito contro la condizione sfavorita della donna, economicamente ricattabile e (ancora letteralmente) imprigionabile in un film privo di grandi sottotesti, evidentemente, diremmo quasi superfluo, se non fosse per una fattura tesa e asciutta, che scarta la noia, e per qualche interessante luce sinistra che emana dalla coppia Yvan Attal/Kristin Scott Thomas e permette, per esempio, la scena hitchockiana del marito che aiuta la donna che ha distrutto a bere, per rimettersi in piedi.
Ma proprio perché lo scarto rispetto al meló da feuilleton è stato già effettuato, anche locandina-copia-1.jpgcon la proposta di un'eroina che rifiuta di piangersi addosso, non si comprende fino in fondo la scelta di un finale improntato ad un revanscismo femminile che è brutta copia di quel maschilismo d'antan rappresentato da Samuel.

Un gesto vano in partenza, che il finalissimo si premura di chiudere, di fermare di un'unica interpretazione possibile, nuovamente nell'ottica pessimistica dell'impossibilità e dell'equazione amore uguale follia uguale distruzione.

L'amor fou, sentimento folle che scava nel solco dell'instabilità umana portando spesso alla luce malesseri psicologici più profondi, è una costante nella produzione francese, letteraria o cinematografica, da sempre fucina di opere affini al tema dell'amore irrazionale.

Dalla Madame Bovary di Flaubert, passando per La signora della porta accanto di François Truffaut (film che la regista Corsini sfrutta anche per costruire la trama musicale del suo lavoro), per arrivare alla produzione coeva, nella quale s'inserisce anche quest'ultimo L'amante inglese (più felice la scelta del titolo originale Partir) della semisconosciuta Catherine Corsini, sono moltissime le opere che sondano il terreno impervio della fragilità sentimentale.

E in effetti il cinema francese sembra rappresentare, meglio e più intensamente di altri, quello sgretolarsi della ragione in virtù dell'emozione che quasi sempre sfocia nella parabola drammatica per eccellenza, la via del cuore alla follia.

La regista d'oltralpe affronta dunque una tematica per nulla nuova al grande schermo, con sguardo femminista sotteso di inquietudine, inseguendo nella carica passionale l-amante-inglese-4dei suoi protagonisti una rilettura del dramma, ma inserendo altresì assunti classici, che si collocano nell'alveo della cultura ottocentesca e che abbracciano in parte anche l'epoca moderna.

I costumi bigotti di una borghesia insipida e saccente, il ruolo di subordinazione della donna, economico e non solo, il romanticismo venato di malinconia tipico di certe storie maledette, e la forza travolgente di grandi icone femminili sulla falsa riga di Anna Karenina o della stessa Bovary.

Il tutto viaggia sui binari logori di un stato d'animo che rifugge dalla razionalità per rincorrere invece il flusso tempestoso del rapporto senza mezze misure, che si consuma in un frenetico sgommare di macchine e cuori impazziti, dove l'unica vera massima è nec tecum nec sine te.

 

                                                                           


 

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