FACEBOOK VIOLA LE DIRETTIVE EUROPEE SULLA PRIVACY
Uno studente della facoltà di legge dell’Università di Vienna, Max Schrems, insieme ad altri due suoi compagni, denuncia il più famoso social network del mondo: Facebook. Secondo il ragazzo, la creatura di Mark Zuckerberg violerebbe le direttive europee sulla privacy.
Il giovane, che ha 24 anni, ha deciso di richiedere al famoso social network (che ha ben 800 milioni di iscritti, in tutto il mondo) di poter visionare i suoi dati personali conservati nel database della compagnia.
Il ragazzo, si è rifatto alle leggi comunitarie di tutela della privacy: secondo Schrems, Facebook in Europa deve sottostare alle normative della Unione Europea, avendo anche, il social network, la sede europea a Dublino, in Irlanda, che è un paese facente parte dell’Unione Europea.
Difatti, l’articolo 12 della direttiva Ue sulla tutela dei dati personali (94/45 CE), recita così: “Gli stati membri devono garantire a qualsiasi persona interessata, il diritto di ottenere dal responsabile del trattamento, la comunicazione in forma intelligibile dei dati che sono oggetto dei trattamenti, nonché di tutte le informazioni disponibili sull’origine dei dati”.
Quindi, secondo la direttiva europea, che è stata anche recepita in Irlanda nel 2003 dal Data Protection Act, tutti gli utenti di Facebook che non risiedono negli Stati Uniti ed in Canada, dove le leggi sulla privacy sono più blande, possono richiedere di verificare, mediante una richiesta formale, tutte le informazioni private che sono in mano al servizio web.
Il ragazzo, quindi, insieme a due suoi compagni dell’università, decide di compilare l’apposito form ufficiale del social network, per la richiesta dei suoi dati sensibili presenti nel database della compagnia.
Dopo un po’ di giorni, gli arriva, quindi, a casa, la risposta dagli amministratori di Facebook, in formato cd. Ricevono, quindi, tre lunghissimi pdf, uno di 780 pagine, un altro di 1142, e infine un ultimo di ben 1222 pagine, nei quali c’erano tutti i dati privati del ragazzo, ancora presenti nel database del social network.
I ragazzi, quindi, esaminando tali dati, individuano ben 22 violazioni della privacy e decidono, perciò, di segnalare tale situazione al Data Protection Commissioner, che è l’equivalente irlandese del Garante della Privacy italiano. Il Data Protection Commissioner accoglie il 24 agosto la richiesta degli studenti di Vienna, e avvia, quindi, un’indagine conoscitiva sul caso. Parte quindi un progetto, fondato sempre da Max Schrems, che porta alla realizzazione di un blog in Internet chiamato “Europe versus Facebook”, in questo blog tutti gli utenti del social network possono segnalare tutte le anomalie che hanno individuato nella gestione della privacy da parte di Facebook.
Schrems evidenzia come nel suo caso, il database della compagnia aveva ancora in possesso dati privati che lui aveva già da tempo cancellato, come tag, indirizzi mail, foto, poke, messaggi, amici che lui aveva rimosso. Il ragazzo mette sotto accusa l’intero sistema di tutela della privacy del famoso social network, partendo, persino, dalle impostazioni iniziali.
Infatti, Facebook, per quanto riguarda le impostazioni sulla privacy, utilizza il cosiddetto “opt-out”, cioè attiva automaticamente il più alto livello di condivisione pubblica delle informazioni, dovrà essere l’utente a
deselezionare manualmente tutto ciò che non vuole condividere con gli altri utenti del sistema. Ma la normativa europea prevede, invece, l’opposto, cioè il cosiddetto “opt-in”, con il quale viene tutelata la
maggiore privacy possibile, sarà, in questo caso, l’utente a scegliere volontariamente cosa decidere di condividere con un maggior numero di utenti.
fonte: http://goo.gl/dqYPE
di Marcello Francesco Simone
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