PUTIN VUOLE CREARE L'UNIONE EURASIATICA

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

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Mosca non ha nessuna intenzione di mettere in scena un remake di quella che fu l’Unione Sovietica. E la Russia non ha alcun progetto imperiale in agenda, e chi sostiene il contrario dovrebbe invece pensare agli affari suoi. In questo modo, e a vent’anni esatti dalla dissoluzione l’ex impero dei soviet, il primo ministro Putin rassicura quanti hanno letto nelle sue ultime mosse e dichiarazioni il desiderio di rimettere in piedi una nuova Urss, con quante tra le ex repubbliche sono disposte a tornare sotto la cappa del Cremlino.

Il 4 ottobre scorso, dalle pagine del quotidiano Izvestija, il premier russo aveva delineato il suo progetto di Unione eurasiatica. Un enorme spazio economico comune composto dai mercati delle tante ex repubbliche sovietiche interessate a formare un nuovo polo molto simile alla nostra Unione Europea. Un blocco sovranazionale che nelle intenzioni di Putin dovrebbe anche fungere da ponte tra il Vecchio Continente e gli attivissimi paesi dell’Asia-Pacifico. Una struttura dinamica che un giorno potrebbe adottare una nuova e unica moneta.

Un sogno, come in molti lo hanno definito in Occidente, che potrebbe rappresentare il filo conduttore della sua prossima e rinnovata esperienza a capo della Federazione Russa, dando per scontata la sua rielezione alle presidenziali del 2012. Un progetto concreto, secondo Putin, al quale arrivare per tappe. La prima delle quali fissata per il prossimo gennaio, quando Russia, Bielorussia e Kazakistan entreranno nel vivo di quell’Unione doganale che farà delle tre ex repubbliche sovietiche un comune spazio commerciale, al quale si aggiungerà, appena i tempi tecnici e burocratici lo permetteranno, anche il territorio del Kirghizistan da pochi giorni decisosi a far compagnia al terzetto.

Quattro su quindici, e parliamo di ex paesi sovietici, formeranno dunque il nocciolo duro sul quale cementare il progetto eurasiatico di Putin. Escludendo gli ormai europei paesi baltici e una Georgia più che riottosa, ne restano altri sette da dover convincere. Le restanti repubbliche centroasiatiche e caucasiche, e soprattutto l’Ucraina. Il fratello minore di una Russia che vuole ad ogni costo riavvicinarlo a sé. Un paese in odore di Europa, e di Nato, ma che dopo la sentenza Timoshenko potrebbe girare il timone verso Mosca, visto che Bruxelles, almeno per il momento, sembra avergli voltato le spalle. Forse per questo che il primo ministro ucraino Azarov ha espressamente chiesto al suo staff di verificare i dettagli per un possibile, e clamoroso, ingresso di Kiev nell’Unione doganale di Mosca, Minsk, Astana e Bishkek.

Questo al termine della riunione di San Pietroburgo della Comunità degli Stati indipendenti di qualche giorno fa, dove l’Ucraina ha sottoscritto un accordo per la creazione di una zona economica di libero scambio con sette delle ex repubbliche sovietiche. Vale a dire Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Armenia, Moldova e Tagikistan, in attesa che entro fine anno si convincano a firmare le centroasiatiche Uzbekistan e Turkmenistan e la caucasica Azerbaigian.

Si racconta che Putin avesse un’espressione molto soddisfatta al termine della firma congiunta per un patto che, a sua detta, sarà fondamentale come base per lo sviluppo di relazioni economiche e commerciali tra gli ex paesi sovietici. Appena ratificato dai rispettivi governi, l’accordo andrà a sostituire da gennaio quello firmato dai paesi Csi nel lontano 1994. Se poi funzionerà e da questo si passerà ad un accordo politico è tutto da vedere. Di sicuro Mosca porta a casa un risultato positivo che accresce il peso degli argomenti da mettere sul tavolo dei negoziati per un’entrata nel Wto che il Cremlino aspetta da 18 lunghi anni.

fonte: http://goo.gl/p7ADP

di Mauro De Bonis

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