FAME E FINANZA (paola)
La sovranità alimentare è il primo diritto per tutte le popolazioni del pianeta. Senza dipendenza dalle importazioni, dalle oscillazioni dei prezzi e dalle speculazioni finanziarie.
La finanziarizzazione del cibo, che da bene primario diventa merce rifugio per la speculazione, produce uno sganciamento tra valore della produzione agricola e prezzo, determinato dai mercati finanziari sulla base dell’andamento della domanda speculativa.
Queste motivazioni sono alla base del rincaro drastico di pane, olio, zucchero e altri generi di prima necessità, fino al 40% in poco tempo.
Ma non esiste possibilità di costruire sovranità e sicurezza alimentare nel mondo, se non a partire dalla sua costruzione in ogni Paese, dando corpo ad una progressiva deglobalizzazione dell’agricoltura, con politiche pubbliche coerenti che ne favoriscano l’attuazione concreta calmierando i prezzi con il sostegno all’agricoltura locale.
Non c’è altra ricetta contro le crisi alimentari e la fame nel mondo, aumentata in termini di popolazione assoluta che ne soffre, nonostante, anzi proprio a causa dei i modelli produttivi agricoli dominanti e dalla divisione internazionale del lavoro che ne consegue, che affama i produttori locali e che accresce la dipendenza alimentare dalle importazioni “drogate” dai mercati finanziari
Il neocolonialismo agricolo vede importanti Paesi correre a procacciarsi territorio agricolo nelle aree povere del mondo.
Esiste una struttura industriale dell’agricoltura fortemente concentrata e sempre più ricca. Possiamo dividere la filiera agricola in due gruppi:
il gruppo dell’agro-chimica, che controlla il mercato dei semi e dei prodotti fitosanitari e il gruppo dell’agro-alimentare che controlla i principali mercati delle materie prime agricole.
La concentrazione nell’agro-chimica è cominciata quando il settore pubblico ha abbandonato la ricerca agricola ai privati trasformando l’agricoltura in un business.

In questo processo di privatizzazione e di concentrazione un ruolo chiave è giocato dalle biotecnologie e dai relativi brevetti.
Analizzando la traiettoria delle imprese che dominano l’agrobusiness possiamo in effetti vedere come essa è intimamente legata allo sviluppo di queste nuove tecnologie: esse sono la causa di un cambiamento strategico effettuato in seno a imprese chimiche e farmaceutiche che ha permesso ad una società come Monsanto di trasformare il proprio business dal chimico all’agricolo (o meglio al chimico-agricolo) ed a giganti farmaceutici come Novartis e Zeneca di creare Syngenta, la prima multinazionale interamente dedita all’agrobusiness.
A discapito della crisi alimentare e di quella finanziaria ecco i risultati economici delle principali multinazionali dell’agrobusiness: i guadagni netti di Monsanto tra agosto 2007 e agosto 2008 sono aumentati del 104% passando dai 993 a 2024 milioni di $,
l’esercizio 2008 di Syngenta ha visto aumentare i benefici netti del 38% mentre Pioneer Hi-Bed, il business dei semi di DuPont, comunicava a fine 2007 un aumento del 15% delle vendite.

Il cibo deve essere considerato un bene comune, sganciato dalle logiche finanziarie di mercato. L’alternativa è che, dopo petrolio e acqua, diventerà (lo sta già diventando) la causa dei prossimi conflitti nel mondo.
"Coloro che vincono, in qualunque modo vincano, mai non ne riportano vergogna"
N. Macchiavelli
